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Sensibili
senza alcool
riceviamo
e pubblichiamo
L’altro
giorno noiosetta anzichè no, per uno stupro fatto a una giovane
donna, ubriaca, commentavo con un rimaniamo sobrie: il fatto
poteva essere successo a Jesolo, a Capri, o in qualsiasi altra
data e luogo, si ripete. Lessi poi un’altra notizia e la riportai:
”Giovane operaio ubriaco alla guida si uccide dopo il sequestro
dell’auto”.
Arrivò
dopo poco un commento: “Alcol. Una parola cinque lettere.
Morte. Una parola. Cinque lettere. Non è un accostamento nè
retorico nè azzardato, ma reale drammaticamente reale. Potrei
così raccontarne di storie di alcol, di “zingarate, di eccessi,
di solitudine, di sofferenza inflitta a se stessi e a chi
ti sta vicino, e anche di morti “naturali” o cercate. L’alcol
il toccasano di tanti mali l’alcol” l’amico “che hai sempre
a portata di mano,” che non ti chiede niente” che non ti fa
pensare. Anch’io facedomi largo nella vita spallate ad un
certo punto mi sono trovato questo “amico” al mio fianco.
Come? non lo so. Non esiste una ragione precisa per cui si
diventa schiavi di questa sostanza, o perlomeno c’è una diversa
per ogni occasione. Io per 35 ( trentacinque) anni con alti
e bassi sono stato schiavo dell’alcol. Una vita fatta di mille
inganni, di mille bugie, di mille maschere usate per nascondermi
per non mostrare mai il mio vero volto. Mi ricordo quando
certe sere tornando a casa con la mente svuotata dall’ alcol,
mi sforzavo di cercare l’eterna ultima bugia da inventare
per la mia dolce compagna, e mi ricordo anche i suoi occhi
sgomenti e impotenti. Ma ero un tipo “brillante” con una storia,
un militante, orgoglioso e caparbio ma sempre più prigioniero
di una categoria a cui non volevo accettare e di appartenere,
Quella dei Dipendenti. Perchè l’alcol è una droga legalizzata
che dà dipendenza. Accadde a febbraio 2009: la vita mi presentò
il conto. Dopo aver infranto l’ennesima promessa di restare
sobrio, la mia compagna mi mise alla porta, mi cacciò di casa.
Nevicava quel giorno. Dicono che la neve sia soffice e leggera,
ma quel giorno ritornando a casa di mia madre, casa che avevo
lasciato quasi quarantanni prima per seguire i miei sogni,
mi ricordo che i fiocchi mi arrivavano adosso come sassate.
Come fu mesto e doloroso il ritorno e ricordo ancora con lacerante
dolore il volto anziano di mia madre. Anche l’amico alcol
mi aveva lasciato solo, non avevo più alibi, bugie nè maschere
ero nudo, anche le parole morivano in gola.Fu quello il momento
peggiore della mia vita ma per la prima volta dopo tanto tempo
guardai il mondo in faccia da solo e senza filtri. Mi feci
una domanda sola, una e perontoria, mi chiesi se la vita mi
interessasse ancora. La risposta non fu scontata come a molti
potrebbe sembrare. Affrontare una vita senza alcol significava
essere come tutti gli altri, vulnerabili ai fatti della vita.
Quante volte mi giustificavo, o venivo giustificato, per il
fatto di essere “troppo sensibile”. Mi accorsi che tutti al
mondo hanno la loro sensibiltà, e non tutti diventano alcolisti.
Era fin troppo facile per me dare la colpa alla “società”
generatrice dei miei mali, ma il male maggiore stava dentro
me, era mia la colpa e di nessun altro. Essere uguali agli
altri significava il riconoscimento dei miei limiti, del fatto
che da solo non potevo cambiare il mondo e sopratutto nessuno
mi aveva chiesto di farmi carico di tutti i mali del mondo.
C’è un precedente e non è finito poi tanto bene. Come dice
in poche parole Doriana non piace” non essere soddisfatti
di sè stessi”: Da allora ho imparato ad accettarmi per quello
che sono, non è stato facile e non lo è tuttora ma almeno
sono tornato credibile nella mia vulnerabile umanità, ho anche
imparato a chiedere aiuto nei momenti in cui il buio sembra
prevalere riscoprendo così valori profondi come l’amore e
l’amicizia. Chissa quanti di voi si dicono che l’alcol non
è un problema, “io smetto quando voglio”, vi assicuro che
non è vero da soli non si va lontano, chiedere aiuto è il
primo decisivo passo.Dico questo perchè in Italia esiste una
cultura distorta dell’alcol. E’ vero che non esiste nessun
accadimento conviviale senza cha si alzi il calice per un
allegro brindisi, ma altresì vero che non ci si pone una domanda
cruciale. Perchè una sostanza che porta allegria, ad un certo
punto diventa il punto di demarcazione tra una vita normale
e una dipedenza tossica? Valga per tutte una pubblicità che
va per la maggiore: No Martini? No pertY. Nella sua stringata
semplicità il messaggio è devastante. Non bevi? Non sei nessuno.
Scusami Doriana ma la tua bacheca stà diventando un po’ come
il mio diario.Vladimiro alcolista, sobrio da 563 ( cinquecentosesantre
) giorni."
Qualche giorno dopo lessi che la madre di Marianna Boccolini
, una giovanissima ragazza morta con altri coetanei di notte
in auto a Narni, entra nella pagina di Facebook della figlia,
per chiedere aiuto e chiedere che siano in tanti al funerale,
la ragazza aveva scritto: Non mi piace morire, è l’ultima
cosa che farò.
E
allora passando da anonime persone amiche a me carissime,
come Vladimiro Cordone, vado a una che anonima non è e sento
ancora vicina proprio come un amico, e ricopio quanto dichiarò
Frank Zappa: “Io ho una teoria sulla birra: il consumo
di birra induce COMPORTAMENTI PARAMILITARI. Pensateci, gli
avvinazzati NON marciano, chi beve whisky non marcia (a volte
scrive poesie, che sono anche peggio) e invece chi beve birra
è sempre appassionato di cose che ASSOMIGLIANO A MARCIARE,
come il football. Forse c’è qualche additivo chimico nella
birra che stimola il cervello (maschio) a fare violenza nella
stessa direzione degli altri che puzzano come loro (marciando):
“NOI, COME GRUPPO DI UOMINI, BERREMO QUESTO LIQUIDO RINFRESCANTE,
DOPODICHÉ CI METTEREMO INSIEME E ROMPEREMO IL MUSO A QUEL
TIPO LAGGIÙ”. La birra sembra produrre risultati comportamentali
e psicochimici diversi da quelli prodotti da altre bevande
alcoliche. L’alcol (la parte che ti fa ubriacare) è solo un
ingrediente; nella birra invece ci sono altre cose e queste
(vegetali o biologiche) sono componenti che potrebbero avere
effetti sul cervello (maschio), creando questa tendenza alla
violenza. Sissì, ridete pure, un giorno leggerete di qualche
scienziato che ha scoperto che il luppolo, accoppiato a certe
famiglie di creature nel lievito, ha un misterioso effetto
su una qualche parte appena scoperta del cervello, che induce
nella gente il desiderio di uccidere MA SOLO A GRUPPI (con
il whisky potreste avere la tentazione di uccidere la vostra
ragazza ma la birra vi spinge a farlo mentre i vostri amici
vi guardano. È una bevanda ‘amichevole’ – per divertimenti
‘tra amici’).[…]Qualsiasi grande Paese industrializzato ha
UNA BIRRA (non puoi essere una vera Nazione se non hai UNA
BIRRA ed una LINEA AEREA; avere una qualsiasi squadra di calcio
o qualche arma nucleare può servire ma in fondo in fondo è
UNA BIRRA che fa una Nazione). «Un Paese è veramente un Paese
quando ha una compagnia aerea e una birra. E alla fine è di
una bella birra che si ha più bisogno.»
Mentre sulle droghe, disse pure: “Durante una conferenza
a San Francisco, qualcuno mi domandò: “Se lei è contro le
droghe, perché fuma?”. Al che risposi che “per me la sigaretta
è cibo. Trascorro la mia vita a fumare e a bere ‘l’acqua sporca’
[caffè] contenuta in questa tazza. Il concetto potrà forse
apparire sfuggente a chi abita a San Francisco e crede che
vivrà in eterno se solo resta lontano dal tabacco”. Ogni volta
che faccio un’intervista salta fuori la questione droga, perché
la gente si rifiuta di credere che io NON ne faccia uso. In
America pare che ci sia un consenso generale sul fatto che,
siccome ogni tipo di gente usa droghe, una persona non possa
essere in alcun modo ‘normale’ se non ne fa uso. Se dunque
rispondo che non uso droga, mi guardano come se fossi impazzito
e mi chiedono altre cose al riguardo. Tra il 1962 e il 1968,
all’incirca in una decina di occasioni, ho sperimentato le
gioie del consumo di marijuana in gruppo. Mi bruciò la gola
e mi venne sonno. Non riuscii proprio a capire perché alla
gente piacesse così tanto (se mi fosse piaciuta probabilmente
la fumerei ancora oggi, visto che amo fumare). Gli americani
fanno uso di droghe come se il semplice consumo conferisse
una licenza speciale di fare la TESTA DI CAZZO. A qualunque
azione odiosa possano aver partecipato la sera prima credono
di essere istantaneamente scusati dicendo ‘che erano fatti
mentre lo facevano’…”La migliore cosa che si possa dire su
Jimi Hendrix è che è stata una persona che avrebbe davvero
fatto bene a non fare uso di droghe.”
Avevo
trovato interessanti indagini sui giovani e l’alcol, il sesso,
le droghe…ritengo del tutto inutile dirvi statistiche, studi
sociologici e altre importanti analisi sul tema. Ma sentivo
di parlarne, come si fa in famiglia, quella spesso che non
c’è più, nei momenti felici e nelle giornate difficili, che
non si ammette neanche che esistano. ”Ovunque proteggi
la grazia del tuo cuore…”
Doriana
Goracci
 
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