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06 giugno 2010
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Giustizia e manovra economica : ANM proclama lo sciopero
di Mauro W. Giannini

L'Associazione Nazionale Magistrati, ha proclamato per il 1° luglio uno sciopero, assieme alle altre magistrature contro la manovra economica varata dal Governo. Il Comitato direttivo centrale dell'ANM ha deliberato, inoltre, l'organizzazione, unitamente a tutte le componenti firmatarie del Patto per la Giustizia, di assemblee tra l'8 e il 18 giugno al fine di rappresentare all'opinione pubblica la situazione di grave disagio in cui versano i magistrati e simulare gli effetti della mancata supplenza. Il Comitato ha stabilito, ancora, che vengano organizzate, nella settimana dal 21 al 25 giugno, una o più giornate di mobilitazione e di protesta con sospensione delle attività di supplenza. Il Cdc ha deciso, infine, l'istituzione di un ufficio di assistenza e consulenza legale per i magistrati per l'eventuale proposizione di azioni giudiziarie.

L'Anm ha ribadito che "la manovra incide unicamente sul pubblico impiego, senza colpire gli evasori fiscali (già beneficiati da numerosi condoni), i patrimoni illeciti, le grandi rendite e le ricchezze del settore privato; paralizza l'intero sistema giudiziario, screditando e mortificando il personale amministrativo; svilisce la dignità della funzione giudiziaria e mina l'indipendenza e l'autonomia della magistratura; incide in misura rilevante soprattutto sulle retribuzioni dei magistrati più giovani che subiscono una riduzione di stipendio fino al 30 per cento. Questo significherà allontanarli dalla magistratura. E ancora, colpisce in maniera iniqua, indiscriminata e casuale. Ad esempio, un pubblico dipendente (magistrato o altro funzionario) con uno stipendio lordo di 150.000 euro subirà un taglio di stipendio di 3.000 euro lordi l'anno (cioè il 2% dello stipendio), mentre un magistrato di prima nomina con uno stipendio lordo di circa 40.000 euro subirà tagli complessivi per circa 10.000 euro lordi l'anno (circa il 25% dello stipendio)".

Secondo il sindacato delle toghe, "Questa manovra sta già provocando un massiccio 'esodo' di magistrati, gravemente penalizzati dalle misure concernenti il trattamento di fine rapporto, con conseguente grave scopertura degli organici già in sofferenza". L'ANM chiede al Governo interventi strutturali che consentirebbero di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare risorse per lo Stato, secondo le proposte più volte avanzate: la soppressione dei piccoli Tribunali e delle sezioni distaccate di Tribunali che consentirebbe di risparmiare, a regime, decine di milioni di euro; il recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia, circa 1 miliardo di euro l'anno; la sospensione dei processi con imputati irreperibili (che costano decine di milioni di euro solo per il pagamento delle spese di patrocinio)".

L'ANM conclude che "I magistrati sono consapevoli della crisi economica in cui versa il Paese e non intendono sottrarsi al loro dovere di cittadini e di contribuenti, ma devono denunciare che le misure approvate dal Governo sono ingiustamente punitive nei confronti loro e di tutto il settore pubblico. E' inaccettabile essere considerati non una risorsa, ma un costo o addirittura uno spreco per la giustizia".

"La decisione delle magistrature italiane di proclamare uno sciopero per protestare contro i tagli previsti dall’ultima manovra finanziaria agli stipendi di tutti i dipendenti pubblici ed a difesa dei magistrati più giovani, è stata definita sindacale e non politica dai suoi promotori. Si tratta di una presa di posizione del tutto inedita che fa assumere al sindacato delle toghe un ruolo improprio". Lo afferma l'Associazione Italiana Giovani Avvocati.

"Non è la protesta, e cioè se sia condivisibile che i magistrati ritengano ingiusti i tagli al pubblico impiego, che merita attenzione quanto le conseguenze: se prevarrà la tesi del sindacato dei giudici, la manovra dovrà essere emendata di tutti, ma proprio tutti, quegli interventi che incidono sui trattamenti stipendiali di tutti i dipendenti pubblici, e cioè il congelamento degli aumenti per tre anni e la riduzione del 5% e del 10% di quegli stipendi lordi che superino una certa soglia. Se invece la manovra fosse modificata solo per mettere al riparo i giudici dai sacrifici che riguarderanno anche gli altri comparti ministeriali, in molti dei quali ci sono livelli retributivi sensibilmente inferiori, la decisione politica sarebbe un clamoroso autogol sia per il governo, sia per i sindacati, sia per i magistrati. Il governo sarebbe accusato di essere debole verso il potere giudiziario, il sindacato confederale sarebbe accusato di non essere in grado di rappresentare adeguatamente gli interessi dei propri iscritti perché questi meno forti del potere giudiziario ed i giudici di essere corporativi, poiché più uguali degli altri pubblici dipendenti in nome ed a difesa dei quali hanno proclamato lo sciopero".

L'AIGA non esprime alcuna valutazione sul merito della protesta dei giudici, ma, commenta, "sarebbe stato più appropriato se il sindacato delle toghe si fosse assunto la responsabilità, motivandone le ragioni, di chiedere che la manovra risparmi dai tagli solo i propri iscritti".

In precedenza, l'ANM aveva sottolineato che la manovra economica del Governo contiene misure punitive e incostituzionali e "nonche' inaccettabili per i magistrati e per il funzionamento del sistema giudiziario" e mina l'indipendenza del giudice e quindi le garanzie per i cittadini", aggiungendo che le misure "si inseriscono in un clima di costante aggressione da parte di esponenti politici e istituzionali nei confronti della magistratura, accompagnata da una campagna mediatica di delegittimazione dei magistrati, dipinti come fannulloni strapagati e politicizzati, e da interventi legislativi dichiaratamente finalizzati ad impedire lo svolgimento delle indagini e dei processi".


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Dossier giustizia

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