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15 luglio 2010
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Intercettazioni : OdG e FNSI , emendamenti al ddl inadeguati
di Mauro W. Giannini

Gli emendamenti al ddl Alfano non soddisfano il bisogno di verità del Paese, come documentano gli ultimi fatti di cronaca di straordinaria corruzione. Lo afferma Enzo Iacopino, neoeletto presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti.

Per Iacopino, "Non possono bastare le ipotizzate modifiche relativamente a ciò che concerne il diritto costituzionale dei cittadini ad avere una informazione libera, completa e veritiera. Gli unici benefici previsti riguardano gli editori" mentre mentre i giornalisti "continueranno a rischiare fino a 10.000 euro di sanzione pecuniaria, il carcere e la sospensione dalla professione inflitta con le stesse garanzie che esistono nei Paesi totalitari".

"Non è questo, forse - si chiede Jacopino - un ricatto permanente, capace di condizionare la libertà anche dei più forti tra noi giornalisti? E i cittadini? Non avranno la verità, non sapranno che ci sono politici contigui alla ‘ndrangheta, non sapranno come vengono truccati gli appalti per arricchire questo o quello o pagare gli oneri di ristrutturazioni private, non sapranno che vengono creati dossier per screditare un avversario".

"E’ possibile che tutti i parlamentari si consegnino come prigionieri a un ristretto gruppo di leader a causa di una legge elettorale in base alla quale vengono di fatto nominati?" si chiede infine il presidente dell'OdG.

"La legge sulle intercettazioni rimane estremamente problematica, illogica e sbagliata; nonostante tutti i tentativi di renderla 'potabile'", secondo il Segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, e ai giornalisti in caso di approvazione non resta che agire "dalla disobbedienza civile, alla denuncia, al ricorso alla corte Europea per i Diritti dell’Uomo di Strasburgo e alla lotta degli abusi e delle prepotenze".

Per Siddi, "Il nodo sta nei principi che si infrangono. Far diventare i padroni dei giornali proprietari dell’informazione, attraverso lo strumento di multe, ancorché ridotte rispetto a quelle iniziali, significa capovolgere i pilastri della libertà dell’informazione e violare due leggi dello Stato, quella sulla stampa n. 47 del ’48, con cui la Costituente interpreta direttamente la Carta Costituzionale; e quella n. 69 del 1963 che istituisce l’ordinamento della professione giornalistica e pone in capo ai giornalisti l’obbligo di fornire al pubblico un'informazione 'rispettosa della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri della lealtà e della buona fede'".

Siddi ricorda che "Nessuno chiede l’arbitrio per violare la dignità delle persone ma i fatti e gli atti delle indagini, specie quanto non più segreti devono essere pubblici e pubblicabili". La proposta della FNSI e' quella dell'udienza filtro "perché siano stralciati in origine atti estranei o dedicati ad aspetti meritevoli di tutela assoluta per la dignità professionale e il Giurì per la Lealtà dell’Informazione restano inascoltate proposte".

"Chiediamo di celebrare un’udienza filtro, nel corso della quale il gip individui, d’intesa con il pm e i difensori degli indagati, le intercettazioni che non risultano utili ai fini delle indagini" spiega Andrea Morigi, Consigliere nazionale Fnsi appartenente al gruppo Stampa Democratica: "Le conversazioni private, i fatti manifestamente estranei all’inchiesta sarebbero così poste in un archivio riservato, al quale le parti potrebbero accedere, previa autorizzazione, senza poterne disporre. Sarebbe un modo civile per impedire di essere tutti spiati, intercettati e condannati al pubblico ludibrio in assenza di una condanna".

Morigi, che e' contro la berlusconizzazione della protesta e ricorda lo sciopero dei giornalisti contro il ddl Mastella (governo Prodi) tre anni fa, denuncia che il ddl Alfano, come nel testo attuale, introduce, dopo il comma 6-bis dell’articolo 114 del codice di procedura penale, un comma 6-ter che recita: "Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati. Il divieto relativo alle immagini non si applica all’ipotesi di cui all’articolo 147 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del presente codice, nonché quando, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, la rappresentazione dell’avvenimento non possa essere separata dall’immagine del magistrato".

"Significa - nota Morigi - che non possiamo più scrivere il nome di un giudice. Così non gli si consentirà di farsi pubblicità sui giornali. È così ovvio lo spirito della norma, da nascondere un altro squilibrio: se commettono un errore giudiziario, non possiamo informarne i lettori. È per questo che la si chiama legge-bavaglio, perché non rispetta il criterio giuridico secondo il quale abusus non tollit usus: per impedire eccessi, toglie diritti".


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