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Informazione
e mafia : minacce a giornalisti calabresi , interrogazione
di
Mauro W. Giannini
Sempre nuove intimidazioni ai giornalisti impegnati contro
la criminalita' organizzata di stampo mafioso perche' la smettano
di occuparsene. Una situazione che ha dato origine a due libri-denuncia,
"Taci
infame - Vite di cronisti dal fronte del Sud" e "Avamposto
- Nella Calabria dei giornalisti infami".
L'ultimo caso calabrese riguarda il cronista di giudiziaria
della redazione di Reggio del quotidiano "Calabria Ora"
Lucio Musolino, al quale sabato scorso è stata recapitata
una tanica di benzina con un biglietto: "Questa non è per
la tua macchina, ma per te. Smettila di continuare a scrivere
di 'ndrangheta" e invitandolo a lasciare il giornale come
il direttore uscente del giornale Pollicheni.
Data
la situazione preoccupante, i deputati Francesco Laratta,
Gentiloni, Lo Moro, Giulietti, Oliverio e Villecco Calipari
hanno presentato una interrogazione a risposta scritta al
Ministro dell'interno Maroni evidenziando che i cronisti minacciati
o avvertiti dalla mafia in Calabria nel 2010 sono 12, 22 nel
corso degli ultimi 30 mesi e che l'ultima intimidazione a
Lucio Musolino dimostra che "evidentemente ha scritto
qualcosa che ha dato fastidio. E così si è arrivata puntuale
l'attenzione della malavita, che in Calabria non ama apparire
sui giornali. Tanto che non passa settimana senza una minaccia
ad uno di loro".
Ma, ricordano i deputati, "Musolino segue la sorte di tutti
gli altri cronisti calabresi che hanno il coraggio di scrivere
ciò che scoprono e tutto quello che sanno, senza alcuna paura;
poco prima di Musolino, è toccato a Riccardo Giacoia della
Rai regione, anche lui avvertito e minacciato. Ma prima ancora
era toccato a Saverio Puccio del Quotidiano della Calabria,
a Giovanni Verduci, Michele Inserra, Michele Albanese e Giuseppe
Baldessarro del Quotidiano della Calabria e ancora a Guido
Scarpino e Pietro Comito di Calabria Ora. Minacce anche Leonardo
Rizzo e Antonino Monteleone, e infine a Filippo Cutrupi. Tutti
cronisti che si occupano di temi delicati, di fatti di malavita,
corruzione, di vicende legate alla 'ndrangheta".
"E' chiaro - commentano i parlaentari - che la 'ndrangheta
non sopporta le troppe attenzioni che le dedica la stampa
calabrese e ancora di più non sopporta quei cronisti di periferia
che rischiano la vita come se fossero al fronte, come se fossero
inviati di guerra". Partanto gli interroganti chiedono se
il governo sia a conoscenza di quanto accade ai giornalisti
calabresi; cosa intenda fare a tutela della loro vita; quali
azioni si intendano promuovere per garantire la libera informazione
in Calabria.
 
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