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Norma sulle professioni nel decreto Monti : avvocatura in
allarme
di
Mauro W. Giannini
Critiche
dagli avvocati all’inserimento della norma sulle professioni,
nel decreto Monti approvato domenica dal Consiglio dei ministri.
Il
presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa ha affermato
che “Molti dei principi di liberalizzazione richiamati dal
decreto 'salva-Italia' sono già contenuti nella riforma della
professione forense che langue in parlamento da due anni.
Disponibili a una disciplina di nuove forme di aggregazione
della professione ma il socio di capitale lede il diritto
di difesa e l’indipendenza degli avvocati”. “La
riforma dell’avvocatura è già pronta in Parlamento ed è in
linea con i principi di liberalizzazione richiamati dalla
manovra Monti. - continua Alpa - L’avvocatura è pronta a discutere
di ulteriori miglioramenti da qui sino alla scadenza del termine
di agosto, ma nel quadro delle regole costituzionali e senza
pregiudizi nei confronti delle professioni. Ci aspettiamo
che il governo ascolti le nostre ragioni”.
Il
prof. Alpa ricorda che “L’avvocatura ha autonomamente proposto
l’assicurazione obbligatoria, la formazione permanente, un
tirocinio professionalizzante e retribuito. E’ anche favorevole
a forme nuove di aggregazione tra professionisti,a condizione
che queste garantiscano l’effettiva tutela dei diritti dei
cittadini. Così non ci pare per le società di capitali, con
socio di capitale anche in maggioranza. Il rischio è quello
di consegnare a centri di interessi ben individuati il compito
di salvaguardare i diritti dei cittadini, che la Costituzione
affida all’avvocatura, autonoma e indipendente. Nulla impedisce
infatti che il proprietario di uno studio legale diventi una
banca o un assicurazione o una qualsiasi impresa. Cioé quelle
stesse realtà contro le quali spesso il cittadino combatte
per affermare i suoi diritti”.
Il presidente del Cnf perciò rileva l’incongruenza di una
norma-tagliola, che pare scontare un pregiudizio non accettabile
dalle professioni. E senza contare la irragionevolezza della
lettura composita di tutte le norme che si sono succedute
da agosto ad oggi. “Il presidente Monti in Europa aveva dichiarato
di non ritenete necessario cancellare gli ordini professionali,
che non sono la causa dell’ingessamento del mercato. Ma poi
nel suo primo decreto stabilisce una abrogazione degli ordinamenti
se non si rispetta il termine di agosto per le riforme, aprendo
lacune ingestibili. Come è pensabile di governare il cambiamento
in questo modo?”. Il
Cnf si è già detto pronto nei giorni scorsi a sedersi al tavolo
col Governo per completare il processo di riforma della professione
e del sistema giustizia, a condizione che i diritti dei cittadini
non vengano assolutamente indeboliti.
Per l'Unione Camere Penali Italiane, la previsione dell'art.
33 del decreto legge appena approvato o è una ghigliottina
per far passare una riforma forense che indebolisce il ruolo
dell'avvocato, e quindi del diritto di difesa, oppure è il
preludio per la liquidazione dell'avvocatura stessa. Comunque
conferma l'allarme dato dall'avvocatura penale.
"Così
come nei giorni scorsi avevamo preso atto delle smentite del
Presidente del Consiglio e del Ministro Guardasigilli in ordine
alla espressa volontà del governo di non indebolire il ruolo
dell’avvocatura, ed in generale la difesa tecnica, dobbiamo
esprimere vivo allarme per il contenuto dell’articolo 33 del
decreto legge approvato lunedi. - commenta l'UCPI in una nota
- Infatti, attraverso una condizione meramente potestativa,
si dispone l’abrogazione della legge sull’ordinamento forense,
alla data del 13 agosto 2012, anche in assenza di una riforma
degli ordini professionali che lo stesso governo, con previsione
di dubbia costituzionalità, è contestualmente chiamato predisporre
direttamente. Una ipotesi draconiana che potrebbe intervenire
a causa e per responsabilità di chi l’ha ideata, il che la
rende incomprensibile prima di tutto dal punto di vista logico,
che si accompagna ad un deciso taglio anche del periodo di
tirocinio professionale previsto nel decreto di novembre."
Per
i penalisti associati, "In questa situazione, se il governo
non vuole perdere fin dall'inizio qualsiasi credibilità, smentendo
con i fatti le dichiarazioni dei giorni scorsi in ordine alla
volontà di rafforzare la difesa tecnica e di non liquidare
l'avvocatura, è necessario che tale previsione venga, in sede
di conversione, eliminata, posto che il suo mantenimento non
assumerebbe altro significato che quello di una pressione
per mettere con le spalle al muro l’avvocatura".
L’Unione delle Camere Penali ricorda di volere la riforma
della professione e che all’interno dell’avvocatura si è sempre
battuta per un ammodernamento del sistema che garantisca,
attraverso il riconoscimento della specializzazione, "una
difesa adeguata sia dal punto di vista tecnico che deontologico;
per tale motivo, assieme alle altri componenti dell’avvocatura,
a suo tempo aveva proposto una riforma complessiva che nel
suo impianto era stata approvata da un ramo del Parlamento.
La specializzazione, però, dev'essere vera e legata alla pratica
forense - commentano i penalisti - e non meramente virtuale,
come sarebbe quella acquisita solo all'interno dell'università
Se il Governo vuole realmente ammodernare il sistema parta
da lì, ma senza forzature anche perché, forse è bene rammentarlo,
il diritto di difesa è un bene costituzionale primario che
gli avvocati sono intenzionati a tutelare".
 
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