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Islamofobia e informazione: foto tendenziosa per manipolare
di Leandro Leggeri
Ferrara, «sposa bambina» di 14 anni venduta dalla madre a un uomo che la picchia per gelosia: «È scappata a piedi nudi, soccorsa in strada» | Corriere.it
La vicenda è chiara: una ragazza di 14 anni, dell’Est Europa, venduta dalla madre e poi picchiata in Italia da un uomo italiano. Una storia di violenza e sfruttamento che non ha nulla a che fare con la religione.
Eppure l’immagine scelta per accompagnare l’articolo è quella di una donna con lo hijab.
Nel testo non c’è alcun riferimento all’Islam. Nessuno. Non c’è un contesto religioso, non c’è una comunità coinvolta, non c’è nulla che giustifichi quella scelta. Anzi, si parla di Est Europa, dove i musulmani sono una minoranza irrilevante. L’associazione è quindi artificiale, costruita.
Non è un dettaglio. In un’informazione basata su titoli e immagini, quella foto fa il lavoro sporco: suggerisce ciò che il testo non dice. Spinge il lettore distratto verso una conclusione semplice e sbagliata: “i soliti musulmani retrogradi”. Anche quando i fatti raccontano tutt’altro.
Così un reato commesso in Italia da un italiano viene simbolicamente scaricato su un “altro” culturale, utile a confermare pregiudizi già pronti. È una dinamica nota, ripetuta, e non più scusabile.
Non si tratta di una foto innocente o di un errore casuale: è una scelta editoriale che sfrutta stereotipi e contribuisce ad alimentare l’islamofobia.
Chiamarla “foto di repertorio” è una foglia di fico. Le immagini non servono solo a illustrare, servono a orientare. E quando orientano in modo fuorviante e discriminatorio, non stanno informando: stanno manipolando.
 
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