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03 luglio 2010
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Conciliazione e mediazione : AIGA , centralita' della giurisdizione
di staff

Interrompere la tendenza del Governo a sottrarre progressivamente competenze al controllo giurisdizionale. Questa è la sintesi della posizione dei Giovani Avvocati sul D. lgs. 4 marzo 2010 n. 28 in tema di conciliazione e mediazione civile, assunta durante il Consiglio direttivo nazionale di Napoli del 3 Luglio.

"La tendenza attuale del legislatore – dice il Presidente Giuseppe Sileci – sembra essere sempre più quella di tentare di risolvere i problemi della giustizia civile sottraendo materie al controllo giurisdizionale, ovvero impedendo, di fatto, ai cittadini l’accesso al Giudice. In tale ottica la conciliazione e mediazione civile obbligatoria, per come delineata nel decreto legislativo 28/2010, appare più come un 'processo affidato a privati', tra l’altro senza garanzie di specifiche competenze tecniche, che non una mera attività preliminare all’eventuale accesso alla giurisdizione".

"L’intento 'deflattivo', che il legislatore intende ottenere con la obbligatorietà della procedura e con la previsione 'punitiva' in tema di spese nel caso di proposta rifiutata, si configura come una vera e propria delibazione nel merito, tra l’altro gestita da un non tecnico e senza la assistenza obbligatoria dei difensori" continua il leader dei Giovani Avvocati, i quali "da sempre in prima linea per veicolare nel nostro paese una cultura della conciliazione che eviti il ricorso automatico al contenzioso giurisdizionale, non possono non rilevare come la soluzione adottata finisca col sottrarre coattivamente garanzie ai cittadini sotto la scusa di una più efficiente o più rapida tutela giurisdizionale, trascurando il fatto che la attività svolta dalla parte nel corso della mediazione ha una rilevanza necessaria all’interno del processo, e che le garanzie di riservatezza sono del tutto inadeguate".

A tal fine l’AIGA reitera la richiesta della assistenza tecnica obbligatoria, ed evidenzia come la conciliazione possa funzionare solo in presenza di soggetti effettivamente ed efficacemente formati, non solo sulle tecniche di comunicazione ma anche con una necessaria ed imprescindibile competenza nella materia. "Per proporre una vera cultura della conciliazione – conclude Sileci – è poi necessario che le parti percepiscano il tentativo di conciliazione non come uno spazio potenzialmente punitivo, ma come luogo dove raggiungere un accordo efficacemente satisfattivo. Da questo punto di vista, la eliminazione della facoltà discrezionale per il mediatore di proporre un accordo, con potenziali conseguenze sfavorevoli per chi non si adegua, anche in assenza di una chiara volontà delle parti, appare assolutamente ineludibile".


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