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06 dicembre 2011
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Norma sulle professioni nel decreto Monti : avvocatura in allarme
di Mauro W. Giannini

Critiche dagli avvocati all’inserimento della norma sulle professioni, nel decreto Monti approvato domenica dal Consiglio dei ministri.

Il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa ha affermato che “Molti dei principi di liberalizzazione richiamati dal decreto 'salva-Italia' sono già contenuti nella riforma della professione forense che langue in parlamento da due anni. Disponibili a una disciplina di nuove forme di aggregazione della professione ma il socio di capitale lede il diritto di difesa e l’indipendenza degli avvocati”. “La riforma dell’avvocatura è già pronta in Parlamento ed è in linea con i principi di liberalizzazione richiamati dalla manovra Monti. - continua Alpa - L’avvocatura è pronta a discutere di ulteriori miglioramenti da qui sino alla scadenza del termine di agosto, ma nel quadro delle regole costituzionali e senza pregiudizi nei confronti delle professioni. Ci aspettiamo che il governo ascolti le nostre ragioni”.

Il prof. Alpa ricorda che “L’avvocatura ha autonomamente proposto l’assicurazione obbligatoria, la formazione permanente, un tirocinio professionalizzante e retribuito. E’ anche favorevole a forme nuove di aggregazione tra professionisti,a condizione che queste garantiscano l’effettiva tutela dei diritti dei cittadini. Così non ci pare per le società di capitali, con socio di capitale anche in maggioranza. Il rischio è quello di consegnare a centri di interessi ben individuati il compito di salvaguardare i diritti dei cittadini, che la Costituzione affida all’avvocatura, autonoma e indipendente. Nulla impedisce infatti che il proprietario di uno studio legale diventi una banca o un assicurazione o una qualsiasi impresa. Cioé quelle stesse realtà contro le quali spesso il cittadino combatte per affermare i suoi diritti”.

Il presidente del Cnf perciò rileva l’incongruenza di una norma-tagliola, che pare scontare un pregiudizio non accettabile dalle professioni. E senza contare la irragionevolezza della lettura composita di tutte le norme che si sono succedute da agosto ad oggi. “Il presidente Monti in Europa aveva dichiarato di non ritenete necessario cancellare gli ordini professionali, che non sono la causa dell’ingessamento del mercato. Ma poi nel suo primo decreto stabilisce una abrogazione degli ordinamenti se non si rispetta il termine di agosto per le riforme, aprendo lacune ingestibili. Come è pensabile di governare il cambiamento in questo modo?”. Il Cnf si è già detto pronto nei giorni scorsi a sedersi al tavolo col Governo per completare il processo di riforma della professione e del sistema giustizia, a condizione che i diritti dei cittadini non vengano assolutamente indeboliti.

Per l'Unione Camere Penali Italiane, la previsione dell'art. 33 del decreto legge appena approvato o è una ghigliottina per far passare una riforma forense che indebolisce il ruolo dell'avvocato, e quindi del diritto di difesa, oppure è il preludio per la liquidazione dell'avvocatura stessa. Comunque conferma l'allarme dato dall'avvocatura penale.

"Così come nei giorni scorsi avevamo preso atto delle smentite del Presidente del Consiglio e del Ministro Guardasigilli in ordine alla espressa volontà del governo di non indebolire il ruolo dell’avvocatura, ed in generale la difesa tecnica, dobbiamo esprimere vivo allarme per il contenuto dell’articolo 33 del decreto legge approvato lunedi. - commenta l'UCPI in una nota - Infatti, attraverso una condizione meramente potestativa, si dispone l’abrogazione della legge sull’ordinamento forense, alla data del 13 agosto 2012, anche in assenza di una riforma degli ordini professionali che lo stesso governo, con previsione di dubbia costituzionalità, è contestualmente chiamato predisporre direttamente. Una ipotesi draconiana che potrebbe intervenire a causa e per responsabilità di chi l’ha ideata, il che la rende incomprensibile prima di tutto dal punto di vista logico, che si accompagna ad un deciso taglio anche del periodo di tirocinio professionale previsto nel decreto di novembre."

Per i penalisti associati, "In questa situazione, se il governo non vuole perdere fin dall'inizio qualsiasi credibilità, smentendo con i fatti le dichiarazioni dei giorni scorsi in ordine alla volontà di rafforzare la difesa tecnica e di non liquidare l'avvocatura, è necessario che tale previsione venga, in sede di conversione, eliminata, posto che il suo mantenimento non assumerebbe altro significato che quello di una pressione per mettere con le spalle al muro l’avvocatura".

L’Unione delle Camere Penali ricorda di volere la riforma della professione e che all’interno dell’avvocatura si è sempre battuta per un ammodernamento del sistema che garantisca, attraverso il riconoscimento della specializzazione, "una difesa adeguata sia dal punto di vista tecnico che deontologico; per tale motivo, assieme alle altri componenti dell’avvocatura, a suo tempo aveva proposto una riforma complessiva che nel suo impianto era stata approvata da un ramo del Parlamento. La specializzazione, però, dev'essere vera e legata alla pratica forense - commentano i penalisti - e non meramente virtuale, come sarebbe quella acquisita solo all'interno dell'università Se il Governo vuole realmente ammodernare il sistema parta da lì, ma senza forzature anche perché, forse è bene rammentarlo, il diritto di difesa è un bene costituzionale primario che gli avvocati sono intenzionati a tutelare".


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