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15 gennaio 2026
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Gaza: il dolore delle donne e il trauma collettivo
di Emma Buonvino

Il dolore delle donne di Gaza che hanno perso mariti, figli, fratelli e l’intero nucleo familiare non è solo una tragedia privata: è una ferita strutturale che incide in profondità sullo sviluppo presente e futuro della società palestinese:

1. Un trauma di massa, non individuale
A Gaza il lutto non è un evento eccezionale ma una condizione collettiva permanente. Decine di migliaia di donne sono oggi vedove, madri senza figli, figlie senza genitori Molte hanno assistito direttamente alla morte dei propri cari.
Il trauma è ripetuto, non elaborabile, perché la violenza continua Questo produce trauma complesso (C-PTSD) su larga scala: non solo dolore, ma alterazione profonda del senso di sicurezza, del tempo, della fiducia e del futuro.

2. Impatto sul tessuto sociale e familiare

a) Distruzione della struttura familiare
La società palestinese è storicamente fondata su: famiglia allargata, reti di mutuo sostegno, ruoli genitoriali condivisi.
La perdita simultanea di più membri frantuma la trasmissione intergenerazionale e lascia donne sole a reggere nuclei spezzati, crea famiglie “monche” e spesso guidate da donne traumatizzate e impoverite.
Questo rallenta lo sviluppo sociale perché la famiglia è il primo luogo di stabilità.

b) Carico sproporzionato sulle donne
Le donne di Gaza si trovano a: elaborare il proprio lutto, sostenere figli traumatizzati, garantire sopravvivenza materiale in condizioni estreme e farlo senza protezione, reddito, servizi.
Il dolore non elaborato diventa: esaurimento emotivo, depressione cronica, disturbi psicosomatici, perdita della capacità di progettare il futuro.
Una società in cui le donne sono schiacciate dal trauma perde la sua principale forza di rigenerazione.

3. Effetti sui bambini e sulle generazioni future:

Il dolore delle madri non resta confinato a loro.
I bambini assorbono paura, lutto, disperazione, crescono in un ambiente di insicurezza emotiva costante. Si altera lo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale.
Le ricerche sui contesti di guerra mostrano: aumento di ansia, aggressività, ritiro sociale difficoltà scolastiche e relazionali, trasmissione transgenerazionale del trauma.
Questo non è “destino culturale”: è violenza strutturale che plasma le generazioni.

4. Effetto politico e sociale: tra frattura e resistenza
Il dolore può produrre due effetti opposti, spesso simultanei:
a) Disgregazione e sfiducia nel mondo, perdita di senso, frammentazione sociale, aumento di disperazione e impotenza.
b) Coesione e resistenza Molte donne palestinesi trasformano il dolore in: cura collettiva, testimonianza difesa dell’identità, continuità della vita nonostante tutto.
Ma non si può romanticizzare questa resilienza: resistere non significa non essere devastate.

5. Effetto sullo sviluppo complessivo della società palestinese
In sintesi, questo dolore incide su:

- sviluppo umano (salute mentale, istruzione) - sviluppo economico (famiglie senza sostegno, povertà femminilizzata) - sviluppo sociale (reti distrutte, fiducia spezzata) - sviluppo politico (una popolazione in lutto permanente è più vulnerabile).

È uno dei motivi per cui la distruzione delle famiglie è una strategia di guerra: colpisce il futuro, non solo il presente.

6. Una verità fondamentale
Il dolore delle donne di Gaza non è un effetto collaterale. È parte integrante della violenza inflitta a un popolo.
E finché questo dolore non viene riconosciuto, fermato alla radice (fine dell’assedio e della violenza), sostenuto con cura reale, non può esserci sviluppo ma solo sopravvivenza forzata.

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