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Intercettazioni
: Unci chiama i giornalisti alla mobilitazione
di
staff
Il diritto di informare dei giornalisti coincide con il diritto
di sapere dei cittadini. Il Consiglio Nazionale dell'Unci,
riunito a Viareggio il 16, 17 e 18 aprile, sollecita la Fnsi
e l'Ordine dei giornalisti a mobilitare l’intera categoria
per contrastare l'accelerazione che il Governo intende imprimere
al disegno di legge liberticida sulle intercettazioni. In
particolare, afferma l'UNCI, "appare inaccettabile la
prevista norma che impedirebbe la pubblicazione del contenuto
delle intercettazioni nella pausa che intercorre tra la misura
cautelare e lo svolgimento del dibattimento, creando così
un vuoto temporale incomprensibile e arbitrario".
Il
Consiglio nazionale dell'Unci, nel ribadire come con tale
normativa si attuerebbe una illegittima censura al diritto
di cronaca a danno della pubblica opinione, rinviando sine
die la pubblicità di atti già noti alle parti e non più segreti,
ricorda che se questa norma fosse stata già vigente, avrebbe
impedito ai cittadini di venire a conoscenza di fatti delittuosi
gravissimi, ledendo il loro imprescindibile diritto ad essere
informati. Solo a titolo di esempio l'Unci ricorda ancora
una volta le vicende della Clinica Santa Rita di Milano, le
risate di due imprenditori alla notizia del terremoto dell'Aquila,
il bacio in fronte del banchiere Fiorani a Fazio, la concussione
di un giudice tributario e di un suo consulente per aggiustare
una sentenza su controversie fiscali, le tangenti sulla Sanità
in Puglia, le torbide vicende del campionato di calc io.
Il CN dell'Unci, nel confermare l'impegno per contrastare
comunque l'uso improprio e inaccettabile di intercettazioni
nelle quali non si possano rilevare interessi pubblici, rilancia
la propria mobilitazione contro quelle parti della legge liberticide
e antidemocratiche che il Governo e il ministro Alfano si
ostinano a voler promulgare e in ogni caso si impegna fin
da ora, se il disegno di legge dovesse essere approvato, a
promuovere, d’intesa con le altre istituzioni del giornalismo,
un'azione legale nei confronti del Governo italiano presso
la Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo.
Condividendo le preoccupazioni di tanti colleghi per i continui
tentativi di soffocare la libertà di stampa e di comprimere
la critica giornalistica e il diritto/dovere di cronaca, l'UNCI
torna a chiedere, come gia' da tempo, la convocazione straordinaria
degli Stati generali della categoria, Consiglio nazionale
della FNSI e dell’Ordine dei giornalisti, consigli generali
di Inpgi e Casagiut, Consulta nazionale dei Comitati di redazione
per decidere iniziative a tutto campo a tutela di un’informazione
senza più lacci e laccioli. Stati generali "vieppiù necessari
nella prospettiva di una più volte annunciata Conferenza nazionale
sulla stampa con il Governo e gli editori".
Per l’Unci, il sindacato dei giornalisti "ha il sacrosanto
dovere di fare i conti con la crescente voglia di leggi liberticide
da parte del sistema dei poteri (il ddl Alfano sulle intercettazioni
è solo una di esse) che vorrebbe sbarazzarsi della mediazione
giornalistica. Occorre fare i conti con la mutazione genetica
della professione stretta fra l’incudine e il martello di
un Ordine anacronistico che il Parlamento si deve finalmente
decidere a rinnovare, di scuole di accesso inutili e costose
(è insabbiato nelle commissioni della Camera un ddl di riforma,
peraltro con un percorso di accesso ingombro di discriminazioni
e paletti), nonché di precariato sfruttato e di nuove figure
di informatori/comunicatori che rivendicano la liberalizzazione
della professione".
"La
categoria dei giornalisti - sottolinea l'associazione presieduta
da Guido Columba deve inoltre - fare i conti con la crisi
esistenziale dell’editoria che cerca di salvare capra e cavoli
a colpi di licenziamenti e di prepensionamenti, mentre la
piccola editoria rischia il tracollo a causa del rincaro delle
tariffe postali".
L'associazione
dei cronisti sottinea infine che "La crisi economica
sta avendo pesantissime ricadute sul mondo dell’editoria,
già indebolito dall’assoluta carenza di progettualità strategica
da parte delle aziende. Sono già una trentina le società che
hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali e la Fnsi
stima in oltre 700 i colleghi che lasceranno le redazioni
a fine 2010. È doveroso quindi il massimo sostegno solidale
della categoria - morale, ma anche sostanziale - verso i tanti
giornalisti che stanno perdendo il proprio posto di lavoro
e in particolare nei confronti di quelli ancora lontani dal
pensionamento o costretti a quel precariato collaborativo
che viene eufemisticamente definito 'freelance'."
"Il
grave rischio per questi colleghi - spiega l'UNCI - è quello
di finire in un limbo di scoraggiante isolamento, ritrovandosi
estromessi dal ritmo attivo della produzione giornalistica
e dunque con sempre meno possibilità di reale reinserimento
lavorativo. Per non parlare delle preoccupanti ricadute sul
piano psicologico e della socialità. In questo senso un aiuto
concreto ed efficace - propongono i cronisti - può venire
dalla creazione di postazioni di lavoro giornalistico attrezzate
gratuite, da attivare in sintonia con le associazioni stampa
territoriali e la collaborazione delle istituzioni (che potrebbero
concedere i locali) e delle forze imprenditoriali (Camere
di Commercio). Le sale “Free Press” - con accesso e uso regolamentati
in modo appropriato - consentirebbero a questi colleghi in
difficoltà di poter lavorare nella piena disponibilità di
mezzi (telefono, web, agenzie) e permetterebbero di ricreare
quel positivo clima di collaborazione collettiva che è proprio
dell’ambiente redazionale".
Il Consiglio nazionale UNCI si impegna a promuovere la creazione
di postazioni di lavoro attrezzate gratuite ad uso dei colleghi
disoccupati e freelance, ricercando a tal fine le necessarie
collaborazioni con le associazioni stampa territoriali, le
istituzioni e le forze imprenditoriali locali.
 
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