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14 gennaio 2026
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La società israeliana si autocorrompe
di Emma Buonvino

La pratica dell’apartheid e delle vessazioni di guerra contro il popolo palestinese è oggi profondamente “corposa” nella società e nello Stato israeliano, non come deviazione marginale, ma come sistema strutturale che coinvolge istituzioni, apparati militari, diritto, economia e una parte significativa del consenso sociale.

1. Livello statale e istituzionale: sistema, non eccezione
L’apartheid non è il risultato di singoli abusi, ma di architetture giuridiche e amministrative:

Doppio regime legale: diritto civile per i coloni israeliani, diritto militare per i palestinesi nei Territori Occupati.
Controllo totale della mobilità (checkpoint, permessi, muri, zone militari).
Espropriazione sistematica della terra e frammentazione territoriale.
Detenzione amministrativa senza accusa né processo.
Uso della forza militare contro popolazione civile come strumento ordinario di gestione.
Questi meccanismi sono approvati, regolamentati e finanziati dallo Stato.
Questo colloca l’apartheid al centro dell’azione statale, non ai margini.

2. Livello militare: normalizzazione della violenza Le vessazioni di guerra non sono solo “difesa”:

Bombardamenti ripetuti su aree densamente popolate.
Assedi prolungati (come Gaza) che colpiscono acqua, cibo, elettricità, sanità.
Regole d’ingaggio che tollerano o incentivano l’uccisione di civili.
Impunità sistemica per i soldati.
La violenza diventa routine amministrativa, non evento eccezionale.
Questo produce una desensibilizzazione morale interna alla società.

3. Livello sociale: consenso, rimozione, indifferenza

La società israeliana non è monolitica, ma:
Una parte ampia accetta o giustifica il sistema come necessario alla “sicurezza”.
Un’altra parte rimuove: non vede, non vuole sapere, delega tutto all’esercito.
Una minoranza resiste e denuncia, ma è marginalizzata, criminalizzata o accusata di tradimento.
Il punto chiave è che l’apartheid è diventato “invisibile” ai privilegiati, come accade in tutti i sistemi coloniali. Quando un’ingiustizia non interrompe più la vita quotidiana di chi ne beneficia, diventa strutturale.

4. Livello culturale e simbolico: disumanizzazione

La narrazione dominante:
Rappresenta i palestinesi come minaccia demografica o terroristica.
Cancella la loro storia, il loro trauma, la Nakba.
Giustifica ogni violenza come reazione, mai come aggressione.
Questo produce disumanizzazione, condizione necessaria per sostenere guerre continue senza fratture interne.

5. Livello internazionale: impunità che rafforza il sistema
Il sistema si consolida perché:
Israele gode di copertura diplomatica, militare ed economica.
Le violazioni del diritto internazionale non hanno conseguenze reali.
Le denunce vengono etichettate come antisemitismo o delegittimazione.

L’impunità esterna rafforza il consenso interno.

La pratica di apartheid e vessazioni:
È centrale, non periferica, nell’assetto dello Stato israeliano.
Plasma la società, anche attraverso rimozione e normalizzazione.
Produce consenso passivo, più che entusiasmo attivo.
Si autoalimenta grazie all’impunità internazionale.
Non si tratta solo di ciò che Israele fa ai palestinesi, ma di ciò che diventa nel farlo.

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