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17 aprile 2010
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Riforma forense : pro e contro le posizioni di Alfano
di Mauro W. Giannini

"E' molto importante che il ministro della giustizia abbia motivato la necessità di definire alcuni principi generali in materia di professioni intellettuali muovendo dal presupposto che professionista e consumatore non sono controparti e che il legame tra il cittadino e il libero professionista è basato sulla fiducia nella qualità delle prestazioni". Lo ha dichiarato il Presidente dei Giovani Avvocati Italiani, Giuseppe Sileci, commentando gli esiti dell’incontro di ieri tra il Ministro della Giustizia Alfano ed i presidenti dei consigli nazionali degli ordini professionali.

"Quanto poi alle dichiarazioni dell’Onorevole Bersani ed alle preoccupazioni da questi esternate per i riflessi negativi che la riforma immaginata dal Ministro possa avere sulle giovani generazioni, è sufficiente osservare che, a distanza di 4 anni dalle sue liberalizzazioni, i giovani non hanno apprezzato alcun concreto beneficio ma, semmai, hanno dovuto constatare l’aggravarsi della loro già notevole condizione di precarietà ed un progressivo impoverimento" ha aggiunto l’avvocato Sileci, il quale ha concluso invitando il segretario del PD a riflettere sul fatto che dietro a ciascun consumatore c’è un impiegato, un operaio, un pensionato, un professionista, un piccolo imprenditore e che la difesa ad ogni costo del consumatore, preoccupandosi solo della possibilità di questo soggetto di acquistare a costi più bassi ma ignorando totalmente la sua capacità di produrre reddito, è una politica esclusivamente a favore della grande impresa e non dei cittadini.

Anche il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, presente all'incontro, ha apprezzato il passaggio del discorso del ministro che ha spiegato come la riforma non è destinata a mettere in contrapposizione gli interessi degli avvocati (e degli altri professionisti) con quelli dei cittadini, tanto da puntare su principi che tendono alla tutela di interessi generali: il ripristino delle tariffe minime dovrà essere all’insegna della trasparenza e chiarezza (progetto al quale il Cnf sta già lavorando), dovrà puntarsi alla qualificazione e all’aggiornamento costante, gli Ordini saranno preservati ma come garanzia di qualità nella loro autodisciplina. Se questioni aperte ci sono, per gli avvocati queste sono legate alla compatibilità/corrispondenza tra la normativa futura e quella già in vigore".

Rispondendo alle critiche indirizzate alla riforma forense da Antitrust e dalle rappresentanze delle imprese, Alpa ha sottolineato come "esse siano spesso il frutto di una interpretazione ideologica orientata. Le tariffe fungono per esempio da strumenti di perequazione sociale: assicurano un uguale trattamento tra il cliente potente (banche/assicurazioni) e il comune cittadino. Quella della concorrenza è una ideologia nel senso che in alcuni ambienti si considera la concorrenza un bene in sé, assoluto. In realtà esso va contemperato con altri interessi anche generali: l’interesse pubblico, la tutela del cittadini, la qualificazione del professionista". Per Alpa, in Italia il mercato forense è aperto: si vede dai numeri nel confronto europeo: 230mila avvocati di cui 46mila patrocinanti in Cassazione; in Inghilterra 110mila solicitors e 12mila barrister, unici ad avere accesso alle Corti; in Germania 120mila avvocati di cui solo 40 patrocinanti in cassazione; in Francia 48 su 48mila. "Negli altri paesi Ue esiste un monopolio", ha commentato il presidente del CNF.

Secondo l'Unione Camere Penali, e' "Inaccettabile il tentativo del PD di bloccare la riforma forense. Demagogico e insensato il richiamo ai giovani e all'accesso. Forse la senatrice Finocchiaro e' rimasta l'unica a non accorgersi della valanga di accessi indiscriminati di giovani e meno giovani alla professione forense che ha devastato la qualita' dell' avvocatura e consegnato i cittadini nelle mani di professionisti impreparati. Bloccare la riforma sarebbe oggi un regalo ai poteri forti e manterrebbe la difesa in una condizione di debolezza nel processo e di incapacita' di tutelare appieno i diritti dei cittadini a fronte dello strapotere dell' autorita' giudiziaria. Ma forse e' proprio questa dimensione paternalistica della giurisdizione che auspicano il PD e la senatrice Finocchiaro?".

Di parere opposto, invece, le associazioni di difesa dei diritti dei consumatori, che reputano ogni forma di limitazione del ruolo di difesa ai soli avvocati un limite non solo per le tasche dei cittadini, ma anche per i loro diritti nei confronti degli stessi legali.

Primo Mastrantoni, segretario dell'Associazione Diritti Utenti e Consumatori, denuncia che il ddl sulla riforma forense attualmente in discussione al Senato "prevede la riduzione del numero degli avvocati in circolazione (oggi sono circa 230.000), l’annullamento della competizione nel mercato dei servizi legali (leggi alla voce riserva delle consulenze, con l’eccezione, voluta da Confindustria, per i consulenti interni alle aziende) anche attraverso la messa al bando della pubblicita' e la reintroduzione delle tariffe minime obbligatorie. Si tende, insomma, a limitare la concorrenza, il che comporta un aumento dei prezzi e, probabilmente, una diminuzione della qualita' del servizio. Ecco il danno per il cittadino! Eppure il governo Berlusconi si dichiara liberale, vale a dire che la sua attivita' dovrebbe tendere a liberalizzare le professioni, non a chiuderle in un dorato ghetto corporativo a danno dei cittadini, utenti di un servizio che vorrebbero dinamico e, soprattutto, non eccessivamente oneroso".

Gli fa eco il presidente Vincenzo Donvito, che accusa il ministro di "corporativismo" e afferma che "Angiolino Alfano e' un ostacolo e non un interlocutore". Donvito critica anche l'interpretazione che il ministro da' al vocabolo "consumatore", che invece "non e' sinonimo di cliente (obbligato, quindi suddito), ma soggetto portatore di interessi e diritti nell'ambito di un rapporto economico paritario. Rapporto economico che il nostro ministro dimostra di ignorare del tutto, quando lo considera solo come rapporto di fiducia tra il professionista (detentore della scienza) e il fruitore dello stesso". In definitiva, e' la critica, "si tratta di una riforma dei potenti contro i cittadini", di "corporativismo traverstito da modernismo" e l'interpretazione da cui deriva la riforma e' "Il perfetto contrario di qualunque politica liberale e liberista".

Ma che sia una riforma corporativa lo afferma anche l'Unione dei Giovani Avvocati Italiani, che a novembre scorso aveva organizzato una manifestazione in Piazza Navona a Roma per dare la possibilita' ai cittadini ed agli avvocati di esprimere pubblicamente il proprio no a quella che definiva "controriforma forense". Secondo il presidente UGAI, Gaetano Romano, si tratta "di una riforma favorevole alle gerarchie ordinistiche ma contro la base della classe forense, i consumatori ed il sistema produttivo italiano. Secondi i calcoli fatti saranno circa 50.000 gli avvocati cancellati dagli albi professionali a causa dell’ illiberale normativa sulla continuità professionale. Gli avvocati a rischio cancellazione dall’albo professionale per non continuità professionale saranno indotti ad incardinare cause, anche pretestuose, con gravissimo danno per il sistema giustizia e per i cittadini". Critiche anche per l'abolizione dell’abilitazione automatica per diventare cassazionista "voluta sostanzialmente dal Consiglio Nazionale Forense composto solo da avvocati già cassazionisti - risponde ad una miopia gerontocratica che vede i giovani avvocati bersagli predestinati della riforma".


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