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27 maggio 2010
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Intercettazioni : allarme fra i giornalisti , da Feltri a De Gregorio
di Tamara Gallera

Sono "Del tutto insufficienti le modifiche al ddl Alfano" in quanto "la cronaca sulle notizie non può mai diventare un reato e quindi oggetto di sanzioni. Conoscere i fatti è un diritto vitale irrinunciabile per una corretta democrazia". Lo hanno affermato il Segretario Generale e il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi e Roberto Natale, apprendendo la notizia della calendarizzazione al Senato del disegno di legge sulle intercettazioni, che sara' discusso lunedi'. Da parte sua, il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali, Carlo Malinconico, ha espresso la posizione degli editori, che cono "Contrari e preoccupati".

A margine dei lavori del congresso mondiale dei giornalisti, a Cadice, in Spagna, i due leader della FNSI hanno affermato che "Le ipotizzate novità, almeno per ora, sono clandestine. I preannunci di ammorbidimento di sanzioni segnano sì una riflessione in più da parte di chi sta proponendo un disegno di legge incoerente con le esigenze di bilanciare diversi diritti (giustizia, informazione e privacy) ma, per quanto si può dedurre dalle indiscrezioni che circolano, non modificano un elemento di sostanza che, invece, deve essere rimoss la cronaca sulle notizienon può mai diventare un reato e quindi oggetto di sanzioni, per editori e giornalisti, come le multe e il carcere. All’aula del Senato, che – come ci ha detto il Presidente Schifani – avrà il modo e il tempo di ricercare l’equilibrio tra diritti fondamentali chiediamo una riflessione nuova e l’opportunità che tutte le parti in causa, quindi anche giornalisti ed editori, possano valutare eventuali nuove proposte, qualunque sia il loro segno".

"Certamente - hanno dichiarato Siddi e Natale - non possiamo non ribadire quattro nostri punti fermi fondamentali: gli atti non più segreti non possono essere interdetti alla pubblicazione; una udienza filtro può e deve sgombrare il campo da ogni pregiudizio e stabilire quali siano gli atti di indagine che hanno rilevanza e, quindi,vengono depositati e resi disponibili anche per la conoscenza pubblica mettendo da parte gli altri documenti che riguardino persone o situazioni estranee; il Giurì per la lealtà dell’informazione che entro tre giorni si pronunci sui ricorsi per i casi di eventuale violazione della riservatezza delle persone da parte dell’informazione; tempi certi, non illimitati,della durata del segreto giudiziario. Occorre sempre ricordare che il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere i fatti di rilevante interesse pubblico è un diritto vitale irrinunciabile da cui dipende il corretto funzionamento del circuito democratico".

Nella mattinata del 25 maggio vi era stato infatti un colloquio telefonico tra il Presidente del Senato, Renato Schifani, ed il Segretario generale della Fnsi. Schifani ha voluto spiegare ai massimi esponenti del Sindacato dei giornalisti il senso della decisione di portare lunedì prossimo in aula il disegno di legge Alfano ed ha assicurato il suo massimo impegno, anche in questi giorni prima del passaggio del ddl in aula, per trovare un punto di equilibrio tra i diritti fondamentali dei cittadini: giustizia, informazione e riservatezza. Il Segretario della Fnsi, a quanto si apprende, ha ribadito al presidente del Senato la posizione del sindacato dei giornalisti e i motivi di profondo allarme che questo provvedimento ha suscitato. La Fnsi ha infatti sottolineato come non ci possano essere né censure preventive né forme di impedimento del diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati su fatti di interesse pubblico e su come procedono le inchieste giudiziarie.

L'allarme citato da Siddi e' emerso anche da un documento documento condiviso dai direttori di testata riunitisi nella sede della FNSI per iniziativa del sindacato. I direttori e le redazioni dei giornali italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, denunciano il pericolo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche per la libera e completa informazione sottolinenando che "Questo disegno di legge penalizza evanifica il diritto di cronaca, impedendo a giornali e notiziari (new media inclusi) di dare notizie delle inchieste giudiziarie – comprese quelle che riguardano la grande criminalità - fino all’udienza preliminare, cioè per un periodo che in Italia va dai 3 ai 6 anni e, per alcuni casi, fino a 10. Le norme proposte violano il diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioè ad essere informati". Fra i direttori presenti a Roma er Milano in videoconferenza a rappresentare giornali come Il Corriere della Sera, Il Sole 24 ore, Il Giornale, L’Unità, e altre importanti testate, anche Vittorio Feltri, secondo cui il ddl Alfano e' "Un provvedimento liberticida e anticostituzionale".

Ma, oltre alle critiche, giungono anche le proposte: la Fnsi propone si tenga un "udienza filtro" dove le parti, esaminati gli atti, comprese le eventuali intercettazioni legali, decidano cosa è pertinente al procedimento in atto e quindi può essere reso pubblico, e cosa non riguarda le indagini e che va quindi "secretato" al fine di proteggere la privacy delle persone indagate o non indagate. "E' bene sapere" nota Enrico Ferri, vicesegretario nazionale della Fnsi, che il testo appena licenziato prevede, come quello del giugno 2009, "il carcere per i giornalisti e il divieto di pubblicare tutto quel che riguarda gli atti, ma anche le attività d’indagine di un procedimento penale fino all’Udienza preliminare". Si prevede infatti la reclusione da uno a tre anni e la sospensione dalla professione fino a tre mesi. Secondo Ferri, quindi, "l’apertura del Governo ad un dibattito parlamentare in aula rappresenta uno spiraglio aperto dalla mobilitazione, ma la discussione deve andare ben oltre il testo licenziato dalla Camera per modificare a fondo le norme bavaglio, e coniugare il rispetto dell’articolo 15 della Costituzione con l’articolo 21, cosa possibile attuando la proposta della Fnsi sull’udienza filtro".

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