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08 gennaio 2026
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Fatah mezzo per demolire movimento italiano di solidarietà con la Palestina
di Samir Al-Qaryouti

Quando, lo scorso dicembre, è stata annunciata la partecipazione di Abu Mazen come ospite al festival "Atreju" della gioventù del partito Fratelli d'Italia (destra conservatrice al governo), abbiamo detto senza imbarazzo che si trattava di un’iniziativa volta a colpire il movimento di solidarietà italiano con il popolo palestinese (noto come Pro-Pal). Un movimento che ha portato in piazza manifestazioni oceaniche, culminate nella marcia di un milione di persone a Roma il 4 ottobre dello scorso anno.

Abu Mazen è arrivato e ha tenuto un discorso venerdì 12 dicembre scorso; ha incontrato a Palazzo Chigi, sede del governo, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una visita di cortesia, la quale lo ha onorato accompagnandolo con un corteo fino alla sede del festival del suo partito.

Il 14 dicembre 2025, la signora Meloni ha concluso il festival della gioventù del suo partito con un discorso in cui ha rimproverato le associazioni palestinesi attive, specialmente quelle studentesche e giovanili che sostengono la resistenza, avvertendo che se alcune di queste associazioni considerano "Hamas" come la resistenza, allora — a suo dire — non c'è posto per loro qui in Italia.

La posizione della signora Meloni a sostegno di Israele è chiara, netta e immutata. Dopo Natale, il 28 dicembre, le forze di sicurezza italiane hanno fatto irruzione nelle sedi dell'Associazione dei Palestinesi in Italia a Genova, Milano e Roma.

Sono stati arrestati 9 responsabili di organizzazioni caritatevoli affiliate all'associazione e sequestrati 7 milioni di euro, su ordine della Procura e sulla base di informazioni provenienti dall'intelligence israeliana, come riportato dai giornali italiani e altre fonti. Tra i detenuti più noti c'è l'architetto Mohammad Hannoun, un autorevole attivista con vaste relazioni in Italia, ricercato dal governo degli Stati Uniti con l'accusa di finanziare Hamas.

La stampa italiana ha lanciato una campagna contro i partiti di sinistra e l'opposizione in generale, pubblicando foto di Hannoun con diversi leader dei partiti d'opposizione. Alcuni di loro si sono affrettati a dissociarsi dicendo: "L'ho visto una volta sola e non sapevo chi fosse" (il leader di sinistra Fratoianni). I giornali di destra si concentrano con decine di articoli sulla pericolosità dei palestinesi arrestati e sulla complicità dell'opposizione con loro.

Dall'annuncio della venuta di Abu Mazen al festival della destra italiana (descritta dalla stampa araba come ex-fascista), l'organizzazione di Fatah in Italia si è mossa con una campagna pubblicitaria senza precedenti per promuovere se stessa, come se avesse liberato un quarto del globo.

Durante questa campagna, il portavoce di Fatah nei cinque continenti, Jamal Nazzal, ha approvato l'arresto di Hannoun e dei suoi compagni perché, secondo la sua tesi, avrebbero "rubato" la legittimità della rappresentanza palestinese, che apparterrebbe esclusivamente a Fatah, l'unica per cui sarebbe lecito manifestare...!!!

E oggi, un membro dell'organizzazione ha pubblicato un manifesto per invitare a una celebrazione del 61° anniversario della nascita del movimento Fatah, che si terrà in una sala sussidiaria del Parlamento a Roma il prossimo 22 gennaio, senza che il manifesto riporti alcuna firma.

Qui va detto, senza alcun imbarazzo, che l'organizzazione di questo festival o della celebrazione dell'anniversario di Fatah in una sala del Parlamento solleva molteplici interrogativi: Chi è l'ente promotore? È l'organizzazione di Fatah? Da quando Fatah è diventata un'entità pubblica con una rappresentanza ufficiale in Italia?

È la Rappresentanza Palestinese? Ma l'attuale governo italiano non riconosce nemmeno lo Stato di Palestina. Oppure è la "Comunità" di Roma, che non tiene un'assemblea generale nemmeno una volta ogni due anni e la cui dirigenza non è eletta?

Viviamo in un paese democratico e ognuno è libero, ma non quando si tratta della solidarietà con la Palestina. Ognuno festeggi chi vuole e come vuole, ma questa insistenza nel lanciare frecciate contro la fermezza di Gaza e i suoi sacrifici mi spinge a dire che questa politica demagogica non è altro che uno sfruttamento del nome di Fatah, trasformandola in uno strumento — anzi, in un piccone — per demolire il movimento di solidarietà italiano (Pro-Pal) e privare la causa palestinese dei suoi sostenitori.

È un insulto ai sacrifici di migliaia e milioni di persone, e a chiunque abbia lavorato in tutti questi mesi per sostenere il nostro popolo in Palestina.

Rivolgo queste parole a tutti gli amici, compagni e sostenitori italiani, arabi e stranieri che supportano la libertà del popolo palestinese: non partecipate a questa celebrazione nel Parlamento italiano. Esorto i figli del popolo palestinese in Italia a prendere posizione contro questa assurdità che ha superato ogni logica e ragionevolezza.

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