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Blocco
talk show : TAR sospende regolamento Agcom
di
Tamara Gallera
Il TAR del Lazio e' intervenuto d’urgenza sospendendo - su
istanza di Sky e Telecom Media il provvedimento dell'Agcom
con cui veniva esteso ai media privati il regolamento sulla
Par Condicio predisposto per la Rai dalla Commissione Parlamentare
di Vigilanza. Piu' tardi, l'Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni ha annullato le disposizioni in questione dandone
comunicazione alla Commissione parlamentare di vigilanza e
invitando il Consiglio di amministrazione della Rai a riconsiderare
le decisioni assunte in materia.
"Il
buon senso alla fine prevale", hanno commentato il presidente
e il segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Lorenzo
Del Boca e Enzo Iacopino, commentando la decisione del Tar
del Lazio che a loro giudizio "restituisce ai cittadini
il diritto di sapere per una scelta consapevole in occasione
delle elezioni regionali e mette i giornalisti in condizione
di onorare il loro dovere di informare". I vertici dell'Ordine
affermano che "si stava assistendo a qualcosa di surreale.
Una campagna elettorale fatta solo con slogan pubblicitari,
ma senza alcuna possibilità di analizzare le singole posizioni.
Ora l’auspicio è che i programmi di approfondimento sulle
reti pubbliche e private vengano rapidamente organizzati in
modo da garantire la possibilità per gli elettori di acquisire
informazioni importanti per le loro delicate scelte".
Soddisfatto
della decisione del TAR il segretario della FNSI, Franco Siddi,
secondo cui e' stato sanato uno squilibrio, perche' "le
trasmissioni di approfondimento di La7 e Sky - ma diremo anche
quelle delle tv private - non possono essere assoggettate
a vincoli che ne determinino soppressione o divieto di trattare
temi a contenuto politico o per la presenza di personaggi
politici in campagna elettorale. Ma subito, di squilibrio
se ne apre un altro " nota Siddi, "Se, infatti,
il provvedimento dell’AgCom - dopo le delibere della Vigilanza
e del Cda Rai (maggioranza) - aveva, nei fatti, messo sullo
stesso piano, con medesimi condizionamenti, il servizio pubblico
e le tv private, ora è la Rai a sopportare tutto intero questo
inaudito sbilanciamento. Era già noto, ma ora è chiarissimo,
quanto siano state inappropriate la delibera della Vigilanza
e la successiva, improvvida, interpretazione del Cda Rai".
Per
il segretario FNSI, "Continuare a tenere spente adesso
le trasmissioni di approfondimento del servizio pubblico è
palesemente fuori luogo. Occorre prendere atto rapidamente
dell’ asimmetria tra servizio pubblico e sistema televisivo
privato ed è urgentissimo risolvere il problema all’origine.
La Vigilanza dovrebbe tornare, quindi, sui suoi passi ma soprattutto
gli amministratori della Rai (a cominciare da chi, a maggioranza,
ha votato per sospendere le trasmissioni) ora non possono
accampare alibi e debbono avere il coraggio di rivedere quella
scelta oscurantista ritornando ai valori della missione attribuita
al servizio pubblico: specialmente quelli della completezza,
dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione. Che nessun
atto di indirizzo politico può sopprimere. La sentenza del
Tar, dunque, ci conforta - conclude Siddi - giacché sembra
riconoscere, nei fatti, l’azione permanente che il Sindacato
dei giornalisti sta attuando, assieme a tantissime associazioni
della società civile, in questi difficili momenti per la libertà
di stampa nel nostro Paese".
Secondo
il segretario dell'Associazione Stampa Romana, Stefano Butturini,
"il Tribunale Amministrativo non fa che riconoscere l’ovvio
diritto delle emittenti che hanno fatto ricorso, Sky e La7,
a fare informazione in periodo elettorale, cosa che di per
se dovrebbe costituire una ragione in più per l’esercizio
del diritto dei cittadini a essere informati. Soltanto i dirigenti
Rai sembrano essere insensibili all’idea che l’elettorato
possa formarsi un’opinione liberamente, magari offrendo loro
un maggiore e variegato numero di trasmissioni informative,
non certo sospendendo quelle poche che ancora resistono nel
palinsesto della Tv pubblica".
In
seguito alla sospensione disposta dal TAR delle disposizioni
che - in conformità al regolamento della Commissione parlamentare
di vigilanza sulla Rai - equiparavano i programmi di informazione
a quelli d’informazione politica per le emittenti televisive
private, la Commissione Servizi e Prodotti (CSP) dell’Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni ha annullato le disposizioni
in questione dandone comunicazione alla Commissione parlamentare
di vigilanza per le valutazioni di sua competenza, in considerazione
che i principi che regolano l’informazione e la comunicazione
politica nel periodo elettorale sono comuni alla concessionaria
pubblica e alle televisioni private e che fino ad oggi sono
state omogenee le due distinte discipline regolamentari di
applicazione. Per conseguenza, la CSP ha invitato il Consiglio
di amministrazione della Rai a riconsiderare le decisioni
da esso assunte in materia alla luce della lettura, data dal
TAR, dell’art. 2 della legge n. 28/2000 e delle sentenze della
Corte Costituzionale.
In
precedenza la Commissione Servizi e prodotti dell’Agcom aveva
esaminato i dati del monitoraggio sul pluralismo politico
relativi alla campagna elettorale in corso (11 febbraio –
6 marzo) e, pur considerando la situazione di incertezza determinatasi
nella presentazione delle liste elettorali, ha rilevato un
certo squilibrio dell’informazione sui telegiornali. Pertanto
l'Autorita' ha quindi deciso di richiamare tutte le emittenti
al rispetto dei principi di completezza, correttezza, obiettività,
equità, imparzialità e parità di trattamento di tute le liste
concorrenti, "principi ai quali l’informazione deve attenersi
con particolare rigore nei periodi elettorali".
 
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