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Gaza: inquinamento di guerra
di Emma Buonvino
La guerra nella Striscia di Gaza ha prodotto un livello di inquinamento ambientale estremo e persistente, che agisce come violenza strutturale contro la popolazione civile.
I bombardamenti rilasciano nell’aria grandi quantità di polveri sottili, metalli pesanti e sostanze tossiche (diossine, residui esplosivi), aumentando in modo significativo malattie respiratorie, tumori e infezioni, soprattutto tra bambini e anziani.
Il suolo è contaminato da residui di esplosivi, frammenti metallici e combustibili, con effetti duraturi sulla fertilità della terra e sulla sicurezza alimentare. Le tossine entrano nella catena alimentare, favorendo malformazioni congenite e problemi riproduttivi.
La distruzione delle infrastrutture idriche e fognarie ha reso l’acqua in gran parte non potabile, con diffusione di malattie infettive, insufficienza renale e disidratazione infantile.
Milioni di tonnellate di macerie, spesso contenenti amianto e piombo, restano tra le abitazioni, esponendo la popolazione a una contaminazione continua.
L’inquinamento bellico continua a colpire anche dopo la fine dei bombardamenti, compromettendo la salute, la ricostruzione e il futuro delle generazioni successive.
A Gaza, la guerra prosegue nel corpo delle persone e nell’ambiente in cui sono costrette a vivere.
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