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20 agosto 2010
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Cossiga incontrera' Giorgiana Masi ?
riceviamo e pubblichiamo

Forse è già a colloquio con San Pietro il defunto senatore a vita Francesco Cossiga, ex Ministro degli interni, ex premier ed ex Presidente della Repubblica. Forse, in questo momento, attende il verdetto divino e, nel frattempo, si starà informando su dove siano i tanti cittadini italiani prematuramente e violentemente scomparsi quando rivestiva alte cariche dello stato.

E' probabile che Aldo Moro sia la prima persona con la quale il Presidente emerito vorrà parlare per spiegargli le ragioni di quella linea della fermezza assunta dal governo nel lontano 1978. In un'intervista radiofonica di alcuni anni fa Cossiga aveva infatti dichiarato: "...La gente si è meravigliata del fatto che io mi sia dimesso. Io ho concorso ad uccidere Moro. Cioè, da un punto di vista fenomenologico, io sono uno di quelli che ha ucciso Moro. Mi svegliavo al mattino dicendo 'io ho ucciso Moro". E, in una successiva intervista: "Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto".

Dopo l'incontro celeste con Aldo Moro, Cossiga potrebbe incrociare le 81 persone che viaggiavano su quell'aereo abbattuto nel cielo di Ustica e illuminarle sulle dinamiche della loro morte violenta. Probabilmente le vittime della strage del Dc9 saranno curiose di sapere se vi siano effettivamente responsabilità della Francia e approfondire quanto l'ex presidente del Consiglio ha dichiarato in un'intervista del 2007 e nell'ambito del film inchiesta "Sopra e sotto il tavolo".

Ma tra i corridoi celesti sarà facile incontrare anche le 85 persone morte alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, e quelle morte successivamente alle mutilazioni. L'ex premier Cossiga potrà finalmente sentirsi completamente libero di spiegare alle anime della stazione tutto quello che sa su retroscena, su terrorismo nero o mediorientale, e sui depistaggi messi in atto da uomini dello stato per impedire l'accertamento della verità su autori e mandanti.

Nella nostra immaginazione, l'incontro più toccante Cossiga lo avrà con Giorgiana Masi, la studentessa di 19 anni del liceo scientifico Pasteur morta a Ponte Garibaldi a causa di un proiettile sparato durante una manifestazione. Una manifestazione dove, secondo elementi emersi da successive videoinchieste promosse dal partito radicale, agenti di polizia erano travestiti da manifestanti e armati di pistola.

Tanti troppi misteri... a partire da Gladio. Molti personaggi nella storia hanno portato via con sè le chiavi di interpretazione di eventi oscuri che l'intera comunità avrebbe avuto diritto di conoscere per esserne stata tragicamente coinvolta. Ma saranno forse le future generazioni a decifrare i misfatti delle vecchie generazioni e, speriamo, che una lettura obiettiva e oggettiva del passato possa illuminare la strada di chi prende in eredità e in carico un paese ridotto ai minimi termini.

Domenico Ciardulli

Risponde Rita Guma, presidente dell'Osservatorio

La sua lettera mi da' l'opportunita' di ricollegarmi a quanto ha scritto un commentatore di cui non ricordo il nome nei primi giorni dell'annuncio della malattia di Cossiga, quando alcuni messaggi in Internet quasi inneggiavano alla possibilita' che Cossiga morisse. Il commentatore faceva un parallelo fra Cossiga e Saviano, mettendo in relazione i due come vittime degli stessi attacchi.

Ovviamente dissento dall'inneggiare alla morte di qualcuno (semmai inneggerei ad una doverosa pena terrena per le sue malefatte), ma vorrei fa notare che Cossiga non era Saviano. Per quanto alcuni possano averlo apprezzato come statista, egli stesso ha ammesso di aver perpetrato una politica che non ha nulla a che vedere con l'etica, come universalmente intesa, e di queste azioni ha goduto frutti di ogni genere: possibilita' di esternare sui maggiori media del Paese, stipendi elevati e posizioni di potere (o 'strapotere, in molti casi), oltre alla posizione di senatore a vita per essere stato presidente della Repubblica.

Saviano, invece, per difendere la legalita' ha perso la tranquillita' e rischia la vita, non conduce una vita normale per una persona della sua eta' e - quanto a potere - non ne ha alcuno, se non quello derivante dall'autorita' morale che molti gli riconoscono e che ha conquistato appunto a prezzo di una vita normale. Anche relativamente alle esternazioni, a Saviano non sarebbero certamente permesso di fare impunemente le dichiarazioni cui Cossiga ci aveva invece abituato come ai vaneggiamenti di un vecchio zio cui tutto e' permesso, mentre a tutti gli altri frutterebbero processi e rischi di andare in prigione.

Percio', tornando alla sua lettera che richiama San Pietro - quindi luoghi distinti dell'al di la' per le brave oneste persone vittime delle macchinazioni altrui da un lato e dall'altro per chi quelle macchinazioni ha ordito o ha perlomeno evitato di denunciarle, considerandole un male necessario al mantenimento del potere - dubito che Giorgiana Masi e Moro e le vittime incolpevoli dei vari attentati potranno mai incontrare Cossiga nell'aldila'. Per chi non crede, invece, il problema non si pone.

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