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03 gennaio 2026
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Caracas nell'anniversario di Soleimani
di Daniele Furlan

Gli anni venti erano iniziati così, con questo gongolante annuncio dello stesso egemone criminale tycoon yankee:

3 Gennaio 2020

"COME DA ME ORDINATO E SOTTO LA MIA DIREZIONE L'ESERCITO DEGLI STATI UNITI HA ESEGUITO CON SUCCESSO UN IMPECCABILE ATTACCO DI PRECISIONE CHE HA UCCISO IL TERRORISTA NUMERO UNO AL MONDO QASEM SOLEIMANI".

Donald Trump

Funziona così quando necessariamente si deve dimostrare di detenere il potere, succede così quando, narcisisticamente, si salvaguardano esclusivamente i propri sporchi interessi e quello dei propri adepti disonesti e altrettanto criminali... basta un pretesto per uccidere, eliminare le persone scomode, quelle che osteggiano il loro potere e che in quanto tali sono necessariamente definiti "TERRORISTI".

Era la notte del 3 gennaio 2020, intorno all'una, quando all'aeroporto internazionale di Baghdad, in un raid americano , con droni, fu ucciso il generale iraniano Qasem Soleimani, il più celebre rappresentante dell'apparato militare iraniano, figura chiave di quasi tutto ciò che è successo negli ultimi decenni in Medio Oriente.

Nel raid persero la vita anche altre otto persone.

Il pretesto? l'assalto all’ambasciata statunitense in Iraq, avvenuta due giorni prima e di cui Trump, senza uno straccio di prova, aveva subito accusato l’Iran.

E con l'obiettivo di “evitare futuri attacchi iraniani” (questo riportò il Pentagono), il Tycoon diede ordine immediato di uccidere Soleimani.

Un atto di guerra, un ingiustificabile raid terroristico, che procurò ulteriori perdite di vite umane, fame, morte, distruzione e maree di profughi.

Un crimine osannato, applaudito come "ATTO DEMOCRATICO E DI LIBERTÀ" non solo in Usa ma in tutte le colonie europee dove da tempo non si conosce il senso di tali parole perché "non si muove foglia che Usa non voglia".

Così nel mondo della menzogna definirono "terrorista, ultrà radicale, fanatico sostenitore del terrorismo internazionale" quel grande stratega, combattente per la libertà, quella vera, contro gli occupanti, oppressori, sfruttatori, terroristi che seminano morte, perpetrano genocidi...

Un generale con una enorme capacità di gestione delle forze militari speciali maturata nella guerra Iran-Iraq tra il 1980 al 1988.

In Iran il generale Soleimani era la garanzia della continuità politica della Repubblica opponendosi, conoscendole bene, alle IRGC.

Ma alla celebrità arrivò grazie alla lotta contro lo stato islamico in Iraq: evitando personalmente la caduta della capitale nelle mani dei fondamentalisti islamici, era riuscito con milizie organizzate ed addestrate anche a vincere sullo stato islamico sia in Siria che in Iraq.

Se ora, in mezzo alla distruzione, ai massacri esistenti in Medioriente, l'asse della Resistenza non è morta, lo si deve all'esempio di colui che l'egemone, criminale presidente dlelo stato più terrorista al mondo definì "il terrorista numero uno: QASEM SOLEIMANI".

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