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13 aprile 2010
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Diritti umani nel curriculum dell'avvocato : scelta europea
di staff

I diritti umani nel curriculum dell'avvocato. E' la scelta delle avvicature europee, riunitesi il 9 e 10 aprile a Roma per la seconda Conferenza svoltasi su iniziativa del Consiglio nazionale forense e della Scuola superiore dell’avvocatura.

In una dichiarazione finale, messa a punto dal vicepresidente della Scuola superiore dell’avvocatura Alarico Mariani Marini e approvata dall'assemblea, si mira ad impegnare le avvocature europee a “inserire in modo stabile nei programmi di formazione dell’avvocato, sia per l’accesso che permanente, lo studio dei diritti umani e fondamentali, predisponendo apposite linee- guida e corsi per formatori”, “a favorire la conoscenza della giurisprudenza delle Corte europee e costituzionali per consolidare le esperienze e le tecniche applicative anche nelle questioni interne”, oltre che ad intensificare gli scambi reciproci. Oltre all’impegno in via diretta, le avvocature vogliono fare pressing sui proprio governi affinché “rafforzino e rendano effettiva la tutela dei diritti umani e fondamentali”, sostenendo la formazione di avvocati e magistrati e “ne introducano l’insegnamento obbligatorio nelle scuole di ogni ordine e grado”.

Quanto sia complessa la sfida che i diritti umani pongano alla classe forense è emersa nella due giorni di confronto. Non solo per la complessità delle fonti (dalle Costituzionali nazionali, ai Trattati comunitari e ora anche dalla Carta di Nizza, dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo alle convenzioni pattizie), per le sovrapposizioni tre le Corti, nazionali e internazionali, che se ne occupano e per le difformità tra le loro giurisprudenze. Ma anche perché sono tanti gli ambiti nei quali i diritti inviolabili della persona, dati per riconosciuti sulle Carte, subiscono gravi violazioni: immigrazione, asilo, lavoro, salute, carceri, ambiente etc. Oggi i paesi dell’Unione europea hanno però un nuovo stimolo: perché con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la Carta europea dei diritti fondamentali ha assunto una valenza giuridica vincolante per gli Stati membri e per l’Unione. Non solo. Dal 2007 la Ue si è dotata di una Agenzia per i diritti fondamentali.

La difficoltà per l’avvocato nell’acquisire un bagaglio di conoscenza all’altezza del ruolo di difensore dei diritti umani è stata messa in luce nel corso della Conferenza romana da Antonio Di Muro, rappresentante dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: “L’avvocato esperto dei diritti umani deve conoscere e padroneggiare il diritto internazionale, in tutte le sue regole, deve conoscere e padroneggiare il diritto dell’Unione europea, deve confrontarsi con gli ordinamenti nazionali diversi dal proprio. Deve usare creatività e coraggio. E deve avere un grande bagaglio di conoscenze ulteriori circa il contesto sociale/politico/religioso in cui ci si muove ”. E a dimostrazione, Di Muro ha esemplificato la complessità trattando delle questioni inerenti al diritto d’asilo e al principio di non refoulement posto dalla Convenzione di Ginevra.

Ha spostato l’analisi sui complicati rapporti tra Unione europea e Convenzione europea dei diritti umani e sulle differenze a volte sostanziali tra le due rispettive corti, Nicola Lettieri, co-agente del governo italiano presso la Corte europea dei diritti dell’Uomo. La sfida a questo punto, dopo che la Carta di Nizza è diventata vincolante, è l’adesione della Ue alla Convenzione. “Gli scenari dell’adesione sono molteplici e dipenderanno in gran parte dall’esito dei negoziati”, ha riferito Lettieri. “Tuttavia la Commissione europea sostiene che il controllo esterno della Cedu sull’Unione, in materia di rispetto dei diritti umani, costituisce un obiettivo politico ed altamente simbolico che l’Unione deve assolutamente perseguire”.

Quanto sia aperto il cantiere, in tutti i sensi, lo ha testimoniato Jhoanna Rinceanu (Max Planck Institute for foreign and International criminal law, che parlando delle prossime riforme che investiranno la Corte europea dei diritti dell’uomo nel prossimo giugno 2010 con l’entrata in vigore del protocollo 14, ha evidenziato come queste siano ancora insufficienti a disegnare un ruolo dell’avvocato quale protagonista e a restituire efficienza alla Corte di Strasburgo. “Dal punto di vista del ricorrente dovrebbe essere introdotto l’obbligo di difesa tecnica già nella fase introduttiva del processo e dovrebbe essere prevista la figura del difensore d’ufficio”, ha evidenziato.


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