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Contrordine imprenditori!
di Elisa Fontana
Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, cui fanno capo 72 cooperative di consumatori, 57 mila dipendenti e 2200 supermercati, ha maturato una certezza in questo inizio anno.
Il 2026 sarà un anno in cui, bene che vada, vedremo una crescita del Pil dello 0,2% e dei consumi dello 0,3%. C’è di che sconfortarsi, perché significherà totale immobilismo, se non passi indietro.
Perché? Perché i consumatori hanno sempre di più una capacità di spesa compressa dalle spese obbligate. Che tradotto vuol dire che con quel che si guadagna, se si guadagna, bisogna prima pagare affitto o mutuo, bollette, benzina, abbonamenti, assicurazioni e tutto quel di inevitabile che vi può venire in mente e poi, con quel che resta, fare la spesa. Se resta, ovviamente, altrimenti non si spiegherebbero le file di due ore al Pane Quotidiano.
Davanti ad una realtà così grigia e a delle prospettive ancora più scure, l’Ancc-Coop sta riflettendo di chiudere i supermercati la domenica, permettendo così il contenimento del costo del lavoro, che la domenica costa il 30% in più, recuperando così produttività ed efficienza. Con queste risorse si potrebbero “trasferire anche al consumatore parte dei vantaggi economici”, “ aumentare le promozioni “e dare una risposta ai nostri dipendenti che non vogliono avere l’impegno del lavoro la domenica”.
Ora io non stento a credere che questo aspetto abbia tolto il sonno a tutti i padroni (perdonate il termine ormai desueto, ma quello sono e da tali si comportano) dal 2011 ad oggi. E sì, perché fu il governo Monti ad introdurre le aperture domenicali sulle quali i padroni si lanciarono a tuffo, stropicciandosene altamente dei lavoratori che sarebbero stati impegnati anche la domenica e guardando solo le maggiori occasioni di profitto.
E d’altronde non sarebbe stato il mercato a regolare tutto? E il lavoro cos’era se non un’altra merce come i salatini e le noccioline? Dunque, quando adesso si preoccupano di dare una risposta ai lavoratori, mi limito solo a sottolineare che hanno impiegato solo 14 anni ad elaborare una risposta. Tempi di reazione velocissimi e naso lungo da qui alla luna, insomma.
Chiusa la digressione, emerge che da bravi imprenditori hanno già fatto le loro belle indagini ed è venuto fuori che 1 italiano su 3 non fa la spesa la domenica e, dunque, la cosa di potrebbe attuare senza troppi scossoni.
Che poi, che preoccupazione hanno? Così come allora hanno convinto i consumatori che avere tutti i negozi aperti anche la domenica era un grandissimo passo verso la libertà dell’essere umano (essendo i relativi lavoratori impegnati evidentemente sub umani), adesso sarà un gioco da ragazzi convincerli che la domenica è giorno sacro e va santificato sull’altare Dio-patria-famiglia. Si va a messa la mattina, si ascolta compunti telemeloni durante il pranzo, si guarda la zia Mara in tv tutto il pomeriggio. Ma che volete di più?
Insomma, i manager prevedono una crescita dei consumi dello 0.9%, ma solo grazie all’aumento dei prezzi, mentre i volumi sono attesi in calo dello 0.4%. In mezzo sta l’afflato generoso di voler andare incontro alle giuste esigenze dei lavoratori impegnati anche la domenica. Come è buono lei, avrebbe detto Fantozzi, tolto il fatto che Fantozzi era una persona seria.
 
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