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19 giugno 2010
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Intercettazioni : iniziative di FNSI e Ordine dei Giornalisti
di Mauro W. Giannini

"Questa legge rende le notizie di cronaca un crimine e punta a nascondere, vietandone ogni notizia, le malefatte dei corrotti e i crimini più odiosi contro le persone. Manda invece in galera i giornalisti, strangola, con le multe, gli editori, chiude in camera blindata le informazioni. Non è in gioco un privilegio dei giornalisti ma la disponibilità dell’informazione come bene pubblico dei cittadini." Lo dichiara Franco Siddi, segretario Fnsi, a pochi giorni dalla manifestazione contro la legge bavaglio decisa dal sindacato dei giornalisti insieme a molte realta' della societa' civile. Una grande mobilitazione contro il disegno di legge Alfano e' stata infatti prevista per il primo luglio a Roma, a piazza Navona, e in altre localita' d’Italia.

"Un’iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese" la definisce la FNSI. Le manifestazioni del primo luglio avranno come filo conduttore la denuncia di ‘tagli e bavagli’: gli interventi del governo per censurare il diritto di cronaca col ddl intercettazioni e per punire la cultura italiana con la restrizione dei fondi per musica, cinema, teatro, danza; il rischio di sparizione di giornali ed emittenti colpiti dalla drastica e indiscriminata riduzione del finanziamento pubblico; il concreto pericolo che drammatiche vicende come quelle di Federico Aldrovandi e Stefano Cucchi possano in futuro rimanere a lungo ignote all’opinione pubblica; la perdurante difficoltà del mondo del lavoro ad ottenere l’attenzione dei media e a veder rappresentati gli effetti della crisi.

Nel calendario discusso da Fnsi e associazioni molto rilievo ha avuto anche l’iniziativa a livello europeo. E’ stata confermata la decisione di presentare, qualora il ddl Alfano fosse approvato, un esposto alla Corte per i diritti umani di Strasburgo, con la firma delle diverse organizzazioni e con il sostegno dei cittadini che vorranno sottoscriverlo sui siti delle varie associazioni. A questo atto potrebbe far seguito l’avvio di una campagna europea per una legge di iniziativa popolare – secondo la procedura prevista dal Trattato di Lisbona – a difesa dell’autonomia dell’informazione.

Le associazioni torneranno a riunirsi nei prossimi giorni, per definire l’organizzazione della manifestazione romana. Già è prevista intanto, per la stessa data del primo luglio, una ‘notte bianca’ della Fnsi, dell’Associazione di Stampa dell’Emilia-Romagna, dell’Anpi e dell’amministrazione cittadina nella piazza di Conselice (Ravenna) dove è stato eretto, già alcuni anni fa, l’unico monumento esistente nel nostro Paese dedicato alla libertà di stampa. Il 1° luglio, a partire dalle ore 20.00, nella piazza dove sorge il monumento ed essa stessa intitolata alla libertà di stampa avranno luogo una serie di iniziative, anche di spettacolo e musicali, incentrate sulla difesa della libera informazione in Italia. In caso di maltempo il tutto si svolgerà nel vicino Teatro comunale.

Il Consiglio Nazionale della Stampa Italiana, riunitosi a Roma, 17 giugno 2010, ha anche approvato all’unanimita' un ordine del giorno che spiega: "La cosiddetta legge bavaglio sulle intercettazioni prevede sanzioni amministrative (da 25.800 a 310mila euro) per l’impresa multimediale che viola le norme dell'articolo 684 Cp (pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale). Da tali sanzioni però gli editori - che pure hanno sottolineato, in più di una circostanza, i pericoli derivanti dallo snaturamento di un corretto rapporto tra editore, direttore e redazione - verrebbero risparmiati se dimostrassero di aver adottato nelle loro redazioni un modello organizzativo che implichi il funzionamento di una catena di comando efficace nei controlli dei testi messi in pagina o mandati in onda".

Il CN della Fnsi individua con allarme nella nascita di tali ‘strutture di comando’ "un ulteriore, inaccettabile tentativo di rendere ancor più assolutistiche, iper-verticistiche e accentrate le attuali organizzazioni redazionali a tutto danno della qualità del prodotto, della fluidità produttiva, del quotidiano confronto, della libertà di espressione. Appare evidente il sapore intimidatorio e poliziesco di manipoli di redattori organizzati in task force e equipaggiati come una sorta di ‘gruppi armati’ dotati di poteri tali da tenere sotto schiaffo chiunque scriva, racconti o pensi invece di ubbidire in silenzio ai diktat del momento". Il CN della Fnsi denuncia che "l’imposizione di tali norme nulla ha a che fare con la tutela della privacy e ad altro non mira che a consentire agli editori di accentuare fino a limiti parossistici il già ossessivo controllo sulle notizie. Il contratto collettivo di lavoro giornalistico prevede che il ‘giornale’ sia un’opera collettiva da non gestirsi come una caserma".

Il CN della Fnsi denuncia che tali norme servono anche a consentire agli editori di sfilarsi da ogni paventata assunzione di responsabilità, scaricando il peso del rischio-sanzioni unicamente sui giornalisti e sul loro quotidiano lavoro. In tal senso il CN della Fnsi invita la Segreteria e la Giunta federale a recepire, con spirito di urgenza e di emergenza, le sopra citate istanze e a denunciarne l’estrema gravità in tutte le occasioni e le sedi opportune".

L'Ordine dei giornalisti fa invece sapere che "risponderà in sintonia con gli altri enti di categoria a questa sfida che è un atto di violenza alla Costituzione e ai cittadini italiani”. Lo aveva dichiarato prima dell'approvazione del ddl Alfano il presidente dell'Ordine Lorenzo Del Boca e lo ha ripetuto dopo la prima approvazione el ddl il segretario dell’Odg, Enzo Iacopino. Per Iacopino, "Il tempo delle parole è purtroppo finito ed ha spazzato via la speranza alimentata in decine di incontri da parlamentari i quali, singolarmente o anche davanti a più persone, avevano manifestato perplessità sul contenuto delle norme e garantito un impegno per modificarle in maniera radicale. Resta la possibilità che la Camera recuperi spazi che garantiscano ai cittadini il diritto di essere informati in maniera piena".

Ma c’è, secondo l'Ordine, "la consapevolezza che la determinazione di alcuni in grado di decidere con un semplice gesto chi sarà parlamentare e chi no, in occasione di elezioni nelle quali deputati e senatori sono di fatto nominati da un gruppetto di persone, non consente di farsi illusioni di sorta. In queste condizioni le proteste più estreme dei giornalisti sono inevitabile risposta alla ostinazione e alle chiusure della maggioranza. C’è il dovere della disobbedienza civile davanti a norme che violano il diritto costituzionale dei cittadini di sapere per valutare e compiere scelte consapevoli".


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