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16 aprile 2024
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Generali critici verso la guerra
di Roberto Rizzardi

I generali, categoria pochissimo amata dal milieu marxista-leninista, non sono tutti dei guitti privi di acume. Fortunatamente, tra di loro vi sono anche persone capaci di analisi profonde, sofisticate ed equilibrate.

Durante i primi mesi del conflitto ucraino non era raro sentire critiche anche pesanti alla gestione atlantica della crisi, mentre ora pare che l'ordine di scuderia sia di coinvolgerli il meno possibile.

Quella degli "ufficiali generali" Ŕ una categoria ristretta dell'ambiente dei militari di carriera; essi sommano alle "competenze tecniche" del corpo degli ufficiali una specializzazione ad alto livello di natura strategica, acquisita nei corsi della Scuola di Guerra che frequentano grosso modo nel periodo di passaggio da "ufficiali subalterni" a "ufficiali superiori".

E' un passaggio importante del loro excursus professionale che li proietta al di fuori della ristretta area di applicazione esclusivamente militare, dando loro gli strumenti per comprendere le implicazioni politiche degli scenari in cui operano e capacitÓ diplomatiche di rilievo.

Se quei generali resistono alle lusinghe di una carriera politica (H. N. Schwarzkopf) forniscono analisi accurate e realistiche, senza attenuazioni dei rischi che si corrono o enfatizzazione dei vantaggi che si potrebbero conseguire, se invece vengono sedotti dalla politica (C. Powell) si limitano a dire quello che il padrone politico vuole che dicano, avvalorando per esempio l'esistenza di armi di distruzione di massa inesistenti.

Nei mesi che seguirono l'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa i telegiornali e le trasmissioni di approfondimento ospitarono un numero sempre pi¨ rilevante di generali, con precedenti di copertura di incarichi di alto livello strategico, che analizzavano spassionatamente le implicazioni del conflitto ucraino, l'ineluttabilitÓ di ostilitÓ scientemente provocate e le conseguenze derivanti dalle diverse opzioni possibili.

Poi, quando queste voci fuori dal coro divennero insopportabili per gli uffici di propaganda atlantici, la loro partecipazione si dirad˛ alquanto, riducendosi a pochi individui che si producevano in sapienti supercazzole prive di consistenza; non disapprovavano, ma neanche sostenevano la narrazione statunitense.

Un generale non Ŕ certo un pacifista, ma credo sappia bene cosa comporti qualsiasi forma di conflitto, e per la posizione che occupa, per definizione apicale rispetto alla sua carriera, non ha bisogno di altri nastrini da aggiungere al suo medagliere. Se non mostra ansie di carriera politica sono disposto ad ascoltarlo senza pregiudizio.


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