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Bologna: le parole della pace
di
Claudio Visani
Le parole alla marcia per pace di ieri a Bologna.
Mentre Israele, dopo aver raso al suo Gaza, fatto almeno centomila morti e costretto due milioni di palestinesi a sopravvivere tra le macerie e nelle tende invase dal fango e dall'acqua, filtrando e centellinando anche gli aiuti, mette al bando oltre trenta organizzazioni umanitarie, tra cui Medici senza frontiere. In pratica considerando tutte le Ong e tutti coloro che criticano il governo di destra del criminale Netanyahu e cercano di aiutare il popolo palestinese fiancheggiatori di Hamas e del terrorismo.
Daniele De Paz, presidente della comunità ebraica di Bologna:
"Non partecipiamo alla seconda parte della manifestazione. Quello in Piazza del Nettuno è un appuntamento troppo politico, con posizioni molto nette che possono dare adito a divisioni e snaturare i contenuti (unitari) della marcia della pace. Non è una critica (??), è un’idea: dal momento che la pace è universale, per tutti e di tutti, questa marcia non deve appartenere alla politica o a chi mette in campo posizioni specifiche".
Yassine Lafram, ex presidente delle Comunità islamiche italiane (Ucoi) e rappresentante della Global Sumud Flotilla:
“I diritti del popolo palestinese non sono questione di tifo. Da Bologna serve il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome: i morti di Gaza, la pulizia etnica, le case distrutte e le occupazioni in Cisgiordania non sono un conflitto, sono massacri, soprusi che vanno condannati. Non possiamo giocarci la nostra umanità anche nel 2026, come è stato nel 2025".
Jeremy Milgrom, rabbino ebreo-americano del movimento antiviolento, cofondatore di Clergy for Peace:
"Vi svelo un segreto: l’antisionismo non è antisemitismo. Non c’è alcun dubbio che il sionismo abbia aspetti coloniali, che in Cisgiordania ci sia un regime di apartheid, e che il massacro di Gaza sia molto vicino al genocidio se non lo è già. Ma Israele non paga dazio per le sue azioni".
Matteo Zuppi, vescovo di Bologna, presidente Cei:
“Non possiamo abituarci alla guerra, ai bollettini quotidiani di morte e di sofferenza. Il dialogo è l’unica via possibile per uscire dai conflitti. Dobbiamo recuperare con determinazione il ripudio della guerra scritto nell'articolo 11 della Costituzione che mette al centro il dialogo e la cooperazione tra i popoli".
Alessandro Bergonzoni, artista e attore bolognese:
"Dobbiamo portare doni, non droni. Dobbiamo avere popoli con cui stare non da conquistare. La cosa che dobbiamo fare è sbellicarci, liberarci dalla guerra".
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