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Kurdistan: il disincanto
di Stefano Masson
Dopo oltre trent'anni di intangibile mitologia sulla questione curda, la cronaca recente e recentissima ha affastellato un tal numero di fatti e fatterelli (parlantissimi e non fraintendibili!) da versare sulla sacra narrazione (tipica della sinistra radicale nelle sue varie nuances, non tanto dei comunisti) abbondante acido cloridrico, con effetti irrimediabilmente corrosivi e demitizzanti.
Non c'è che da rallegrarsi di questo improvviso ma non aggirabile disincanto sulle fazioni della politica curda, che ne mette in piena luce le contraddizioni e le ambiguità.
Tutto ciò che consente di dismettere la visione, manichea e moralistica, "religiosa", dei liberali (anche di sinistra), per guadagnare in realismo e materialismo, non può che essere salutato positivamente dai comunisti.
Tanto più che la demitizzazione della questione curda, permette di far uscire da una narrazione teologica (in questo caso, propriamente: demonologica) altri attori della storia recente del Vicino e Medio Oriente.
Insomma, la cronaca s'incarica di un'opera di necessaria Aufklärung che si spera durevolmente pedagogica.
P.S. La cronaca ci regala anche l'ennesimo caso di "alleato" brutalmente scaricato dagli USA, i quali non hanno "amici" (a rigore, nemmeno "sudditi coloniali") ma soltanto "servi sacrificabili". Tuttavia, credo, sia dato acquisito.
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