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Rafah: piano di evacuazione è solo una beffa
di
Alessandro Ferretti
Il crimine supremo, la distruzione di Rafah, si annuncia con un volantino gettato dall’alto su centinaia di migliaia di famiglie disperate, affamate, a malapena sopravvissute a sette mesi di massacri continui. “Levatevi da qui e andatevene lì”, un “lì” dove ovviamente non c’è nulla di approntato per consentire loro di sopravvivere.
Il premuroso “piano di evacuazione per tutelare i civili” di cui i media hanno favoleggiato per mesi è questo: l’equivalente di spingere una mandria di bestiame in un deserto.
I media e i politici comunque ce l’hanno già spiegato: è tutta colpa di Hamas, che ha rifiutato di liberare gli ostaggi in cambio di una (breve) pausa del genocidio magnanimamente offerta da Israele.
Se basta una simile penosa scusa a tacitare la coscienza collettiva di fronte a crimini così orrendi, allora abbiamo la certezza che la coscienza collettiva semplicemente non esiste più. Non esiste più nessun argine alle nefandezze che chi detiene il potere può commettere.
Per decenni moltitudini di benpensanti di sinistra hanno ripetuto come un mantra, ad ogni occasione, le frasi del pastore Niemoller: “Prima vennero a prendere i comunisti ma io non protestai (..) e quando vennero a prendere me, non c’era più nessuno rimasto a protestare”. Come è possibile che di fronte ad un vero genocidio, commesso con le nostre armi e sotto i nostri auspici, quegli stessi benpensanti si guardino bene dal fare alcunché?
È semplice: questi personaggi, consapevoli di essere totalmente privi di coraggio morale, hanno da tempo fatto la loro scelta: piena acquiescenza al potere, qualsiasi crimine esso commetta.
Hanno fatto questa scelta perché sperano che nessuno verrà mai a prendere loro, perché neanche il regime più fascista perde tempo a prendersela con i lombrichi che strisciano nel fango... e hanno ragione.
Nessuno li disturberà: neanche la loro coscienza, da tempo ceduta al diavolo come pegno della loro sottomissione.
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