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Giornalisti
Mediaset aderiscono alla protesta contro il decreto intercettazioni
di
Mauro W. Giannini
Anche i Cdr di Tg5, News Mediaset, Sport Mediaset, Studio
Aperto e Videonews hanno aderito alla proposta della Fnsi
di organizzare una mobilitazione permanente e diffusa sul
territorio che dovrà sfociare in uno sciopero nazionale dell'intera
categoria qualora non vengano apportate significative e positive
modifiche ai testi in discussione in parlamento sulle intercettazioni.
Per i CdR, "a tutti va riconosciuto il diritto innegabile
alla privacy, ma i provvedimenti all’esame del Parlamento
pongono ostacoli alla libertà di stampa e pertanto la nostra
iniziativa è a tutela di tutti i cittadini. Un’iniziativa
doverosa oggi, quella della Fnsi e dei giornalisti italiani,
come del resto analogamente venne fatto quando provvedimenti
simili furono proposti da una diversa maggioranza politica
e da un diverso ministro".
Il
Sindacato dei giornalisti aveva annunciato che farà una resistenza
ed un’opposizione incessante. Il segretario nazionale, Franco
Siddi, aveva spiegato che si tratta di "un disegno imposto
dalla politica di comando alla maggioranza parlamentare che
non ha eguali in nessun Paese di democrazia avanzata. Questa
legge rende le notizie di cronaca un crimine e punta a nascondere,
vietandone ogni notizia, le malefatte dei corrotti e i crimini
più odiosi contro le persone".
Aveva
rincarato la dose, parlando di "legalizzazione dell'omerta'",
Carlo Parisi, Segretario del Sindacato dei Giornalisti della
Calabria e membro della Giunta esecutiva FNSI, secondo cui
si tratta di un "provvedimento che, se diventerà legge,
sancirà la condanna a morte del diritto di cronaca e, più
in generale, della libera informazione. Forse non tutti, giornalisti
e cittadini, hanno bene in mente cosa prevede il decreto -
aggiungeva Parisi - Perché, altrimenti, sarebbe già esplosa
una rivoluzione, senza esagerazioni di sorta: a rischiare
non è soltanto il diritto-dovere ad una corretta informazione,
ma il significato più profondo e concreto della democrazia
e della civiltà nel nostro Paese".
Un
fatto ancor più grave, secondo Parisi, per regioni come la
Calabria, la Sicilia, la Puglia e la Campania: "La legge,
se diventerà tale, non consentirà più la pubblicazione degli
atti giudiziari, anche quando non coperti da segreto istruttorio;
non permetterà di pubblicare le intercettazioni che smascherano
atti, progetti, menti criminose o semplicemente dediti alla
truffa e al ladroneggio ai danni della collettività; negherà,
insomma - concludeva il rappresentante sindacale dei giornalisti
calabresi - il più sacrosanto dei diritti civili, quello di
informare ed essere informati. Un diritto conquistato anche
con la vita, in terre come la nostra".
 
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