Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
17 gennaio 2026
tutti gli speciali

Tribunale italiano condanna il palestinese Anan Yaeesh per terrorismo
di Viola Fiore

Il Tribunale de L'Aquila ha condannato il palestinese Anan Yaeesh a 5 anni e 6 mesi di reclusione per associazione con finalità di terrorismo, quella che l'imputato ha sempre rivendicato come resistenza, legale per il diritto internazionale, trattandosi di legittima reazione armata all'occupazione.

Per tale ragione la difesa - che dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza presenterà appello, aveva chiesto l'assoluzione.

Sono stati invece assolti gli altri due imputati, anch'essi palestinesi.

Delusione fino alle lacrime per molti presenti nel pubblico, che hanno scandito "Vergogna" all'indirizzo del collegio giudicante.

Un ponte per, di cui Fabio Alberti, che pubblica sulle pagine dell'Osservatorio, è fondatore e Presidente onorario, si è espressa sulla condanna rendendo noto di non essere sorpresa.

Sin dalle prime battute processuali - dicono - "è stato chiaro che non si trattasse di un normale procedimento giudiziario, ma di un processo politico, che dimostra quanto siano profonde le ingerenze israeliane anche fuori dalla Palestina, fino a incidere sui tribunali di altri paesi."

"Questa sentenza si inserisce in un quadro sempre più grave di criminalizzazione del dissenso e della solidarietà verso la Palestina. Infatti, Anan Yaeesh non è accusato di terrorismo né di aver pianificato azioni in Italia, né esistono prove che lo indichino come un pericolo per il nostro paese. Anan viene condannato per aver rivendicato il diritto alla resistenza contro un’occupazione illegale, riconosciuto dal diritto internazionale. Ancora una volta, si tenta di equiparare la resistenza al terrorismo, cancellando ogni distinzione giuridica e politica."

Come sottolinea Mjriam Abu Samra, ricercatrice e attivista italo-palestinese tra i fondatori del Palestinian Youth Movement (PYM) "viviamo in uno stato d’emergenza permanente, in cui la violenza viene ridefinita come sicurezza e la repressione come prevenzione. Israele determina le definizioni, l’Italia recepisce e le fa proprie”.

Così, dentro e fuori i confini, il diritto penale diventa uno strumento per colpire soggettività politiche scomode e questa sentenza ne è un esempio evidente, afferma Un Ponte per.

È inoltre fondamentale ricordare che l’estradizione di Anan in Israele era stata negata in prima istanza proprio perché riconosciuto il rischio concreto di torture e trattamenti disumani. Un fatto che rende evidente l’illegittimità dell’intero impianto accusatorio e il suo legame con i processi politici contro i prigionieri palestinesi, dentro e fuori le carceri israeliane.

Per la ONG, "È un messaggio intimidatorio che non riguarda solo gli imputati, ma tutte e tutti coloro che esprimono solidarietà alla Palestina e rifiutano di accettare l’occupazione, l’apartheid e il genocidio come “normalità”."

VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale