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12 gennaio 2026
tutti gli speciali

Gaza e Iran: con Trump teatro dell'assurdo
di Rossella Ahmad

La pessima abitudine di accendere l'autoradio mentre si guida.

Il solito copione sciorinato senza vergogna, dall'Iraq in poi: la paccottiglia di bugie con cui da trent'anni la stampa funge da stampella mediatica per tutte le aggressioni dell'impero.

Il Santo Padre è preoccupato. Invita l'Iran a mettere fine alla repressione nel paese.

Chissà se gli sia capitato di leggere il tweet di auguri di fine anno di Mike Pompeo, nel quale si gloriava della presenza di infiltrati del Mossad nelle maggiori città iraniane. Per quale scopo potrebbe immaginarlo anche un bambino.

Non fingono neanche più. Tutto l'assurdo ed il grottesco di questo mondo vengono consumati senza più filtri ed alla luce del sole.

Chi finge di non sapere ha le sue ottime ragioni di opportunismo politico per farlo.

Il plutocrate dal ciuffo arancione, reduce da una bella serata di capodanno trascorsa in compagnia del massacratore di palestinesi e rispettive, gongolanti, consorti, si è premurato di far sapere che non tollererà la repressione di studenti e pacifici manifestanti - lui, che ha represso le pacifiche proteste pro-Gaza nei maggiori campus universitari con una violenza ed una coercizione senza pari e che ha applaudito ai tre colpi di pistola democraticamente sparati in faccia ad una altrettanto pacifica manifestante da solerti agenti dell'ICE.

Ha fatto altresì sapere che la sua potenza è senza limiti, e l'unico deterrente ad essa è la sua indubbia moralità, reiterata dalle carte di Epstein e dalle compromettenti foto di ragazze minorenni stuprate, e probabilmente seviziate, da ricchi uomini bianchi, membri di governo, principi e presidenti. Compreso lui.

Intanto l'attacco prossimo venturo al Libano ha già ricevuto la luce verde, e sembra imminente. Grandi manovre di riposizionamento sono in corso nei checkpoint della Cisgiordania occupata, come sempre accade nell'incombenza di qualcosa di grosso. E sembra che la famiglia di Mileikowsky sia già al sicuro nell'accogliente America del sionismo rampante.

Il boccone pregiato resta l'Iran.

La confessione di Pompeo sugli agenti di destabilizzazione presenti nel paese mostra a quale livello di spudorata arroganza siano giunti i burocrati dell'impero e quale sia la loro sicumera nel fare quello che vogliono, mostrandolo senza reticenze. Certi di farla sempre franca, in virtù delle rivoltelle puntate contro il resto del mondo.

Inutile spiegare cosa stia accadendo in Iran. È un copione talmente abusato e logoro che è del tutto ridondante fare le consuete analisi. Visto uno, visti tutti.

New entry di questo teatrino degli orrori trash è il rampollo di un despota rovesciato da una rivoluzione popolare pochi decenni fa, il quale, dopo una vita trascorsa nel Maryland tra immeritati lussi e mollezze, soffia pericolosamente sul fuoco di legittime proteste contro il carovita in un paese sferzato da sanzioni quarantennali - le guerre economiche con cui l'impero prepara i suoi assalti - e reclama il suo ruolo da puppet.

Si propone cioè senza vergogna come volto sfacciato del collaborazionismo, pratica detestata da tutte le genti in ogni epoca storica ad ogni latitudine.

Spera di far breccia in Iran agitando la bandiera bianca e blu con la stella a sei punte, unanimemente considerata simbolo di oppressione e genocidio, assieme al vessillo imperiale. Con quale faccia, dico io.

Chi ami il teatro dell'assurdo di Eugène Ionesco sta vivendo il tempo della sua vita.

Gli altri restano con il fiato sospeso, offesi, oltraggiati, in attesa dell'imponderabile.

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