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Palestina: esperimenti sulla disperazione su cavie umane
di Emma Buonvino
Non è una guerra.
Non è autodifesa.
Non è “complessità”.
È sperimentazione sulla vita umana in condizioni di annientamento.
Gaza non è un campo di battaglia: è un ambiente di laboratorio chiuso, dove ogni variabile dell’esistenza è controllata da una potenza occupante. Cibo, acqua, elettricità, cure, movimento, identità giuridica: tutto è regolato, dosato, interrotto, ripristinato a comando.
Questa non è sicurezza.
È ingegneria della disperazione.
Fame come metodo:
La fame non è una conseguenza: è una tecnica.
Privare milioni di persone del necessario per vivere serve a osservare cosa accade quando un corpo collettivo viene spinto oltre il limite biologico.
Quando crolla il sistema immunitario
quando i bambini smettono di crescere
quando le madri non possono più allattare
quando il tessuto sociale si sbriciola.
Questi non sono “effetti collaterali”.
Sono risultati misurabili.
Armi testate su popolazioni senza via di fuga.
Israele vende al mondo armi e tecnologie “testate sul campo”.
Quel campo ha un nome: Palestina.
Droni, software di sorveglianza, riconoscimento facciale, controllo biometrico, tecniche di assedio urbano, repressione delle folle: tutto viene provato su corpi reali, su vite che non possono sottrarsi, su una popolazione imprigionata.
Ogni bombardamento è anche una dimostrazione commerciale.
Ogni quartiere distrutto è un rapporto tecnico.
Il corpo palestinese come oggetto
Il palestinese non è considerato un soggetto di diritto, ma un oggetto operativo.
Nelle carceri, dove si sperimentano forme di tortura fisica e psicologica
negli ospedali distrutti, dove si osserva il collasso sanitario
nei campi profughi, dove si testa la resistenza di una società privata di futuro.
Qui non si cerca la verità.
Si cerca il punto di rottura.
Punizione collettiva come scienza applicata
La punizione collettiva è vietata dal diritto internazionale.
Israele non la viola per ignoranza: la perfeziona.
Bloccare aiuti, colpire infrastrutture civili, impedire evacuazioni, distruggere università, archivi, musei: serve a una cosa sola — cancellare la continuità di un popolo.
Quando la memoria muore, la resistenza diventa più difficile.
L’esperimento più grande: il silenzio del mondo
Ma l’esperimento decisivo non è su Gaza.
È sul resto dell’umanità.
Quanto dolore può essere mostrato senza provocare rivolta?
Quante immagini di bambini mutilati possono essere normalizzate?
Quante fosse comuni possono essere spiegate come “necessarie”?
Israele non agisce da solo.
Agisce sapendo che può farlo.
Questa non è sicurezza: è corruzione morale
Uno Stato che trasforma la disperazione in strumento
non difende se stesso: si disintegra eticamente.
E chi giustifica, minimizza, relativizza
non è neutrale: è complice.
Una verità che resterà
Un giorno, quando i comunicati saranno polvere
e le menzogne avranno perso utilità,
resterà una sola frase nei libri di storia:
Hanno trasformato un popolo vivo in un esperimento.
E questo, qualunque bandiera si sventoli,
ha un nome solo:
crimine contro l’umanità.
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