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Carcere
: UCPI e SAPPE su sovraffollamento
di
Mauro W. Giannini
Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno nel primo
semestre dell’anno 2009, il numero dei reati è calato rispetto
all’anno precedente del 6% mentre il numero degli arresti
aumenta del 5%, confermando la tendenza in atto negli ultimi
anni. Da ciò si deduce che nel paese non c’è allarme criminalità
e l’attività di contrasto delle Forze di Polizia consente
il controllo del territorio e la significativa diminuzione
del numero dei reati. Cresce invece il numero dei detenuti
nelle carceri italiane di 800 unità al mese. Sono oltre 67.000
i detenuti ristretti, di cui circa 25.000 sono stranieri.
"Come conseguenza del sovraffollamento - denuncia l'Unione
Camere Penali Italiane - cresce anche il numero dei suicidi,
segnale drammatico delle condizioni di disagio fisico e psichico
in cui vivono i detenuti". "L’UCPI ha più volte ribadito,
anche negli ultimi mesi, la necessità di predisporre iniziative
legislative idonee a tutelare i diritti dei detenuti nelle
carceri italiane e a contenere il sovraffollamento. Sono assolutamente
necessari provvedimenti che prevedano l’uso della misura cautelare
carceraria quale extrema ratio e il ripristino delle misure
alternative alla detenzione", ha sottolineato il Responsabile
dell’Osservatorio Carcere UCPI, avv. Roberto D’Errico, aggiungendo
che l'associazione dei penalisti "non è contraria alla
creazione di nuovi posti nelle carceri così come è favorevole
alla assunzione di nuovi agenti della polizia penitenziaria,
però tale percorso è insufficiente e non è in grado di rimuovere
le cause del sovraffollamento".
Pur
apprezzando la proposta del Ministro Alfano indicata nella
bozza del disegno di legge "quale segno di un’inversione di
tendenza nella politica legislativa del governo in materia
penitenziaria", nel concreto la giudica "insufficiente sia
in relazione alle preclusioni soggettive ed oggettive in essa
previste così come nei limiti temporali fissati. Occorre,
però, fare presto, accelerando l’iter legislativo e lavorando
altresì nella direzione di ulteriormente migliorare anche
con altre proposte il percorso intrapreso". L’UCPI invita
pertanto il Governo, il Parlamento e le Forze politiche ad
intervenire urgentemente sul carcere, a tutela dei diritti
dei detenuti, manifestando piena disponibilità per contribuire
a combattere il drammatico fenomeno del sovraffollamento.
Approvazione per tale posizione e' stata espressa dal segretario
del Sindacato autonomo penitenziario Sappe, Donato Capece,
sottolineando che "oggi le celle italiane contano 67.178 presenze
(42.197 gli italiani, 24.981 gli stranieri) a fronte di una
ricettivita' regolamentare pari a circa 43mila posti". Anche
per questo nei giorni scorsi il sindacato ha sollecitato il
Ministero della Giustizia e il DAP affinche' il Piano carceri
del Governo trovi una prima urgente applicazione nelle parti
in cui si prevedono interventi normativi che permettano l'assunzione
di 2mila Agenti di Polizia Penitenziaria e l'introduzione
della possibilita' di detenzione domiciliare per chi deve
scontare solo un anno di pena residua e di messa alla prova
delle persone imputabili per reati fino a tre anni, che potranno
cosi' svolgere lavori di pubblica utilita'".
Il
SAPPE si augura "una svolta bipartisan di Governo e Parlamento
per una nuova politica della pena, necessaria e non piu' differibile,
che ripensi organicamente il carcere e l'Istituzione penitenziaria,
anche alla luce della sostanziale inefficacia degli effetti
dell'indulto, per varare una legislazione penitenziaria che
preveda un maggiore ricorso alla misure alternative alla detenzione,
delineando per la Polizia Penitenziaria - aggiunge - un nuovo
impiego ed un futuro operativo, al di la' delle mura del carcere,
parallelamente all'affermarsi del suo ruolo quale quello di
vera e propria polizia dell'esecuzione penale.' Capece si
augura che "la classe governativa e politica non ripetano
gli errori del passato quando, approvato l'indulto, non 'ripensarono',
allora, il carcere adottando rimedi di fondo al sistema penitenziario,
chiesti autorevolmente piu' volte anche dal Capo dello Stato
Giorgio Napolitano"..
 
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