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Mohammad Hannoun: tanti problemi nel caso
di Paolo Mossetti
I problemi del caso giudiziario Hannoun sono tanti, come abbiamo visto pure noi che idealmente vorremmo una Gaza governata da una socialdemocrazia laica.
Ne ricapitoliamo qualcuno: l'uso che ne sta facendo l'alleanza tra destra governativa e "riformisti" per ammazzare la svolta filopalestinese del PD; la ricostruzione tutta sballata e occidentalista della storia di Hamas nell'ordinanza cautelare; la scarsa capacità di incidere sulla società palestinese e sulla resistenza all'IDF di quelle associazioni che vengono suggerite, da molti commentatori faciloni, come alternative impermeabili ad Hamas per far arrivare gli aiuti, in un contesto peculiare, depauperato come Gaza, dove in queste ore sono state bannate una dozzina di ong tra cui Oxfam e mentre nessuna potenza occidentale esercita pressioni su Israele.
Ma intanto è stata leggermente corretta dopo 24 ore la narrazione sulla stampa italiana:
Luigi Manconi, del Partito Democratico, ricordava ieri su Repubblica ciò che il giorno prima aveva fatto innervosire Pina Picierno e il marito: «Gran parte della materia probatoria proviene da una fonte tutt’altro che imparziale, come le istituzioni israeliane».
Il Post scrive: «Le informazioni inviate da Israele sono centrali nella ricostruzione dei presunti rapporti tra Hamas e associazioni attive in diversi paesi europei... La parte più corposa dei documenti inviati da Israele viene usata dalla procura per sostenere che le associazioni palestinesi a cui venivano mandati i soldi dall’Italia siano legate in modo più o meno diretto ad Hamas».
E ancora, un concetto banale ma che per molti è tabù: «Hamas ha un’ala politica che funziona come un partito, che dal 2007 governa la Striscia di Gaza con metodi autoritari e brutali, ma ne gestisce e finanzia in parte anche servizi e welfare».
Scrive Sergio Scandura, corrispondente di Radio Radicale, uno dei pochi di quella galassia pannelliana rimasti sinceramente democratici e liberali: «L'inchiesta Hannoun lascia dubbi sul terreno anche a giuristi e avvocati che non sono certo cooptabili all'archetipo 'toghe rosse'... Che il Cossiga ministro dell'Interno sembra un ricordo lontano e non dovrebbe esserlo se la Memoria ha ancora un futuro, il rischio è che poi si vada ritualmente per pericolose scorciatoie da puro frontismo e 'guadagno' politico, con patente cambio di 'destinazione d'uso': da un Stato Di Diritto a uno Stato Di Polizia... Chissà se si potrà mai riflettere su queste 'stronzatine' senza che i frontisti-a-sbraito ti diano del filo Hamas o dell'antisemita».
Emilio Sirianni, giudice della Corte d'Appello di Catanzaro.«Quelle 30 pagine iniziali dell’ordinanza, che spaziano dalla caduta dell’impero ottomano all’attentato del 7 ottobre 2023 e alla successiva aggressione di Israele, passando dalla Nakba alla guerra del ’67, dalla rivoluzione degli Ayatollah alle guerre in Iraq ed Afghanistan, processualmente non hanno alcun valore.
Nonostante ciò, attraverso di esse si vorrebbero fornire i criteri di interpretazione, da un lato, di mezzi di prova sempre largamente controvertibili quali conversazioni telefoniche, digitali ed ambientali oggetto di intercettazione e, dall’altro, di un materiale probatorio ancora più incandescente».
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