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Associazioni
NoTav domani al parlamento europeo
di
staff
Una folta delegazione di cittadini italiani, francesi, baschi
e spagnoli - in rappresentanza delle popolazioni europee in
lotta contro i TAV - consegnera' domani 18 maggio 2010, alle
ore 10.00, la Carta di Hendaye al Parlamento Europeo a Strasburgo.
Tra i dossier che saranno presentati appaiono i sorprendenti
costi della militarizzazione dei cantieri dei sondaggi, che,
a giudizio degli organizzatori, "rappresentano la volontà
prevaricatrice e antidemocratica del governo italiano per
la realizzazione di un’opera inutile e devastante: la Lione-Torino".
La
Carta di Hendaye e' una dichiarazione comune di opposizione
contro le linee ferroviaria ad alta velocita' sottoscritta
il 23 gennaio 2010 da decine di associazioni che sono attive
da anni nei tre Stati membri (Italia, Francia e Spagna). Sara'
cosi' resa visibile la saldatura a livello europeo di queste
lotte a difesa della natura, della salute dei cittadini e
delle risorse economiche dell’Unione europea e degli Stati
membri. Nella delegazione No TAV italiana saranno presenti
- a dimostrazione del fecondo rapporto tra cittadini elettori
ed eletti che si e' stabilito in questa ventennale lotta -
i Sindaci di Avigliana, Sant'Ambrogio, San Didero, Vaie, Villarfocchiardo,
il Vice Presidente e un Assessore della Comunità Montana Val
Susa/Val Sangone, due Consiglieri della Regione Piemonte e
numerosi Consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione.
La delegazione italiana presenterà ed illustrerà tre dossier:
·
Le Delibere comunali di opposizione al TAV e ai sondaggi geognostici
approvate da 23 Comuni della Val Susa tra i mesi di ottobre
2009 e aprile 2010,
·
Le sei petizioni NO TAV inviate al Parlamento europeo tra
il 2003 e il 2008 il cui esame da parte della Commissione
delle Petizioni non è ancora terminato: questo ritardo rappresenta
un atteggiamento di non ascolto delle istituzioni europee
non accettabile nei confronti dei cittadini,
·
I Costi della campagna 2010 sondaggi geognostici e sicurezza,
nel quale è analizzata la militarizzazione imposta ai territori
per realizzare un’opera inutile e devastante, la Lione-Torino.
Il risultato dello studio, approntato dai Comitati NO TAV,
appare sconcertante ma non inatteso, visto l’imponente dispositivo
militare di difesa dei cantieri dei sondaggi della LTF che
richiama “tempi di guerra”.
Di
fronte a sondaggi geognostici del valore di pochi milioni
di euro, il costo della “sicurezza” rappresenterebbe per le
casse dello Stato italiano - e quindi per i contribuenti -
un impegno tra 50 e 100 milioni di euro. Ma tale militarizzazione
rappresenta anche una rilevante distrazione di forze di Pubblica
Sicurezza, Carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo Forestale
dello Stato dai loro compiti istituzionali di protezione dei
cittadini, al solo scopo di impedire lo svolgimento di democratiche
manifestazioni di dissenso. Questi dossier - unitamente alla
consegna di 32.000 firme nel 2007, le continue ed imponenti
manifestazioni di dissenso delle popolazioni che proseguono
da anni - sono la dimostrazione di un’opposizione tenace che
viene oscurata dai media e sottovalutata dalla politica allo
scopo di indebolirne la sua consistenza.
La
delegazione dimostrerà il ruolo fallimentare e di “anestetico
della democrazia” dell’Osservatorio tecnico, da anni denunciato
dai Comitati No TAV: questo organismo si è scelto interlocutori
compiacenti per accreditare nella Commissione Europea e nell’opinione
pubblica un inesistente unanime consenso dei territori alla
realizzazione della Lione-Torino, ma nei fatti è un tavolo
dove si riproducono disuguaglianze attraverso un’artificiale
parità e dove si mistifica la partecipazione. I Parlamentari
europei avranno l’occasione di constatare la diffusa mancanza
di consenso delle popolazioni e dei loro rappresentanti locali
alle linee ferroviarie ad alta velocità nonostante quanto
affermato dai promotori delle opere, anche in Spagna e in
Francia, Paesi che sono accreditati come totalmente favorevoli
al TAV.
I cittadini europei che si oppongono alle linee ad alta velocità
chiedono alla Commissione europea e al Parlamento europeo,
che sono i promotori delle politiche dei trasporti dell'Unione
europea sulle medie e lunghe distanza, di aprire una riflessione
sulla non necessità di grandi infrastrutture e una profonda
revisione della strategia dell'Ue in materia di trasporto
(TEN-T Trans European Networks - Transports). Ma al contempo
chiedono ai Governi di Francia, Italia e Spagna la cessazione
immediata delle attività e dei progetti TAV e l’apertura di
un vero dibattito pubblico uniforme a livello europeo sul
modello di trasporto, di sviluppo dei territori e sociale
che sono alla base dell’incremento incontrollato del TAV.
A questo riguardo le Delegazioni ricorderanno al Parlamento
europeo la Convenzione di Aarhus del 1998 che dà ai cittadini
e alle associazioni il diritto di ricevere le informazioni
ambientali detenute dalle autorità pubbliche, il diritto di
partecipare ai processi decisionali in materia, e infine il
diritto di rivedere le procedure per poter impugnare le decisioni
pubbliche che sono state fatte senza rispettare i due diritti
di cui sopra o la normativa ambientale in generale (accesso
alla giustizia). Chiederanno anche l’accesso alla conoscenza
dei finanziamenti erogati dall’UE e dalle BEI agli Stati membri.
Verrà inoltre richiamato il principio di precauzione la cui
portata è molto più ampia all’analisi economica costi/benefici
per le opere proposte (la cui necessità è sempre inderogabile)
e comprende considerazioni non economiche, quali l'efficacia
delle possibili azioni e la loro accettabilità da parte dei
cittadini.
Le
delegazioni ricorderanno che lo stesso Parlamento Europeo
ha ritenuto nel 2009 “ingiustificata l'introduzione di una
non meglio definita nozione di pilastro teorico della TEN-T
da aggiungere alla già lunga lista delle priorità, in contrasto
con l'obiettivo dichiarato dalla Commissione di migliorare
la credibilità della politica della TEN-T”. Le Delegazioni,
con senso di responsabilità, indicheranno anche le soluzioni
che consentirebbero di rispondere al diritto di tutti i cittadini
europei di avere un trasporto ferroviario decente e non riservato
ad una “elite di viaggiatori”, che consistono:
· nell’ammodernamento, manutenzione e ottimizzazione delle
linee esistenti, che rappresentano l'alternativa più accettabile
dal punto di vista ambientale e un costo finanziario molto
inferiore rispetto alla costruzione di nuove linee, soluzioni
già proposte nel "Libro bianco di Delors",
·
nella decrescita dei trasporti connessa ad una profonda trasformazione
del modello economico e sociale, dando la priorità alla prossimità
e alla rilocalizzazione dell'economia.
In conclusione, le Delegazioni No TAV rivendicheranno al Parlamento
Europeo, alla Commissione Europea e ai Governi degli Stati
membri un ruolo più rilevante, ossia "l’attribuzione
in ultima istanza alle popolazioni direttamente interessate
del processo decisionale, fondamento della vera democrazia
e dell'autonomia locale nei confronti di un modello di sviluppo
imposto".
 
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