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16 gennaio 2026
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Per l'Iran ma non per la Palestina
di Rosa Rinaldi

Mattarella parla di "efferato sterminio in Iran", ma non ha mai usato le stesse parole per il genocidio dei palestinesi.

In Europa si vieta l'ingresso ai diplomatici iraniani, mentre nessuna misura è stata staccata per quelli israeliani.

In Italia donne come la Comencini organizzano manifestazione per l'Iran, ma non sono scese mai in piazza per la Palestina.

Molti denunciano un numero enorme (per quanto gonfiato) di morti in Iran, ma negano i numeri di Gaza.

Dove però Israele non ha mai fermato le uccisioni, e dove le fosse comuni parlano di bambini uccisi e legati con le fascette ai polsi.

Chi scende in piazza per l'Iran oggi non lo fa certamente in nome della solidarietà dei popoli. Lo fa il nome di un suprematismo vergognoso.

Il genocidio di Gaza ci ha dimostrato una cosa: che i fondamentali della Modernità su cui abbiamo edificato le convinzioni politiche del presente erano del tutto falsi.

No, non naufragati come ritengono i delusi dell'Illuminismo. Erano falsi, o meglio, selettivi, perché ontologici con la categoria schmittiana di Amico/Nemico.

La costruzione della Shoah come *male assoluto* è diventato il termine di paragone storico ultimo e finale, dopo il quale ogni altro male passato o futuro è diventato relativo.

E infatti quel *mai più* non è diventata una nuova agenda politica, ma un lasciapassare per alcune vittime di ieri per tramutarsi in carnefici impunibili.

Se Israele oggi da solo può minacciare o bombardare agenzie internazionali, massacrare civili a piacimento, attaccare tutti i Paesi limitrofi, assassinare chi vuole e dove vuole, esercitarsi nelle forme peggiori di apartheid e razzismo è perché gli è stato concesso.

Il Male accade ancora, in forme anche peggiori del passato, ma non ha anticorpi né politici né morali.

Appunto per questo, se adesso parlate di Iran, ma non avete parlato prima di Palestina, non siete credibili perché siete i frutti marci di quest'albero avvelenato.

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