 |
Il progetto di Trump
di Gabriele Germani
Dopo il Venezuela toccherà a Cuba, questa è la minaccia di Donald Trump.
Cosa sta succedendo nel continente americano?
Sta accadendo ciò che, un paio di anni fa, i più attenti avevano già intuito: gli Stati Uniti hanno ancora la forza per colpire, ma non hanno più la forza per vincere un confronto diretto con i propri nemici senza rischiare l’autodistruzione.
Da qui la nuova postura ultra-aggressiva.
Non si tratta più di espandere l’egemonia, ma di conservare ciò che resta.
La Casa Bianca accetta ormai un multipolarismo di fatto, su più livelli:
- Ritagliandosi un’area di influenza diretta nel continente americano: vittorie elettorali delle destre in Cile, Argentina, ecc.;
- Sequestro di Maduro;
- Minacce a Cuba e Messico;
- Presa della Groenlandia (oggi nelle mani di un vassallo).
- Tollerando rivalità centrifughe tra alleati: Turchia vs Israele; Arabia Saudita vs Emirati Arabi Uniti; ecc.
In altre parole, gli USA hanno perso la capacità di imporre un ordine mondiale.
La tentazione strategica diventa allora evidente:
- Chiudersi nel continente americano (protetto dagli oceani);
- Mantenere il controllo sull’Europa (tenuta impegnata in un eterno dissanguamento ucraino);
- Balcanizzare il Medio Oriente (garantendo il primato di Israele);
- Usare Australia, Nuova Zelanda e gli alleati asiatici come strumenti di pressione sulla Cina.
Intanto le società dell’“Occidente collettivo” vengono nuovamente irreggimentate in un ragionevole fascismo democratico.
Gli USA conserverebbero società ordinate, ubbidienti, disciplinate, orientate a un capitalismo selvaggio e polarizzante; gran parte delle rotte e del commercio globale e resterebbero primus inter pares, ma rinchiusi in un fortino ben armato.
Qualche anno fa avevano provato a spostare tutto su una nuova frontiera (spazio, intelligenza artificiale) ma i risultati sperati non sono arrivati.
Da qui, forse, anche una nuova frattura nella classe dirigente (Trump vs Musk).
E allora si torna al vecchio e brutale controllo della Terra.
Dobbiamo immaginare un Donald Trump laconico che, come Rossella O’Hara, fissa l’orizzonte e dice:
“Tara! A casa… a casa mia!
E troverò un modo per riconquistarla.
Dopotutto, domani è un altro giorno.”
 
Dossier
diritti
|
|