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L'eccidio delle due cappelle
di
Rinaldo Battaglia *
Ad inizio gennaio ‘45 nella zona del Verbano-Cusio-Ossola i nazisti aiutati dai fascisti locali svilupparono pesanti azioni di rastrellamento (con lo scopo di recuperare uomini da spedire nei lager tedeschi come schiavi) e occuparono le contrade di Cossogno, Bieno, Santino, Rovegro, Miazzina, Cavandone e Premeno.
Il 10 gennaio, attaccati dai partigiani della “Valgrande Martire”, i nazi-fascisti, costretti alla fuga, lasciarono sul terreno numerosi morti e nelle mani dei partigiani un buon bottino di armi e di munizioni. Nei giorni seguenti i nazifascisti occuparono tuttavia Cicogna e scesero in valle Pongallo. In altri scontri, qui, rimasero uccisi due fascisti e altri due ufficiali della GNR vennero catturati dai partigiani.
Per rappresaglia uomini della X Mas, il 19 gennaio 1945, decisero di vendicarsi e condannarono a fucilazione 5 partigiani, scelti probabilmente a caso. Erano stati presi durante i rastrellamenti delle settimane precedenti e già imprigionati nel carcere di Intra, pronti per esser mandati in Germania.
I più grandi avevano 19 anni (Camona Hermes, Oliva Andrea e Menconi Enrico ), gli altri 18 anni (Gianetti Pietro e Tenconi Renato).
La popolazione – terrorizzata - rimase chiusa in casa fino a quando i fascisti non lasciarono Cambiasca. Infine il parroco, don Giacomo Baronio, si recò sul luogo dell’eccidio, seguito da alcune donne che l’aiutarono a lavare e comporre le salme, deposte poi nelle bare.
Alle “Due cappelle” arrivarono quindi tutti gli abitanti di Cambiasca e formarono un lungo, silenzioso corteo funebre fino al cimitero.
Il giorno seguente, don Baronio venne convocato al comando fascista di Intra, dove venne aggredito, picchiato a sangue e minacciato di morte. Il parroco tornerà a Cambiasca assai turbato e si ammalerà, senza più riacquistare buona salute.
Due giorni dopo, il 21 gennaio 1945, sempre in zona, ad Unchio in via per Cossogno, altri due partigiani della divisione Valtoce, Emidio Angelini (Ettore) e Renzo Calabrese (Lupo) vennero sorpresi, di ritorno da un’azione, da altri elementi della X Mas (sempre molto attiva anche nel Piemonte dopo l’8 settembre ’43), e - per permettere a loro compagni che li seguivano di fuggire - i due non si arresero e morirono combattendo.
Per il particolare coraggio dimostrato Emidio Angelini e Renzo Calabrese furono successivamente decorati con la medaglia d’argento al valor militare.
Resta sempre da chiedersi, come hanno fatto (nel 2020) certi giornalisti a dire che grazie al Covid ci si è liberati dalla retorica del 25 Aprile. Senza quei giovani, quel giornalista oggi non potrebbe scrivere liberamente. E mi fermo lì, senza arrivare ai suoi sponsor, anche politici.
Questione di gusti, questione di democrazia, questione di fascismo.
19 gennaio 2026 – 81 anni dopo
* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio
 
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