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Cossiga
incontrera' Giorgiana Masi ?
riceviamo
e pubblichiamo
Forse
è già a colloquio con San Pietro il defunto senatore a vita
Francesco Cossiga, ex Ministro degli interni, ex premier ed
ex Presidente della Repubblica. Forse, in questo momento,
attende il verdetto divino e, nel frattempo, si starà informando
su dove siano i tanti cittadini italiani prematuramente e
violentemente scomparsi quando rivestiva alte cariche dello
stato.
E'
probabile che Aldo Moro sia la prima persona con la quale
il Presidente emerito vorrà parlare per spiegargli le ragioni
di quella linea della fermezza assunta dal governo nel lontano
1978. In un'intervista radiofonica di alcuni anni fa Cossiga
aveva infatti dichiarato: "...La gente si è meravigliata
del fatto che io mi sia dimesso. Io ho concorso ad uccidere
Moro. Cioè, da un punto di vista fenomenologico, io sono uno
di quelli che ha ucciso Moro. Mi svegliavo al mattino dicendo
'io ho ucciso Moro". E, in una successiva intervista:
"Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per
questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo
conto".
Dopo
l'incontro celeste con Aldo Moro, Cossiga potrebbe incrociare
le 81 persone che viaggiavano su quell'aereo abbattuto nel
cielo di Ustica e illuminarle sulle dinamiche della loro morte
violenta. Probabilmente le vittime della strage del Dc9 saranno
curiose di sapere se vi siano effettivamente responsabilità
della Francia e approfondire quanto l'ex presidente del Consiglio
ha dichiarato in un'intervista del 2007 e nell'ambito del
film inchiesta "Sopra e sotto il tavolo".
Ma tra i corridoi celesti sarà facile incontrare anche le
85 persone morte alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980,
e quelle morte successivamente alle mutilazioni. L'ex premier
Cossiga potrà finalmente sentirsi completamente libero di
spiegare alle anime della stazione tutto quello che sa su
retroscena, su terrorismo nero o mediorientale, e sui depistaggi
messi in atto da uomini dello stato per impedire l'accertamento
della verità su autori e mandanti.
Nella
nostra immaginazione, l'incontro più toccante Cossiga lo avrà
con Giorgiana Masi, la studentessa di 19 anni del liceo scientifico
Pasteur morta a Ponte Garibaldi a causa di un proiettile sparato
durante una manifestazione. Una manifestazione dove, secondo
elementi emersi da successive videoinchieste promosse dal
partito radicale, agenti di polizia erano travestiti da manifestanti
e armati di pistola.
Tanti troppi misteri... a partire da Gladio. Molti personaggi
nella storia hanno portato via con sè le chiavi di interpretazione
di eventi oscuri che l'intera comunità avrebbe avuto diritto
di conoscere per esserne stata tragicamente coinvolta. Ma
saranno forse le future generazioni a decifrare i misfatti
delle vecchie generazioni e, speriamo, che una lettura obiettiva
e oggettiva del passato possa illuminare la strada di chi
prende in eredità e in carico un paese ridotto ai minimi termini.
Domenico
Ciardulli
Risponde
Rita Guma, presidente dell'Osservatorio
La
sua lettera mi da' l'opportunita' di ricollegarmi a quanto
ha scritto un commentatore di cui non ricordo il nome nei
primi giorni dell'annuncio della malattia di Cossiga, quando
alcuni messaggi in Internet quasi inneggiavano alla possibilita'
che Cossiga morisse. Il commentatore faceva un parallelo fra
Cossiga e Saviano, mettendo in relazione i due come vittime
degli stessi attacchi.
Ovviamente
dissento dall'inneggiare alla morte di qualcuno (semmai inneggerei
ad una doverosa pena terrena per le sue malefatte), ma vorrei
fa notare che Cossiga non era Saviano. Per quanto alcuni possano
averlo apprezzato come statista, egli stesso ha
ammesso di aver perpetrato una politica che non ha nulla
a che vedere con l'etica, come universalmente intesa, e di
queste azioni ha goduto frutti di ogni genere: possibilita'
di esternare sui maggiori media del Paese, stipendi elevati
e posizioni di potere (o 'strapotere, in molti casi), oltre
alla posizione di senatore a vita per essere stato presidente
della Repubblica.
Saviano,
invece, per difendere la legalita' ha perso la tranquillita'
e rischia la vita, non conduce una vita normale per una persona
della sua eta' e - quanto a potere - non ne ha alcuno, se
non quello derivante dall'autorita' morale che molti gli riconoscono
e che ha conquistato appunto a prezzo di una vita normale.
Anche relativamente alle esternazioni, a Saviano non sarebbero
certamente permesso di fare impunemente le dichiarazioni cui
Cossiga ci aveva invece abituato come ai vaneggiamenti di
un vecchio zio cui tutto e' permesso, mentre a tutti gli altri
frutterebbero processi e rischi di andare in prigione.
Percio',
tornando alla sua lettera che richiama San Pietro - quindi
luoghi distinti dell'al di la' per le brave oneste persone
vittime delle macchinazioni altrui da un lato e dall'altro
per chi quelle macchinazioni ha ordito o ha perlomeno evitato
di denunciarle, considerandole un male necessario al mantenimento
del potere - dubito che Giorgiana Masi e Moro e le vittime
incolpevoli dei vari attentati potranno mai incontrare Cossiga
nell'aldila'. Per chi non crede, invece, il problema non si
pone.
 
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