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16 gennaio 2026
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Contro quale governo scendere in piazza
di Gabriella De Boni *

Io sono solidale col popolo iraniano e vorrei che si facesse qualsiasi cosa per aiutarlo a dotarsi della forma di governo che più si adatta a tutte le sue anime, nel rispetto di tutti i diritti umani, ma vorrei capire il vero significato delle manifestazioni a sostegno del popolo iraniano in Italia in questi giorni.

Non mi è chiarissimo. Io penso che si debba scendere in piazza quando si vuole spingere il proprio governo a fare qualcosa che rispetti i nostri principi, oppure che smetta di fare qualcosa che li viola.

Non ha per me molto senso manifestare contro un governo che non governa noi, che non abbiamo scelto noi, anche perché non siamo noi a dover decidere cosa dovrebbe fare quel governo per il proprio popolo.

Io sono scesa in piazza per chiedere al nostro governo di smetterla di sostenere il g3noc1dio attuato da 1sraele in Palestina.

Sono scesa in piazza per dissociarmi dalle scelte di un governo che agendo in nome mio lede tutti i miei principi etici.

Lo faccio e lo rifaccio.

Ma esattamente cosa vogliamo che faccia il nostro governo con i suoi alleati per il popolo iraniano?

Che continuino a intervenire in quel paese con gli stessi metodi di sempre, cioè le bombe e gli embarghi?

Ma allora non serve scendere in piazza: lo fanno già, da anni.

Comunque se è questo, allora io mi dissocio.

Siamo sicuri che gli iraniani invochino ulteriori embarghi e altre bombe?

Siamo sicuri che vogliano restaurare una monarchia corrotta, violenta e totalmente asservita agli interessi occidentali, la stessa monarchia che hanno loro stessi rovesciato con una rivoluzione sanguinosa, la quale ha poi creato un vuoto in cui si è installato l'attuale regime?

Siamo sicuri di avere noi la soluzione giusta per quel popolo, dopo che abbiamo per decenni sostenuto una monarchia a cui esso stesso si è ribellato a costo di un bagno di sangue?

Io penso che se vogliamo salvare quel popolo e le sue donne, dobbiamo salvarli dall'isolamento economico e ostacolare qualsiasi forma di intervento armato.

Esattamente il contrario di quello che abbiamo sempre fatto.

Mi risulta che le ultime proteste nascano dalle ristrettezze economiche dovute certamente alla corruzione del regime, ma anche e forse soprattutto agli embarghi che da decenni stritolano gli iraniani.

Questa povertà indebolisce le parti più fragili della popolazione, e in particolare le donne, rendendo ancora più pesante per loro combattere contro le discriminazioni a cui sono sottoposte.

Gli ulteriori embarghi seguiti ai moti del 2022, paradossalmente, hanno reso ancora più deboli e succubi le donne, che sono la parte di popolazione che ha subito il maggior numero di licenziamenti dalle imprese fallite a seguito degli embarghi e dell'isolamento commerciale.

Ci sono femministe iraniane, attiviste di quel movimento, che stanno denunciando proprio questo, e che si dissociano ora da quegli interventi occidentali.

Insomma io temo che il rischio di strumentalizzazione sia altissimo.

Manifestiamo sì, ma chiedendo si nostri governi le cose giuste per gli iraniani, non per i soliti interessi occidentali: smettere con gli embarghi, attivare la diplomazia e mettere al bando la guerra.

* Coordinatrice Commissione Integrazione e Accoglienza dell'Osservatorio

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