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Rom
: anche in Italia la campagna DOSTA!
di
Gabriella Mira Marq
Il vicesegretario generale del Consiglio d'Europa, Maud de
Boer-Buquicchio e Fanny Ardant, attrice e regista, hanno lanciato
il 7 giugno a Roma la campagna in difesa dei diritti dei Rom
"Dosta!" parola che in lingua Romani significa "Basta!".
La
campagna - inziata da anni in tutta Europa e di cui la Ardant
e' testimonial - si prefigge infatti di combattere i pregiudizi
e gli stereotipi contro i Rom mostrando chi i Rom siano realmente.
I rom europei sono un gruppo di circa 12 milioni di persone
nei 47 Stati del Consiglio d'Europa ed in alcuni Stati dell'Europa
centrale e orientale essi rappresentano oltre il 5% della
popolazione.
Per
il lancio della campagna in Italia, cui ha presenziato il
consigliere del ministro alle pari opportunita' Simonetta
Matone, l'UNAR - organismo ministeriale italiano contro le
discriminazioni - ha stanziato €200.000 fnalizzati ad organizzare
una serie di eventi nel nostro Paese per combattere il pregiudizio,
come corsi per i giornalisti, premi per le scuole, le autorita'
locali e i giornalisti, manifestazioni artistiche e musicali
in 30 citta' italiane, un finesettimana (gia' tenutosi a Bolzano)
incentrato sulle tematiche Rom e Sinti organizzato dalla federazione
'Rom e Sinti Insieme' e un altro evento simile che si terra'
il 6-12 settembre a Roma, un Festival Dosta! che tocchera'
Rimini, Roma, Napoli, Bari, Cosenza e Palermo (da notare tuttavia
l'assenza di citta' del nord, dove spesso e' piu' forte l'avverzione,
anche dei sindaci, verso i Rom).
Nel
suo discorso, il vicesegretario del Consiglio d'Europa ha
detto: "Un cinico disse una volta che il senso comune
era solo un'altra parola per tutto il pregiudizio ha accumulato
all'eta' di diciotto anni. Purtroppo, c'è molta verita' in
questa affermazione, soprattutto quando si tratta di atteggiamenti
delle persone verso i Rom. Molte persone, in tutte le societa'
europee, hanno il sospetto profondamente radicato e la paura
dei Rom. Non sto parlando di estremisti che sono sempre alla
ricerca di qualcuno da odiare, ma di persone comuni, che pensano
a se' stessi come buoni e moderati, e che non ammetterebbero
mai o accetterebbero di essere chiamati razzisti. Eppure essi
attraversare la strada quando vedono un Rom per la strada,
protestano quando una famiglia Rom si trasferisce nel quartiere
o lamentano la presenza di bambini rom nella scuola locale".
"Questo
non e' razzismo, diranno, questo e' per la sicurezza, la buona
educazione, i bisogni particolari dei bambini rom, i prezzi
degli immobili o altre conseguenze" valutate in base
al senso comune, ha sottolineato de Boer-Buquicchio, aggiungendo
che effettivamente queste persone non possono essere considerate
razziste, ma hanno comunque percezioni e quindi reazioni sbagliate.
Infatti "Le loro percezioni ee reazioni stanno contribuendo
a costruire il muro di diffidenza, intolleranza e discriminazione
tra le popolazioni di maggioranza e le comunita' rom in Europa".
 
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