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Intercettazioni
: iniziative di FNSI e Ordine dei Giornalisti
di
Mauro W. Giannini
"Questa legge rende le notizie di cronaca un crimine e punta
a nascondere, vietandone ogni notizia, le malefatte dei corrotti
e i crimini più odiosi contro le persone. Manda invece in
galera i giornalisti, strangola, con le multe, gli editori,
chiude in camera blindata le informazioni. Non è in gioco
un privilegio dei giornalisti ma la disponibilità dell’informazione
come bene pubblico dei cittadini." Lo dichiara Franco Siddi,
segretario Fnsi, a pochi giorni dalla manifestazione contro
la legge bavaglio decisa dal sindacato dei giornalisti insieme
a molte realta' della societa' civile. Una grande mobilitazione
contro il disegno di legge Alfano e' stata infatti prevista
per il primo luglio a Roma, a piazza Navona, e in altre localita'
d’Italia.
"Un’iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce
ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse
un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei
giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende
del Paese" la definisce la FNSI. Le manifestazioni del primo
luglio avranno come filo conduttore la denuncia di ‘tagli
e bavagli’: gli interventi del governo per censurare il diritto
di cronaca col ddl intercettazioni e per punire la cultura
italiana con la restrizione dei fondi per musica, cinema,
teatro, danza; il rischio di sparizione di giornali ed emittenti
colpiti dalla drastica e indiscriminata riduzione del finanziamento
pubblico; il concreto pericolo che drammatiche vicende come
quelle di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi possano in
futuro rimanere a lungo ignote all’opinione pubblica; la perdurante
difficoltà del mondo del lavoro ad ottenere l’attenzione dei
media e a veder rappresentati gli effetti della crisi.
Nel
calendario discusso da Fnsi e associazioni molto rilievo ha
avuto anche l’iniziativa a livello europeo. E’ stata confermata
la decisione di presentare, qualora il ddl Alfano fosse approvato,
un esposto alla Corte per i diritti umani di Strasburgo, con
la firma delle diverse organizzazioni e con il sostegno dei
cittadini che vorranno sottoscriverlo sui siti delle varie
associazioni. A questo atto potrebbe far seguito l’avvio di
una campagna europea per una legge di iniziativa popolare
– secondo la procedura prevista dal Trattato di Lisbona –
a difesa dell’autonomia dell’informazione.
Le
associazioni torneranno a riunirsi nei prossimi giorni, per
definire l’organizzazione della manifestazione romana. Già
è prevista intanto, per la stessa data del primo luglio, una
‘notte bianca’ della Fnsi, dell’Associazione di Stampa dell’Emilia-Romagna,
dell’Anpi e dell’amministrazione cittadina nella piazza di
Conselice (Ravenna) dove è stato eretto, già alcuni anni fa,
l’unico monumento esistente nel nostro Paese dedicato alla
libertà di stampa. Il 1° luglio, a partire dalle ore 20.00,
nella piazza dove sorge il monumento ed essa stessa intitolata
alla libertà di stampa avranno luogo una serie di iniziative,
anche di spettacolo e musicali, incentrate sulla difesa della
libera informazione in Italia. In caso di maltempo il tutto
si svolgerà nel vicino Teatro comunale.
Il Consiglio Nazionale della Stampa Italiana, riunitosi a
Roma, 17 giugno 2010, ha anche approvato all’unanimita' un
ordine del giorno che spiega: "La cosiddetta legge bavaglio
sulle intercettazioni prevede sanzioni amministrative (da
25.800 a 310mila euro) per l’impresa multimediale che viola
le norme dell'articolo 684 Cp (pubblicazione arbitraria di
atti di un procedimento penale). Da tali sanzioni però gli
editori - che pure hanno sottolineato, in più di una circostanza,
i pericoli derivanti dallo snaturamento di un corretto rapporto
tra editore, direttore e redazione - verrebbero risparmiati
se dimostrassero di aver adottato nelle loro redazioni un
modello organizzativo che implichi il funzionamento di una
catena di comando efficace nei controlli dei testi messi in
pagina o mandati in onda".
Il CN della Fnsi individua con allarme nella nascita di tali
‘strutture di comando’ "un ulteriore, inaccettabile tentativo
di rendere ancor più assolutistiche, iper-verticistiche e
accentrate le attuali organizzazioni redazionali a tutto danno
della qualità del prodotto, della fluidità produttiva, del
quotidiano confronto, della libertà di espressione. Appare
evidente il sapore intimidatorio e poliziesco di manipoli
di redattori organizzati in task force e equipaggiati come
una sorta di ‘gruppi armati’ dotati di poteri tali da tenere
sotto schiaffo chiunque scriva, racconti o pensi invece di
ubbidire in silenzio ai diktat del momento". Il CN della Fnsi
denuncia che "l’imposizione di tali norme nulla ha a che fare
con la tutela della privacy e ad altro non mira che a consentire
agli editori di accentuare fino a limiti parossistici il già
ossessivo controllo sulle notizie. Il contratto collettivo
di lavoro giornalistico prevede che il ‘giornale’ sia un’opera
collettiva da non gestirsi come una caserma".
Il
CN della Fnsi denuncia che tali norme servono anche a consentire
agli editori di sfilarsi da ogni paventata assunzione di responsabilità,
scaricando il peso del rischio-sanzioni unicamente sui giornalisti
e sul loro quotidiano lavoro. In tal senso il CN della Fnsi
invita la Segreteria e la Giunta federale a recepire, con
spirito di urgenza e di emergenza, le sopra citate istanze
e a denunciarne l’estrema gravità in tutte le occasioni e
le sedi opportune".
L'Ordine
dei giornalisti fa invece sapere che "risponderà in sintonia
con gli altri enti di categoria a questa sfida che è un atto
di violenza alla Costituzione e ai cittadini italiani”. Lo
aveva dichiarato prima dell'approvazione del ddl Alfano il
presidente dell'Ordine Lorenzo Del Boca e lo ha ripetuto dopo
la prima approvazione el ddl il segretario dell’Odg, Enzo
Iacopino. Per Iacopino, "Il tempo delle parole è purtroppo
finito ed ha spazzato via la speranza alimentata in decine
di incontri da parlamentari i quali, singolarmente o anche
davanti a più persone, avevano manifestato perplessità sul
contenuto delle norme e garantito un impegno per modificarle
in maniera radicale. Resta la possibilità che la Camera recuperi
spazi che garantiscano ai cittadini il diritto di essere informati
in maniera piena".
Ma
c’è, secondo l'Ordine, "la consapevolezza che la determinazione
di alcuni in grado di decidere con un semplice gesto chi sarà
parlamentare e chi no, in occasione di elezioni nelle quali
deputati e senatori sono di fatto nominati da un gruppetto
di persone, non consente di farsi illusioni di sorta. In queste
condizioni le proteste più estreme dei giornalisti sono inevitabile
risposta alla ostinazione e alle chiusure della maggioranza.
C’è il dovere della disobbedienza civile davanti a norme che
violano il diritto costituzionale dei cittadini di sapere
per valutare e compiere scelte consapevoli".
 
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