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Trumpilandia
di Franca Zanaglio
Ieri sera Melassa Gramellini dichiarava il proprio sgomento nel vedere la sua America trasformata in Trumpilandia , lui cresciuto col mito della "culla della libertà" d'oltre oceano, lui arrivato a sessant'anni a dover subire questa ferita alle sue certezze, con questo suo trovarsi spaesato a chiedersi come possa essere avvenuto.
Penso che chiunque sia stato (o sia tuttora) convinto che gli USA rappresentino la stella polare della democrazia abbia delle turbe o, in alternativa, sia un bambino che vada spesso al Mac Donald's con la mamma o sia un analfabeta.
Nel caso in cui si tratti di un alfabetizzato più che maturo, per di più giornalista e scrittore, la cui sanità mentale sia certificata, non possiamo che farci cascare le braccia e sentirci sgomenti e spaesati pure noi, per l'ennesima constatazione del livello infimo del nostro giornalismo.
Ecco un racconto fotografico della "culla della democrazia", un pezzo di storia moderna, a duecento anni di distanza dall'Illuminismo coi suoi concetti di uguaglianza e di diritti dell'Uomo.
La foto si intitola "North Carolina, 1950 " del fotografo allora ventiduenne Elliott Erwitt, fermatosi durante un viaggio in un bagno pubblico.
L'obiettivo riprende due erogatori, l'uno nuovo e luccicante, l'altro vecchio ed arrugginito, uniti da un tubo. La stessa acqua, ma raffreddata nel primo, mentre nel secondo no.
Ecco immortalata la "culla della democrazia".
Il Melassa Gramellini si stupisce poverino che in Trumpilandia ohibò si dia la caccia al nero, all'ispanico, all'asiatico, perfino al nativo perdinci più americano di tutti.
Chi pensava che il razzismo a stelle e strisce fosse morto e sepolto, solo per il fatto che un bombarolo color cioccolato fosse arrivato alla Casa Bianca, che pensa sconcertato ad un Trump caduto nella Grande Mela da una lontana galassia, abbia tutta la mia commiserazione.
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