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06 agosto 2010
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Informazione e mafia : minacce a giornalisti calabresi , interrogazione
di Mauro W. Giannini

Sempre nuove intimidazioni ai giornalisti impegnati contro la criminalita' organizzata di stampo mafioso perche' la smettano di occuparsene. Una situazione che ha dato origine a due libri-denuncia, "Taci infame - Vite di cronisti dal fronte del Sud" e "Avamposto - Nella Calabria dei giornalisti infami".

L'ultimo caso calabrese riguarda il cronista di giudiziaria della redazione di Reggio del quotidiano "Calabria Ora" Lucio Musolino, al quale sabato scorso è stata recapitata una tanica di benzina con un biglietto: "Questa non è per la tua macchina, ma per te. Smettila di continuare a scrivere di 'ndrangheta" e invitandolo a lasciare il giornale come il direttore uscente del giornale Pollicheni.

Data la situazione preoccupante, i deputati Francesco Laratta, Gentiloni, Lo Moro, Giulietti, Oliverio e Villecco Calipari hanno presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro dell'interno Maroni evidenziando che i cronisti minacciati o avvertiti dalla mafia in Calabria nel 2010 sono 12, 22 nel corso degli ultimi 30 mesi e che l'ultima intimidazione a Lucio Musolino dimostra che "evidentemente ha scritto qualcosa che ha dato fastidio. E così si è arrivata puntuale l'attenzione della malavita, che in Calabria non ama apparire sui giornali. Tanto che non passa settimana senza una minaccia ad uno di loro".

Ma, ricordano i deputati, "Musolino segue la sorte di tutti gli altri cronisti calabresi che hanno il coraggio di scrivere ciò che scoprono e tutto quello che sanno, senza alcuna paura; poco prima di Musolino, è toccato a Riccardo Giacoia della Rai regione, anche lui avvertito e minacciato. Ma prima ancora era toccato a Saverio Puccio del Quotidiano della Calabria, a Giovanni Verduci, Michele Inserra, Michele Albanese e Giuseppe Baldessarro del Quotidiano della Calabria e ancora a Guido Scarpino e Pietro Comito di Calabria Ora. Minacce anche Leonardo Rizzo e Antonino Monteleone, e infine a Filippo Cutrupi. Tutti cronisti che si occupano di temi delicati, di fatti di malavita, corruzione, di vicende legate alla 'ndrangheta".

"E' chiaro - commentano i parlaentari - che la 'ndrangheta non sopporta le troppe attenzioni che le dedica la stampa calabrese e ancora di più non sopporta quei cronisti di periferia che rischiano la vita come se fossero al fronte, come se fossero inviati di guerra". Partanto gli interroganti chiedono se il governo sia a conoscenza di quanto accade ai giornalisti calabresi; cosa intenda fare a tutela della loro vita; quali azioni si intendano promuovere per garantire la libera informazione in Calabria.


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L'informazione fa paura alla mafia

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