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Iran: strategie boomerang
di Antonio Matteini
Per carità, io non ho velleità di ribaltare alcun governo ora come ora, non ho esperienza in tal senso, ma credo di aver capito che in questi casi la prima cosa da fare è creare malcontento in una popolazione, e fin lì diciamo che ci siamo in Iran.
Ma il passo successivo, credo debba essere il tentativo di far apparire il motore di questa spinta all'abbattimento del governo rivoluzionario, quanto più possibile interno al Paese.
Mascherare il fatto che l'obiettivo principale è ristabilire un dominio simil-coloniale sull'Iran.
Invece no, niente la strategia USA è quella più rozza di tutte: dire apertamente che l'obiettivo è di natura geostrategica, dire apertamente che c'è lo zampino USA e d'Israele dietro l'innalzamento della tensione a Teheran e - ciliegina sulla torta - individuare nel figlio dello Scià, l'alternativa al governo attuale.
Lo scià credo verrà ricordato nella storia per essere riuscito nella complicata impresa di compattare l'Iran, dai fondamentalisti religiosi ai comunisti nella lotta per levarselo di torno.
Tra tutta la gente su cui c'era modo di puntare, possibile non abbiano neanche fatto lo sforzo di cercarne uno un po' meglio?
Uno Zelensky iraniano insomma, non c'era?
Poi ci sono forse due cose che in Iran odiano più degli scià: quelli che qualche mese fa, gli hanno sganciato un mare di bombe in capo, ossia Israele e gli USA stessi.
Come si fa ad andare a dire apertamente che questi sono i burattinai del possibile cambio di regime e sperare che una parte degli scontenti non preferisca restare col governo attuale piuttosto che finire nelle braccia del diavolo?
Che la Repubblica Islamica sia in crisi è evidente, altrettanto evidente credo sia che ogni ingerenza, attacco, sabotaggio, sanzione che subisce dall'Occidente, essa recupera un po' di forza; tira una boccata d'ossigeno e serra i ranghi.
Possibile che analizzando la storia degli ultimi 50 anni nessuno di questi cervelloni se ne sia accorto e abbia cambiato strategia?
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