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Riforma
forense : pro e contro le posizioni di Alfano
di
Mauro W. Giannini
"E' molto importante che il ministro della giustizia
abbia motivato la necessità di definire alcuni principi generali
in materia di professioni intellettuali muovendo dal presupposto
che professionista e consumatore non sono controparti e che
il legame tra il cittadino e il libero professionista è basato
sulla fiducia nella qualità delle prestazioni". Lo ha
dichiarato il Presidente dei Giovani Avvocati Italiani, Giuseppe
Sileci, commentando gli esiti dell’incontro di ieri tra il
Ministro della Giustizia Alfano ed i presidenti dei consigli
nazionali degli ordini professionali.
"Quanto poi alle dichiarazioni dell’Onorevole Bersani ed alle
preoccupazioni da questi esternate per i riflessi negativi
che la riforma immaginata dal Ministro possa avere sulle giovani
generazioni, è sufficiente osservare che, a distanza di 4
anni dalle sue liberalizzazioni, i giovani non hanno apprezzato
alcun concreto beneficio ma, semmai, hanno dovuto constatare
l’aggravarsi della loro già notevole condizione di precarietà
ed un progressivo impoverimento" ha aggiunto l’avvocato Sileci,
il quale ha concluso invitando il segretario del PD a riflettere
sul fatto che dietro a ciascun consumatore c’è un impiegato,
un operaio, un pensionato, un professionista, un piccolo imprenditore
e che la difesa ad ogni costo del consumatore, preoccupandosi
solo della possibilità di questo soggetto di acquistare a
costi più bassi ma ignorando totalmente la sua capacità di
produrre reddito, è una politica esclusivamente a favore della
grande impresa e non dei cittadini.
Anche il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido
Alpa, presente all'incontro, ha apprezzato il passaggio del
discorso del ministro che ha spiegato come la riforma non
è destinata a mettere in contrapposizione gli interessi degli
avvocati (e degli altri professionisti) con quelli dei cittadini,
tanto da puntare su principi che tendono alla tutela di interessi
generali: il ripristino delle tariffe minime dovrà essere
all’insegna della trasparenza e chiarezza (progetto al quale
il Cnf sta già lavorando), dovrà puntarsi alla qualificazione
e all’aggiornamento costante, gli Ordini saranno preservati
ma come garanzia di qualità nella loro autodisciplina. Se
questioni aperte ci sono, per gli avvocati queste sono legate
alla compatibilità/corrispondenza tra la normativa futura
e quella già in vigore".
Rispondendo alle critiche indirizzate alla riforma forense
da Antitrust e dalle rappresentanze delle imprese, Alpa ha
sottolineato come "esse siano spesso il frutto di una
interpretazione ideologica orientata. Le tariffe fungono per
esempio da strumenti di perequazione sociale: assicurano un
uguale trattamento tra il cliente potente (banche/assicurazioni)
e il comune cittadino. Quella della concorrenza è una ideologia
nel senso che in alcuni ambienti si considera la concorrenza
un bene in sé, assoluto. In realtà esso va contemperato con
altri interessi anche generali: l’interesse pubblico, la tutela
del cittadini, la qualificazione del professionista".
Per
Alpa, in Italia il mercato forense è aperto: si vede dai numeri
nel confronto europeo: 230mila avvocati di cui 46mila patrocinanti
in Cassazione; in Inghilterra 110mila solicitors e 12mila
barrister, unici ad avere accesso alle Corti; in Germania
120mila avvocati di cui solo 40 patrocinanti in cassazione;
in Francia 48 su 48mila. "Negli altri paesi Ue esiste
un monopolio", ha commentato il presidente del CNF.
Secondo
l'Unione Camere Penali, e' "Inaccettabile il tentativo del
PD di bloccare la riforma forense. Demagogico e insensato
il richiamo ai giovani e all'accesso. Forse la senatrice Finocchiaro
e' rimasta l'unica a non accorgersi della valanga di accessi
indiscriminati di giovani e meno giovani alla professione
forense che ha devastato la qualita' dell' avvocatura e consegnato
i cittadini nelle mani di professionisti impreparati. Bloccare
la riforma sarebbe oggi un regalo ai poteri forti e manterrebbe
la difesa in una condizione di debolezza nel processo e di
incapacita' di tutelare appieno i diritti dei cittadini a
fronte dello strapotere dell' autorita' giudiziaria. Ma forse
e' proprio questa dimensione paternalistica della giurisdizione
che auspicano il PD e la senatrice Finocchiaro?".
Di parere opposto, invece, le associazioni di difesa dei diritti
dei consumatori, che reputano ogni forma di limitazione del
ruolo di difesa ai soli avvocati un limite non solo per le
tasche dei cittadini, ma anche per i loro diritti nei confronti
degli stessi legali.
Primo
Mastrantoni, segretario dell'Associazione Diritti Utenti e
Consumatori, denuncia che il ddl sulla riforma forense attualmente
in discussione al Senato "prevede la riduzione del numero
degli avvocati in circolazione (oggi sono circa 230.000),
l’annullamento della competizione nel mercato dei servizi
legali (leggi alla voce riserva delle consulenze, con l’eccezione,
voluta da Confindustria, per i consulenti interni alle aziende)
anche attraverso la messa al bando della pubblicita' e la
reintroduzione delle tariffe minime obbligatorie. Si tende,
insomma, a limitare la concorrenza, il che comporta un aumento
dei prezzi e, probabilmente, una diminuzione della qualita'
del servizio. Ecco il danno per il cittadino! Eppure il governo
Berlusconi si dichiara liberale, vale a dire che la sua attivita'
dovrebbe tendere a liberalizzare le professioni, non a chiuderle
in un dorato ghetto corporativo a danno dei cittadini, utenti
di un servizio che vorrebbero dinamico e, soprattutto, non
eccessivamente oneroso".
Gli
fa eco il presidente Vincenzo Donvito, che accusa il ministro
di "corporativismo" e afferma che "Angiolino
Alfano e' un ostacolo e non un interlocutore". Donvito
critica anche l'interpretazione che il ministro da' al vocabolo
"consumatore", che invece "non e' sinonimo
di cliente (obbligato, quindi suddito), ma soggetto portatore
di interessi e diritti nell'ambito di un rapporto economico
paritario. Rapporto economico che il nostro ministro dimostra
di ignorare del tutto, quando lo considera solo come rapporto
di fiducia tra il professionista (detentore della scienza)
e il fruitore dello stesso". In definitiva, e' la critica,
"si tratta di una riforma dei potenti contro i cittadini",
di "corporativismo traverstito da modernismo" e
l'interpretazione da cui deriva la riforma e' "Il perfetto
contrario di qualunque politica liberale e liberista".
Ma
che sia una riforma corporativa lo afferma anche l'Unione
dei Giovani Avvocati Italiani, che a novembre scorso aveva
organizzato una manifestazione in Piazza Navona a Roma per
dare la possibilita' ai cittadini ed agli avvocati di esprimere
pubblicamente il proprio no a quella che definiva "controriforma
forense". Secondo il presidente UGAI, Gaetano Romano,
si tratta "di una riforma favorevole alle gerarchie ordinistiche
ma contro la base della classe forense, i consumatori ed il
sistema produttivo italiano. Secondi i calcoli fatti saranno
circa 50.000 gli avvocati cancellati dagli albi professionali
a causa dell’ illiberale normativa sulla continuità professionale.
Gli avvocati a rischio cancellazione dall’albo professionale
per non continuità professionale saranno indotti ad incardinare
cause, anche pretestuose, con gravissimo danno per il sistema
giustizia e per i cittadini". Critiche
anche per l'abolizione dell’abilitazione automatica per diventare
cassazionista "voluta sostanzialmente dal Consiglio Nazionale
Forense composto solo da avvocati già cassazionisti - risponde
ad una miopia gerontocratica che vede i giovani avvocati bersagli
predestinati della riforma".
 
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