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Quando si dice studiare all'estero
di Elisa Fontana
Leggo con sbalordimento che 220 ragazzi che hanno fatto il semestre filtro con l’Università di Tor Vergata e hanno superato il test di ammissione, seppure con voti bassi, si sono ritrovati in realtà iscritti ad una università privata a Tirana.
Ma andiamo con ordine.
Quando i ragazzi si sono iscritti al semestre filtro per l’accesso alla facoltà di medicina, hanno trovato la scritta Università di Roma Tor Vergata-Sede di Tirana, dunque presupponevano di dover andare in una sede estera di Tor Vergata, alle stesso condizioni che in Italia. Scoprono invece che “sede di Tirana” è l’università privata Nostra Signora del Buon Consiglio e che devono pagare 9650 euro l’anno di tasse. In un’unica rata ovviamente.
Vi lascio immaginare lo sconforto di questi ragazzi che pensavano di frequentare una università italiana con le regole e le tasse italiane. E’ scoppiato, ovviamente il putiferio e sono scoppiati di conseguenza i ricorsi. Ed è a questo punto che la ministra Bernini si è svegliata dal meritato sonno dopo le fatiche del “siete solo dei poveri comunisti” ed è trasecolata.
Ohibò, ma qui c’è da pagare tasse astronomiche, ma come è possibile, si è chiesta stropicciandosi gli occhi? E con piglio berlusconiano ha preso la cornetta e ha telefonato al magnifico rettore di Tor Vergata. La compagna Bernini è furibonda, così si compromette il diritto allo studio dei ragazzi, perbacco! Venga subito al ministero!
E così ecco un bel comunicato dove la compagna Bernini dichiara di “considerare sbagliata la scelta di Tor Vergata di applicare un livello di tassazione così elevato agli studenti assegnati alla sede di Tirana … e ho già evidenziato la necessità di una immediata revisione di una richiesta che reputo incoerente con le finalità del semestre aperto e sproporzionata rispetto ai principi che devono guidare il sistema universitario pubblico”.
Bellissime parole, vero? Ma cara ministra, se una nostra università pubblica stipula un percorso congiunto con una università privata quelle applicate non sono “la scelta di Tor Vergata di applicare un livello di tassazione così elevata” come sostiene lei fanciullescamente. Sono le normali tasse che si pagano se ci si vuole iscrivere a quella università privata che può mettere le tasse che vuole (ricorda il libero mercato?).
Piuttosto, voi come ministero dove eravate quando è stato firmato questo joint degree, questo percorso congiunto? Nessuno ha fatto notare a Tor Vergata che il percorso fra università pubblica e privata più che congiunto può essere accidentato? E, infatti, il solo risultato raggiunto sembra essere la rateizzazione in 3 tranche dei famigerati 9650 euro, che sempre quelli però rimangono, inarrivabili per tantissimi.
E ora siamo davanti a questo ennesimo bel pasticcio, che ragazzi che partono con gli stessi requisiti, l’aver superato il test di ammissione, si ritrovano con un trattamento talmente squilibrato da mettere in pericolo il loro diritto allo studio. Bella mossa, davvero, non c’è che dire.
A questo punto avanzo la mia modesta proposta. Visto che ormai l’Albania è diventata la nostra seconda patria, riconvertiamo quel campo di concentramento che abbiamo costruito in un comodo studentato, diamo almeno vitto e alloggio gratuito a questi ragazzi, i pullman per portarli alla Nostra Signora del Buon Consiglio ci sono e così daremo alle forze dell’ordine qualcosa di costruttivo e di nobile da fare, permetteremo ai ragazzi di risparmiare, metteremo a frutto quasi un miliardo di euro sperperato, in attesa di annettere l’Albania come quarta sponda. O di essere annessi, fa poca differenza.
Nel frattempo fate piano, potreste disturbare il meritato riposo della ministra.
 
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