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Giovani
avvocati criticano ddl processo breve alla Camera
di
staff
Il 17 febbraio, l'Associazione Italiana Giovani Avvocati è
stata in audizione dinanzi alla Commissione Giustizia della
Camera sul Disegno di Legge recante “Misure per la tutela
del cittadino contro la durata indeterminata dei processi,
in attuazione dell’art. 111 della Costituzione e dell’art.
6 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti
dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali. La delegazione dei
Giovani Avvocati era composta dal presidente, Giuseppe Sileci,
dal segretario nazionale, Antonio Volanti, e dai componenti
di giunta, Amedeo Ciuffetelli e Claudia Pizzurro.
Il
presidente Sileci ha manifestato le perplessità dell’Aiga
su un disegno di legge che, in nome di un principio condiviso
da tutti, e cioè che i processi durino un tempo ragionevole,
rischia in concreto di rendere meno agevole l’accesso del
cittadino all’equo indennizzo per la eccessiva durata del
giudizio e rischia anche, in mancanza di riforme strutturali
e investimenti ingenti in risorse umane e materiali, di provocare
la estinzione di un numero elevatissimo di reati per moria
di processi, aggravando la situazione di un paese che già
ha il non invidiabile primato, ricordato dal Ministro Alfano
nella sua ultima relazione alle Camere sulla Giustizia, di
reati estinti per prescrizione. Per ciò che concerne la legge
cosiddetta Pinto, che riconosce a ciascuna parte processuale
di ottenere la condanna dello Stato al pagamento di un indennizzo
quando il processo è durato troppo a lungo, è dubbia la legittimità
di quelle previsioni che, non uniformandosi al pacifico indirizzo
della Corte Europea dei Diritti Umani, stabiliscono in due
anni la durata di tutti i processi.
E
ciò senza fare eccezione per quei giudizi, come in materia
di lavoro e di famiglia, per i quali la CEDU, invece, indica
in un anno la durata ragionevole del processo, ha aggiunto
l’Avv. Sileci, il quale ha anche sottolineato la irragionevolezza
della norma che prevede la riduzione dell’indennizzo nel caso
in cui la domanda della parte sia stata rigettata. Né sarebbe
prudente, ha proseguito il Presidente AIGA, la approvazione
di un testo che, prevedendo la inutile introduzione di un
ulteriore adempimento processuale, consistente nella presentazione
di apposita istanza per la sollecita trattazione della causa,
provocherebbe l’ingolfamento delle cancellerie, chiamate a
smaltire una quantità enorme di domande, e la assoluta impossibilità
per gli uffici giudiziari di decidere le controversie con
provvedimenti correttamente – anche se succintamente – motivati.
Infine, ha concluso Sileci, non si comprende affatto la scelta
del legislatore di non prevedere la assistenza tecnica già
nella fase del procedimento dinanzi al Presidente della Corte
d’Appello competente, specie in presenza di una serie di incombenze
processuali la cui inosservanza potrebbe determinare un provvedimento
di rigetto della domanda, contro il quale la parte potrebbe
proporre opposizione accettando il rischio, però, che in caso
di ulteriore rigetto gli sia comminata una abnorme sanzione
pecuniaria sino ad euro 20.000.
E’
intervenuto quindi Amedeo Ciuffetelli il quale, quanto alle
problematiche sottese al cd. processo breve, ha innanzitutto
illustrato come la riforma evidenzierebbe effetti a “macchia
di leopardo” sul territorio nazionale, facendo emergere prassi
virtuose negli uffici con maggiori dotazioni in termini di
risorse umane e finanziare, rivelando, di contro, situazioni
di grave inefficienza nelle sedi notoriamente più disagiate.
Ciuffetelli ha, inoltre, auspicato che la legge affianchi
al criterio della gravità del reato quello della complessità
del processo, attualmente limitato solamente a quei reati
di maggiore allarme sociale in presenza dei quali è attribuito
al magistrato il potere di prorogare i termini di legge. A
tal proposto a fornito quale esempio il procedimento relativo
alle indagini sui crolli avvenuti a L’Aquila in occasione
del terremoto del 6 aprile, processi nei quali certamente
saranno necessarie complesse ed articolate perizie, che da
sole potrebbero far decorrere la gran parte del tempo prefissato
dalla legge per la celebrazione del processo.
Ciuffetelli
ha anche evidenziato il rischio di una possibile compressione
delle garanzie difensive in danno degli imputati, a motivo
di una esigenza di celerità da parte del magistrato procedente,
nonché il pericolo di un sostanziale e progressivo abbandono
dei riti alternativi al dibattimento da parte degli imputati
e dei difensori, che potrebbero sperare nella estinzione del
processo. In tal senso ha evidenziato le necessità di procedere
contemporaneamente ad una riforma dei riti alternativi al
dibattimento, rafforzandone il sistema premiale, magari anche
prevedendo pene alternative alla detenzione per le condanne
più miti.
 
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