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Premi e punizioni
di Rossella Ahmad
Ho un piccolo esercizio della più banale logica da proporvi.
Se a Gaza va in onda un genocidio. E se il genocidio è cosa assai grave - il più grave tra i crimini che gli uomini possano commettere, e lo definiremo Male Assoluto. E se esiste sulla Terra un movimento che si oppone a questo Male Assoluto ed a vario titolo ed in varie maniere cerca di perseguire il Bene Massimo, la difesa cioè degli inermi massacrati: secondo le categorie della logica e dell'etica chi meriterebbe di essere premiato e chi punito?
Nella distopia da arancia meccanica nella quale vegetiamo, bisognerà operare una capriola del senso logico, e dunque l'agenda del giorno verrà dettata dagli esecutori del Male Assoluto, mentre gli altri si arrangeranno.
Anzi no: verranno perseguitati, arrestati, repressi, silenziati, se possibile eliminati. Chi persegue il Male Assoluto cioè decide chi debba essere cosa e quale sia il suo destino.
E non c'è dubbio sulla nomenclatura da assegnare a ciò che accade a Gaza.
Lo ha stabilito la Corte dell'Aja. Limpidamente lo hanno reiterato i due massimi storici dell'olocausto, nonostante il tentativo di monopolizzazione di un concetto universale come il genocidio: Gaza non è Auschwitz, ma è precisamente ciò che più assomiglia ad un genocidio, anzi ad un etnicidio, con l'annientamento dell'elite palestinese - giornalisti, medici, professori, artisti, poeti - come simbolo e metafora.
Mi chiedo secondo logica e secondo etica quale sia invece la nomenclatura da attribuire agli infami che, senza più pudore, piazzano in occidente l'agenda genocida, galvanizzati dal vento in poppa, e dalla possibilità di continuare, indisturbati, il lavoro di copertura, sostegno, finanziamento e complicità all'attività terroristica di genocidio.
Ci appelliamo alla legge italiana, ancora garante del rispetto della Costituzione, ma siamo turbati dalle criticità da cui ha origine l' intero impianto accusatorio nei confronti di nostri connazionali sostenitori della causa palestinese, che è la causa della Giustizia e del Diritto per antonomasia.
La documentazione prodotta dall' intelligence militare di uno stato formalmente sotto osservazione per crimini contro l'umanità ed attività di genocidio nella striscia di Gaza, non dovrebbe costituire prova in un procedimento giudiziario, almeno secondo i nostri parametri di civiltà e diritto.
Ammesso che tali parametri esistano ancora. E vogliamo credere che non tutto sia perduto e che la palestinizzazione delle nostre società non sia già un fatto compiuto.
Ne avvertiamo ormai tutto il peso. La solitudine di Gaza di fronte al sopruso è la nostra stessa solitudine.
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