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22 maggio 2010
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Giornalisti Mediaset aderiscono alla protesta contro il decreto intercettazioni
di Mauro W. Giannini

Anche i Cdr di Tg5, News Mediaset, Sport Mediaset, Studio Aperto e Videonews hanno aderito alla proposta della Fnsi di organizzare una mobilitazione permanente e diffusa sul territorio che dovrà sfociare in uno sciopero nazionale dell'intera categoria qualora non vengano apportate significative e positive modifiche ai testi in discussione in parlamento sulle intercettazioni.

Per i CdR, "a tutti va riconosciuto il diritto innegabile alla privacy, ma i provvedimenti all’esame del Parlamento pongono ostacoli alla libertà di stampa e pertanto la nostra iniziativa è a tutela di tutti i cittadini. Un’iniziativa doverosa oggi, quella della Fnsi e dei giornalisti italiani, come del resto analogamente venne fatto quando provvedimenti simili furono proposti da una diversa maggioranza politica e da un diverso ministro".

Il Sindacato dei giornalisti aveva annunciato che farà una resistenza ed un’opposizione incessante. Il segretario nazionale, Franco Siddi, aveva spiegato che si tratta di "un disegno imposto dalla politica di comando alla maggioranza parlamentare che non ha eguali in nessun Paese di democrazia avanzata. Questa legge rende le notizie di cronaca un crimine e punta a nascondere, vietandone ogni notizia, le malefatte dei corrotti e i crimini più odiosi contro le persone".

Aveva rincarato la dose, parlando di "legalizzazione dell'omerta'", Carlo Parisi, Segretario del Sindacato dei Giornalisti della Calabria e membro della Giunta esecutiva FNSI, secondo cui si tratta di un "provvedimento che, se diventerà legge, sancirà la condanna a morte del diritto di cronaca e, più in generale, della libera informazione. Forse non tutti, giornalisti e cittadini, hanno bene in mente cosa prevede il decreto - aggiungeva Parisi - Perché, altrimenti, sarebbe già esplosa una rivoluzione, senza esagerazioni di sorta: a rischiare non è soltanto il diritto-dovere ad una corretta informazione, ma il significato più profondo e concreto della democrazia e della civiltà nel nostro Paese".

Un fatto ancor più grave, secondo Parisi, per regioni come la Calabria, la Sicilia, la Puglia e la Campania: "La legge, se diventerà tale, non consentirà più la pubblicazione degli atti giudiziari, anche quando non coperti da segreto istruttorio; non permetterà di pubblicare le intercettazioni che smascherano atti, progetti, menti criminose o semplicemente dediti alla truffa e al ladroneggio ai danni della collettività; negherà, insomma - concludeva il rappresentante sindacale dei giornalisti calabresi - il più sacrosanto dei diritti civili, quello di informare ed essere informati. Un diritto conquistato anche con la vita, in terre come la nostra".


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