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Diritti
umani nel curriculum dell'avvocato : scelta europea
di
staff
I diritti umani nel curriculum dell'avvocato. E' la scelta
delle avvicature europee, riunitesi il 9 e 10 aprile a Roma
per la seconda Conferenza svoltasi su iniziativa del Consiglio
nazionale forense e della Scuola superiore dell’avvocatura.
In
una dichiarazione finale, messa a punto dal vicepresidente
della Scuola superiore dell’avvocatura Alarico Mariani Marini
e approvata dall'assemblea, si mira ad impegnare le avvocature
europee a “inserire in modo stabile nei programmi di formazione
dell’avvocato, sia per l’accesso che permanente, lo studio
dei diritti umani e fondamentali, predisponendo apposite linee-
guida e corsi per formatori”, “a favorire la conoscenza della
giurisprudenza delle Corte europee e costituzionali per consolidare
le esperienze e le tecniche applicative anche nelle questioni
interne”, oltre che ad intensificare gli scambi reciproci.
Oltre
all’impegno in via diretta, le avvocature vogliono fare pressing
sui proprio governi affinché “rafforzino e rendano effettiva
la tutela dei diritti umani e fondamentali”, sostenendo la
formazione di avvocati e magistrati e “ne introducano l’insegnamento
obbligatorio nelle scuole di ogni ordine e grado”.
Quanto
sia complessa la sfida che i diritti umani pongano alla classe
forense è emersa nella due giorni di confronto. Non solo per
la complessità delle fonti (dalle Costituzionali nazionali,
ai Trattati comunitari e ora anche dalla Carta di Nizza, dalla
Convenzione europea sui diritti dell’uomo alle convenzioni
pattizie), per le sovrapposizioni tre le Corti, nazionali
e internazionali, che se ne occupano e per le difformità tra
le loro giurisprudenze. Ma anche perché sono tanti gli ambiti
nei quali i diritti inviolabili della persona, dati per riconosciuti
sulle Carte, subiscono gravi violazioni: immigrazione, asilo,
lavoro, salute, carceri, ambiente etc. Oggi
i paesi dell’Unione europea hanno però un nuovo stimolo: perché
con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, la Carta
europea dei diritti fondamentali ha assunto una valenza giuridica
vincolante per gli Stati membri e per l’Unione. Non solo.
Dal 2007 la Ue si è dotata di una Agenzia per i diritti fondamentali.
La
difficoltà per l’avvocato nell’acquisire un bagaglio di conoscenza
all’altezza del ruolo di difensore dei diritti umani è stata
messa in luce nel corso della Conferenza romana da Antonio
Di Muro, rappresentante dell’Alto commissariato delle Nazioni
Unite per i rifugiati: “L’avvocato esperto dei diritti umani
deve conoscere e padroneggiare il diritto internazionale,
in tutte le sue regole, deve conoscere e padroneggiare il
diritto dell’Unione europea, deve confrontarsi con gli ordinamenti
nazionali diversi dal proprio. Deve usare creatività e coraggio.
E deve avere un grande bagaglio di conoscenze ulteriori circa
il contesto sociale/politico/religioso in cui ci si muove
”. E a dimostrazione, Di Muro ha esemplificato la complessità
trattando delle questioni inerenti al diritto d’asilo e al
principio di non refoulement posto dalla Convenzione di Ginevra.
Ha spostato l’analisi sui complicati rapporti tra Unione europea
e Convenzione europea dei diritti umani e sulle differenze
a volte sostanziali tra le due rispettive corti, Nicola Lettieri,
co-agente del governo italiano presso la Corte europea dei
diritti dell’Uomo. La sfida a questo punto, dopo che la Carta
di Nizza è diventata vincolante, è l’adesione della Ue alla
Convenzione. “Gli scenari dell’adesione sono molteplici e
dipenderanno in gran parte dall’esito dei negoziati”, ha riferito
Lettieri. “Tuttavia la Commissione europea sostiene che il
controllo esterno della Cedu sull’Unione, in materia di rispetto
dei diritti umani, costituisce un obiettivo politico ed altamente
simbolico che l’Unione deve assolutamente perseguire”.
Quanto sia aperto il cantiere, in tutti i sensi, lo ha testimoniato
Jhoanna Rinceanu (Max Planck Institute for foreign and International
criminal law, che parlando delle prossime riforme che investiranno
la Corte europea dei diritti dell’uomo nel prossimo giugno
2010 con l’entrata in vigore del protocollo 14, ha evidenziato
come queste siano ancora insufficienti a disegnare un ruolo
dell’avvocato quale protagonista e a restituire efficienza
alla Corte di Strasburgo. “Dal punto di vista del ricorrente
dovrebbe essere introdotto l’obbligo di difesa tecnica già
nella fase introduttiva del processo e dovrebbe essere prevista
la figura del difensore d’ufficio”, ha evidenziato.
 
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