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09 dicembre 2011
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Processo penale e valori costituzionali nell'insegnamento di Vittorio Grevi
di Annalisa Gasparre*

Si è concluso domenica il celebrativo evento in memoria di Vittorio Grevi, giurista di spicco nell’ambito della procedura penale, a cui hanno partecipato vecchi ospiti, allievi e cultori della materia, tutti ad offrire il proprio apprezzamento e riconoscimento alla figura e alla persona del professor Grevi.

Il modo migliore per rendergli tributo è stato quello di un convegno – organizzato da quella che è stata definita la “nidiata pavese”, tra cui la professoressa Livia Giuliani – che ha visto come protagonisti esponenti dell’Accademia, dell’Avvocatura e della Magistratura, già suoi graditi ospiti a Pavia, l’Ateneo dove ha prestato servizio per molti anni, città alla quale era legatissimo. Gli interventi di grande pregio scientifico trasudavano – inevitabilmente – sincero affetto, oltre ad un innegabile riconoscimento per la caratura scientifica dello studioso pavese.

Difficile rendere a parole quello che è stato Vittorio Grevi come giurista e come persona, anche per chi ha avuto l’onore di conoscerlo personalmente: sempre sinceramente interessato a quello che i suoi allievi studiavano sui tavoli del “suo” dipartimento di diritto e procedura penale “Cesare Beccaria”; motivo per cui preferisco astenermi dall’esprimere un commosso ricordo personale di un Maestro, rigoroso e sobrio, impegnato e con grande vocazione didattica, per lasciare spazio agli illustri relatori che hanno ricordato al meglio la figura di Vittorio Grevi giurista.

È stato ricordato come Vittorio Grevi sia stato uno studioso non isolato, a stretto contatto con il mondo scientifico e la società civile, sempre a disposizione di allievi, colleghi, pronto al confronto e a porre a disposizione la sua analisi e libertà anche di commissioni scientifiche e ministeriali, ma che è arrivato anche a parlare a un pubblico più ampio, mediante gli articoli sul Corriere della Sera, con la volontà di offrire il proprio contributo alla comprensione dei difficili temi – attinenti la libertà e il processo penale – anche ai non addetti ai lavori.

Ha avuto il coraggio di assumere posizioni scomode, anche attraverso la sua attività divulgativa, resistendo tenacemente al rischio di divenire servo del potere. La sua voce si è levata contro disegni di legge, quando altri hanno invece taciuto.

Grevi ha rappresentato uno strumento di integrazione tra mondo accademico, scientifico e aree professionali, senza perdere rigore, profondità di analisi, libertà di pensiero e di espressione. È stato in grado di dare il proprio contributo alla giurisprudenza della Cassazione, con il suo apporto dottrinale, la critica seria e scrupolosa, il confronto retto e pacato.

Filo conduttore del suo lavoro è stato avere presente costantemente che nel processo si consuma un dramma, per cui le regole processuali devono razionalizzare quel dramma, in cui sono in gioco la libertà della persona, la sicurezza della società, l’uguaglianza e l’imparzialità del giudice.

Lo studio del processo penale è impegno civile, perché è nel modo in cui si manifesta un processo penale che si misura lo stato di salute della Repubblica. Grevi si è impegnato per il costume e la lealtà delle parti nel processo, rivelando un approccio etico al processo, contro le degenerazioni del sistema, contro l’utilizzo strumentale, pretestuoso, dilatorio delle garanzie. Grande è stato l’impegno teso a far comprendere ai propri allievi la realtà carceraria, attraverso le visite ai carceri che organizzava ogni anno con grande scrupolo (“le ragioni del cuore del diritto penitenziario”, ha detto il Prof. Virginio Rognoni).

Combattente determinato, ma con garbo, di grande carisma, ecco come lo ha definito il Prof. Giovanni Conso nel suo commosso ricordo personale. Instancabile, sicuro, pronto, come deve essere una guida, “altrimenti, che guida è?”.

Attraverso la raffinata e affascinante miscellanea di sapienza giuridica, si è sentita ancora l’autorevole voce di un Maestro che ha lasciato un segno e che non smetterà di far parlare di sé, direttamente e indirettamente, anche tramite chi ha saputo e voluto raccogliere la grande eredità lasciata (che poi è anche un dovere).

* Coordinatrice della Commissione "Cassazione penale" dell'Osservatorio, breve resoconto dell'evento PROCESSO PENALE E VALORI COSTITUZIONALI NELL’INSEGNAMENTO DI VITTORIO GREVI a un anno dalla sua scomparsa tenutosi a Pavia dal 2 al 4 novembre 2011


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