 |
Spagna: la mafia si siede a tavola
di Pino Maniaci
“La mafia se sienta a la mesa”. Tradotto: “La mafia si siede a tavola”. Ricordate? Dieci anni fa vi parlavamo di questa obbrobriosa catena di ristoranti. Speravamo di non dover tornare più sull’argomento. Confidavamo che questo schifo – perché solo di schifo si può parlare – sparisse, che quel nome venisse cancellato. E invece è ancora lì.
Siamo in Spagna, dove i gestori di questa catena si divertono a lucrare giocando col termine "mafia", vendendo come folclore quella montagna di merda che ha disseminato sangue di persone innocenti in tutto il nostro Paese. La cosa più grave è l'indifferenza: in Spagna, a nessuno importa nulla. Nessuna associazione, nessun cittadino, nessun politico, nessun governo muove un dito.
Non un provvedimento, non una forma di indignazione, niente scuse. Niente di niente. E quando gli Italiani che risiedono lì provano a protestare, a sensibilizzare questi ignoranti su ciò che ha fatto e continua a fare la mafia in Italia, interviene la Policia Nacional a ripristinare quella che per loro è la normalità.
Ieri, difatti, qualcuno aveva apposto sotto l’insegna del locale di Badajoz dei cartelli con frasi come "La mafia non ti serve la pasta, ti servirebbe una pallottola", "Mangiare sotto un logo che glorifica la mafia significa dimenticare chi è morto per averla affrontata" e così via. Alla fine di ogni manifesto, una frase: "Per rispetto verso le vittime, non banalizzare la mafia".
Il risultato? Tutto rimosso in poche ore, una denuncia per vandalismo e di nuovo il silenzio. La mafia continuerà a sedersi a tavola, con buona pace dei morti ammazzati e dei loro familiari che ogni giorno si impegnano a tenere viva la memoria, mentre qualcun altro si diverte a infangarla lucrandoci sopra. I gestori della catena, anni fa, si erano difesi dichiarando di aver voluto rendere omaggio al film "Il Padrino". Come si può commentare uno squallore del genere?
Qualche anno fa sembrava che qualcosa si stesse muovendo, prima con i tribunali europei che, su richiesta dello Stato Italiano, avevano vietato l'uso del marchio fuori dai confini spagnoli, ritenendolo offensivo. E poi, anni dopo, con l’ambasciatore italiano in Spagna, Buccino Grimaldi, che aveva denunciato il fatto che la squadra di basket Casademont di Saragozza vantava tra i suoi sponsor proprio la catena di ristoranti. Ma agli spagnoli, a quanto pare, questa vergogna non fa né caldo né freddo.
Dieci anni fa il governo italiano aveva provato a chiedere la revoca del marchio presso il ministero dell'Industria spagnolo ma la richiesta fu respinta. La motivazione tecnica fornita dalle autorità spagnole appare quasi paradossale: secondo la loro normativa, non sussisterebbe alcun collegamento diretto tra il termine "mafia" e la Repubblica Italiana.
Per il governo spagnolo, infatti, la parola identificherebbe in modo generico qualsiasi organizzazione clandestina o gruppo organizzato che difende i propri interessi, rendendo così l'uso del nome legittimo secondo le leggi locali sui marchi.
C’è di più. Poiché manca una normativa internazionale, risultano altri marchi contenenti il termine "mafia" registrati non solo presso l’Ufficio marchi e brevetti spagnolo, "ma anche presso l’Ufficio per l’armonizzazione nel mercato interno dell’Unione europea", come aveva evidenziato l’allora sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.
Dal Medioevo è tutto.
 
Dossier
diritti
|
|