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Giustizia
e manovra economica : ANM proclama lo sciopero
di
Mauro W. Giannini
L'Associazione Nazionale Magistrati, ha proclamato per il
1° luglio uno sciopero, assieme alle altre magistrature
contro la manovra economica varata dal Governo. Il Comitato
direttivo centrale dell'ANM ha deliberato, inoltre, l'organizzazione,
unitamente a tutte le componenti firmatarie del Patto per
la Giustizia, di assemblee tra l'8 e il 18 giugno al fine
di rappresentare all'opinione pubblica la situazione di grave
disagio in cui versano i magistrati e simulare gli effetti
della mancata supplenza. Il Comitato ha stabilito, ancora,
che vengano organizzate, nella settimana dal 21 al 25 giugno,
una o più giornate di mobilitazione e di protesta con sospensione
delle attività di supplenza. Il Cdc ha deciso, infine, l'istituzione
di un ufficio di assistenza e consulenza legale per i magistrati
per l'eventuale proposizione di azioni giudiziarie.
L'Anm ha ribadito che "la manovra incide unicamente sul
pubblico impiego, senza colpire gli evasori fiscali (già beneficiati
da numerosi condoni), i patrimoni illeciti, le grandi rendite
e le ricchezze del settore privato; paralizza l'intero sistema
giudiziario, screditando e mortificando il personale amministrativo;
svilisce la dignità della funzione giudiziaria e mina l'indipendenza
e l'autonomia della magistratura; incide in misura rilevante
soprattutto sulle retribuzioni dei magistrati più giovani
che subiscono una riduzione di stipendio fino al 30 per cento.
Questo significherà allontanarli dalla magistratura. E ancora,
colpisce in maniera iniqua, indiscriminata e casuale. Ad esempio,
un pubblico dipendente (magistrato o altro funzionario) con
uno stipendio lordo di 150.000 euro subirà un taglio di stipendio
di 3.000 euro lordi l'anno (cioè il 2% dello stipendio), mentre
un magistrato di prima nomina con uno stipendio lordo di circa
40.000 euro subirà tagli complessivi per circa 10.000 euro
lordi l'anno (circa il 25% dello stipendio)".
Secondo
il sindacato delle toghe, "Questa manovra sta già provocando
un massiccio 'esodo' di magistrati, gravemente penalizzati
dalle misure concernenti il trattamento di fine rapporto,
con conseguente grave scopertura degli organici già in sofferenza".
L'ANM chiede al Governo interventi strutturali che consentirebbero
di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare
risorse per lo Stato, secondo le proposte più volte avanzate:
la soppressione dei piccoli Tribunali e delle sezioni distaccate
di Tribunali che consentirebbe di risparmiare, a regime, decine
di milioni di euro; il recupero delle pene pecuniarie e delle
spese di giustizia, circa 1 miliardo di euro l'anno; la sospensione
dei processi con imputati irreperibili (che costano decine
di milioni di euro solo per il pagamento delle spese di patrocinio)".
L'ANM
conclude che "I magistrati sono consapevoli della crisi
economica in cui versa il Paese e non intendono sottrarsi
al loro dovere di cittadini e di contribuenti, ma devono denunciare
che le misure approvate dal Governo sono ingiustamente punitive
nei confronti loro e di tutto il settore pubblico. E' inaccettabile
essere considerati non una risorsa, ma un costo o addirittura
uno spreco per la giustizia".
"La
decisione delle magistrature italiane di proclamare uno sciopero
per protestare contro i tagli previsti dall’ultima manovra
finanziaria agli stipendi di tutti i dipendenti pubblici ed
a difesa dei magistrati più giovani, è stata definita sindacale
e non politica dai suoi promotori. Si tratta di una presa
di posizione del tutto inedita che fa assumere al sindacato
delle toghe un ruolo improprio". Lo afferma l'Associazione
Italiana Giovani Avvocati.
"Non
è la protesta, e cioè se sia condivisibile che i magistrati
ritengano ingiusti i tagli al pubblico impiego, che merita
attenzione quanto le conseguenze: se prevarrà la tesi del
sindacato dei giudici, la manovra dovrà essere emendata di
tutti, ma proprio tutti, quegli interventi che incidono sui
trattamenti stipendiali di tutti i dipendenti pubblici, e
cioè il congelamento degli aumenti per tre anni e la riduzione
del 5% e del 10% di quegli stipendi lordi che superino una
certa soglia. Se invece la manovra fosse modificata solo per
mettere al riparo i giudici dai sacrifici che riguarderanno
anche gli altri comparti ministeriali, in molti dei quali
ci sono livelli retributivi sensibilmente inferiori, la decisione
politica sarebbe un clamoroso autogol sia per il governo,
sia per i sindacati, sia per i magistrati. Il governo sarebbe
accusato di essere debole verso il potere giudiziario, il
sindacato confederale sarebbe accusato di non essere in grado
di rappresentare adeguatamente gli interessi dei propri iscritti
perché questi meno forti del potere giudiziario ed i giudici
di essere corporativi, poiché più uguali degli altri pubblici
dipendenti in nome ed a difesa dei quali hanno proclamato
lo sciopero".
L'AIGA
non esprime alcuna valutazione sul merito della protesta dei
giudici, ma, commenta, "sarebbe stato più appropriato
se il sindacato delle toghe si fosse assunto la responsabilità,
motivandone le ragioni, di chiedere che la manovra risparmi
dai tagli solo i propri iscritti".
In
precedenza, l'ANM aveva sottolineato che la manovra economica
del Governo contiene misure punitive e incostituzionali e
"nonche' inaccettabili per i magistrati e per il funzionamento
del sistema giudiziario" e mina l'indipendenza del giudice
e quindi le garanzie per i cittadini", aggiungendo che
le misure "si inseriscono in un clima di costante aggressione
da parte di esponenti politici e istituzionali nei confronti
della magistratura, accompagnata da una campagna mediatica
di delegittimazione dei magistrati, dipinti come fannulloni
strapagati e politicizzati, e da interventi legislativi dichiaratamente
finalizzati ad impedire lo svolgimento delle indagini e dei
processi".
 
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