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20 giugno 2010
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Parlamento UE : non rinviate i migranti in Libia , rischio pena di morte
di Gabriella Mira Marq

Il parlamento europeo ha espresso una ferma condanna dell'esecuzione d 18 persone in Libia ed ha richiesto giusti processi e un trattamento umano durante la detenzione, oltre che ammonire gli Stati membri che effettuano espulsioni verso la Libia affinche' cessino tale pratica in situazioni di rischio. Un monito che vale in primis per il governo italiano, che ha stipulato accordi di deportazione di massa dei clandestini verso il Paese nordafricano.

Nella risoluzione approvata giovedì dall'esuroparlamento, i deputati hanno esortano le autorita' libiche a progredire verso una moratoria sulle esecuzioni, ed ha chiesto agli Stati membri che rinviano gli immigrati in tale Paese a porre immediatamente fine a queste pratiche qualora sussista il rischio che la persona interessata possa essere sottoposta alla pena di morte. Ribadendo la sua opposizione di lunga data alla pena di morte, il Parlamento UE ha sottolineato ancora una volta che la sua abolizione contribuisce a promuovere la dignita' umana e a far progredire i diritti dell'uomo.

Nonostante la Libia sia recentemente divenuta membro del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, secondo quanto riferito dal giornale "Cerene" 18 persone sarebbero state giustiziate il 30 maggio scorso a Tripoli e a Bengasi a seguito dell'accusa di omicidio premeditato; le loro identita' non sono state rese note. Tra esse figurerebbero anche cittadini stranieri. In base alla della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, "nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti". Tuttavia, secondo l'UNHCR (Agenzia ONU per i rifugiati), in Libia sono stati registrati 9000 rifugiati che rischiano costantemente di essere rinviati nei loro paesi d'origine e di transito, senza che i principi della Convenzione di Ginevra siano rispettati, esponendoli così al rischio di persecuzione e morte. Nei centri di detenzione per rifugiati si sarebbero registrati casi di maltrattamento, tortura e omicidio, come pure casi di abbandono di rifugiati in zone desertiche ai confini tra la Libia e altri paesi africani.

I deputati hanno chiesto quindi che alle persone arrestate sia garantito un trattamento umano durante la detenzione e processi giusti conformemente al diritto internazionale, compreso il diritto a un avvocato di propria scelta e il rispetto del principio della presunzione di innocenza. Gli Stati membri che rinviano gli immigrati in Libia in cooperazione con Frontex sono invitati dunque a porre immediatamente fine a questa pratica qualora sussista il serio rischio che la persona interessata possa essere sottoposta alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti. La risoluzione, esprimendo profonda preoccupazione per la recente chiusura dell'ufficio dell'UNHCR di Tripoli, esorta le autorità libiche a ratificare quanto prima la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e a consentire e facilitare lo svolgimento delle attività dell'UNHCR in Libia, inclusa la creazione di un sistema nazionale di asilo.

Infine, i deputati si sono compiaciuti per la liberazione del cittadino svizzero Max Goeldi.

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Dossier pena di morte

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