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16 gennaio 2026
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Iran: una lunga storia
di Rossella Ahmad

Oggi, secondo Mike Hume, il Grande Fratello di Orwell non si rivede in Trump, nella Brexit o nei cosiddetti "populisti presunti spacciatori di fake news": «È l’intellighentsia liberal nel suo pressoché universale disprezzo per le masse a mostrare un tratto particolarmente “orwelliano”: conformismo politico privo di senso critico e intolleranza verso le visioni alternative o eretiche».

La tendenza alla censura di ogni pensiero fuori dal coro e di ogni espressione ritenuta “scorretta” è analoga.

Dai progressisti - anzi, dalle progressiste, qualunque cosa significhi oggi questo termine - sono giunte le frasi più eticamente sconce che io abbia udito in questo primo scorcio d'anno. Se le parole formano i pensieri, le frasi formano i sistemi di pensiero. Le idee. Paludi malsane, ormai, in cui ristagnano e vegetano, anzi prolificano, sistemi di pensiero fetidi, obsoleti, senza freni.

Uccidere Khamenei. Giustiziare il tiranno. Perché i tiranni si giustiziano senza tanti complimenti, come Mussolini e bla bla bla. Ipse dixit. A me risulta che i tiranni sono giudicati dal popolo, non da una cricca di affaristi, canaglie ed ascari sputtanati urbi et orbi dal sacrificio di Gaza - e dai loro popoli vengono abbattuti.

Qualora ciò non avvenga, due sono le possibili spiegazioni: o il popolo è incapace di ribellarsi - e questa è una grande bugia storica. I popoli quando insorgono in massa si liberano sempre dei loro tiranni, a maggior ragione se hanno il Sistema dalla loro parte - oppure non è vero ciò che viene narrato. L'unica ipotesi plausibile.

Sennò, mi si spieghi in altro modo la storia di Cuba e di una rivoluzione che sopravvive ad oltre sessant'anni di sanzioni ed embargo. E non mi si parli di sistemi tenuti in piedi con il terrore. Non regge: Fulgenzio Batista, sostenuto dagli USA, aveva issato forche in ogni angolo dell'isola, eppure fu abbattuto in meno di un anno.

I militari di Rezha Palhavi, armati dagli Stati Uniti, trucidarono tremila manifestanti in un sol giorno, eppure dopo poco la famiglia imperiale prese la via dell'esilio.

Del resto chi racconta l'Iran è lo stesso che ha raccontato Gaza e tutto il resto, dall'Iraq in poi. Sì ricordino sempre, in saecula saeculorum, le fialette di antrace di Colin Powell e ciò che fu possibile fare partendo da una sola bugia, mai messa in discussione.

Ciò che so e che vedo dell'Iran smentisce platealmente la vulgata mediatica globale. Forse lo hanno compreso anche lorsignori, o forse no.

Ciò nonostante, temo per l'Iran. Le iene che sbavano intorno al paese sono tante, determinate e senza scrupoli. Il desiderio di un Armageddon finale surclassa ogni considerazione ragionevole.

L'ho specificato in un precedente articolo: questa è gente che crede fermamente che il proprio Mesiach possa giungere solo dopo che il paese mediorientale sia stato spezzato, frantumato, diviso in tre. Ed ha predisposto un'intera agenda politica affinché ciò accada e si realizzino le profezie di Zaccaria su Isfahan, il Messia e l'atroce morte dei due terzi dell'umanità.

Dopodiché, gli invasati sarebbero gli iraniani.

Mi si riporti una sola frase di un politico o capo di governo e di stato iraniani che non siano improntate alla diplomazia, che siano dichiarazione di "invasati".

Non scherzate. Questa è gente che ha millenni di luminosa storia alle spalle.

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