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Intercettazioni
: allarme fra i giornalisti , da Feltri a De Gregorio
di
Tamara Gallera
Sono "Del tutto insufficienti le modifiche al ddl Alfano"
in quanto "la cronaca sulle notizie non può mai diventare
un reato e quindi oggetto di sanzioni. Conoscere i fatti è
un diritto vitale irrinunciabile per una corretta democrazia".
Lo hanno affermato il Segretario Generale e il Presidente
della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco
Siddi e Roberto Natale, apprendendo la notizia della calendarizzazione
al Senato del disegno di legge sulle intercettazioni, che
sara' discusso lunedi'. Da parte sua, il presidente della
Federazione Italiana Editori Giornali, Carlo Malinconico,
ha espresso la posizione degli editori, che cono "Contrari
e preoccupati".
A
margine dei lavori del congresso mondiale dei giornalisti,
a Cadice, in Spagna, i due leader della FNSI hanno affermato
che "Le ipotizzate novità, almeno per ora, sono clandestine.
I preannunci di ammorbidimento di sanzioni segnano sì una
riflessione in più da parte di chi sta proponendo un disegno
di legge incoerente con le esigenze di bilanciare diversi
diritti (giustizia, informazione e privacy) ma, per quanto
si può dedurre dalle indiscrezioni che circolano, non modificano
un elemento di sostanza che, invece, deve essere rimoss la
cronaca sulle notizienon può mai diventare un reato e quindi
oggetto di sanzioni, per editori e giornalisti, come le multe
e il carcere. All’aula del Senato, che – come ci ha detto
il Presidente Schifani – avrà il modo e il tempo di ricercare
l’equilibrio tra diritti fondamentali chiediamo una riflessione
nuova e l’opportunità che tutte le parti in causa, quindi
anche giornalisti ed editori, possano valutare eventuali nuove
proposte, qualunque sia il loro segno".
"Certamente
- hanno dichiarato Siddi e Natale - non possiamo non ribadire
quattro nostri punti fermi fondamentali: gli atti non più
segreti non possono essere interdetti alla pubblicazione;
una udienza filtro può e deve sgombrare il campo da ogni pregiudizio
e stabilire quali siano gli atti di indagine che hanno rilevanza
e, quindi,vengono depositati e resi disponibili anche per
la conoscenza pubblica mettendo da parte gli altri documenti
che riguardino persone o situazioni estranee; il Giurì per
la lealtà dell’informazione che entro tre giorni si pronunci
sui ricorsi per i casi di eventuale violazione della riservatezza
delle persone da parte dell’informazione; tempi certi, non
illimitati,della durata del segreto giudiziario. Occorre sempre
ricordare che il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere
e sapere i fatti di rilevante interesse pubblico è un diritto
vitale irrinunciabile da cui dipende il corretto funzionamento
del circuito democratico".
Nella
mattinata del 25 maggio vi era stato infatti un colloquio
telefonico tra il Presidente del Senato, Renato Schifani,
ed il Segretario generale della Fnsi. Schifani ha voluto spiegare
ai massimi esponenti del Sindacato dei giornalisti il senso
della decisione di portare lunedì prossimo in aula il disegno
di legge Alfano ed ha assicurato il suo massimo impegno, anche
in questi giorni prima del passaggio del ddl in aula, per
trovare un punto di equilibrio tra i diritti fondamentali
dei cittadini: giustizia, informazione e riservatezza. Il
Segretario della Fnsi, a quanto si apprende, ha ribadito al
presidente del Senato la posizione del sindacato dei giornalisti
e i motivi di profondo allarme che questo provvedimento ha
suscitato. La Fnsi ha infatti sottolineato come non ci possano
essere né censure preventive né forme di impedimento del diritto
fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere
informati su fatti di interesse pubblico e su come procedono
le inchieste giudiziarie.
L'allarme citato da Siddi e' emerso anche da un documento
documento condiviso dai direttori di testata riunitisi nella
sede della FNSI per iniziativa del sindacato. I direttori
e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale
della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno
di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e
completa informazione sottolinenando che "Questo disegno
di legge penalizza evanifica il diritto di cronaca, impedendo
a giornali e notiziari (new media inclusi) di dare notizie
delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano
la grande criminalità - fino all’udienza preliminare, cioè
per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni
casi, fino a 10. Le norme proposte violano il diritto fondamentale
dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati".
Fra
i direttori presenti a Roma er Milano in videoconferenza a
rappresentare giornali come Il Corriere della Sera, Il Sole
24 ore, Il Giornale, L’Unità, e altre importanti testate,
anche Vittorio Feltri, secondo cui il ddl Alfano e' "Un
provvedimento liberticida e anticostituzionale".
Ma,
oltre alle critiche, giungono anche le proposte: la Fnsi propone
si tenga un "udienza filtro" dove le parti, esaminati
gli atti, comprese le eventuali intercettazioni legali, decidano
cosa è pertinente al procedimento in atto e quindi può essere
reso pubblico, e cosa non riguarda le indagini e che va quindi
"secretato" al fine di proteggere la privacy delle
persone indagate o non indagate. "E'
bene sapere" nota Enrico Ferri, vicesegretario nazionale
della Fnsi, che il testo appena licenziato prevede, come quello
del giugno 2009, "il carcere per i giornalisti e il divieto
di pubblicare tutto quel che riguarda gli atti, ma anche le
attività d’indagine di un procedimento penale fino all’Udienza
preliminare". Si prevede infatti la reclusione da uno
a tre anni e la sospensione dalla professione fino a tre mesi.
Secondo Ferri, quindi, "l’apertura del Governo ad un
dibattito parlamentare in aula rappresenta uno spiraglio aperto
dalla mobilitazione, ma la discussione deve andare ben oltre
il testo licenziato dalla Camera per modificare a fondo le
norme bavaglio, e coniugare il rispetto dell’articolo 15 della
Costituzione con l’articolo 21, cosa possibile attuando la
proposta della Fnsi sull’udienza filtro".
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