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Una
via a Protti : lettera in dissenso
riceviamo
e pubblichiamo
Il
5 agosto 2010 sarà ricordato, nella storia della nostra città,
come un giorno triste del quale provare profonda vergogna.
La Giunta comunale di Cremona ha ufficializzato la dedica
di una via cittadina ad Aldo Protti. Hanno vinto l'ipocrisia,
la superficialità e la falsità. E' una pagina nera che, senza
alcun pudore, prende a schiaffi la memoria di coloro che sono
Caduti per la libertà di tutti. Purtroppo, a supporto di tale
ingiusta decisione da anni perseguita dalla destra cremonese,
c'é l'assenso anche di due consiglieri comunali del PD sui
quali, per limitarsi a darne una valutazione benevola, si
può dire che sono caduti in un clamoroso tranello, mossi da
superficialità e da inesperienza. E che comunque, in questa
scelta, non rappresentano affatto la storia, la tradizione,
le radici di questo grande partito.
Il cremonese Aldo Protti, famosissimo baritono riconosciuto
sul piano internazionale, aveva già avuto, dalla propria città,
un meritato ed adeguato riconoscimento: una targa ricordo
esposta al Teatro Ponchielli. Fu una decisione giusta e condivisa,
assunta a suo tempo da un'Amministrazione comunale governata
dalle forze del centrosinistra. La dedica di una via - pur
ipocritamente nascosta dietro la celebrazione dell'artista
- mira a cancellare le gravissime responsabilità del giovane
cittadino Aldo Protti, fascista fanatico, sergente inquadrato
nella Compagnia Ordine Pubblico della GNR, incontestabilmente
presente - dal luglio 1944 all'aprile 1945 - per 10 lunghi
e tragici mesi in val di Susa, come attivo partecipante ad
una quarantina di rastrellamenti in Valle alla caccia di partigiani
con l'evidente incarico, ordinato direttamente da Farinacci,
di lavare l'onta della presenza, tra le fila della resistenza
piemontese, di oltre 130 partigiani cremonesi.
In un momento della storia patria nel quale l'immagine prevale
sulla sostanza e nel quale l'ipocrisia prevale sulla sincerità,
i sepolcri imbiancati hanno di nuovo segnato un punto a proprio
favore. Strumentalizzando ipocritamente la fama dell'artista
lirico puntano sottobanco a cancellare le gravissime responsabilità
che pesano in particolare sul fascismo cremonese, sui suoi
squadristi e su Roberto Farinacci in prima persona. L'Italia
e Cremona hanno invece bisogno di riscoprire le proprie radici,
la propria storia. Di conoscerle e di rispettarle. L'ignominia
ricadrà su coloro che hanno assunto questa inaccettabile decisione.
Ancora una volta piangiamo i giovani cremonesi combattenti
in Val di Susa Deo Tonani, Pucci Rapuzzi, Barbarossa Novasconi,
Leo Panni, Nando Righetti, Franco Scala, Gianpaolo Conca,
Sauro Faleschini, Edoardo Boccalini, Alfredo Zaniboni, Aldo
Codazzi, Tuffo Bozzetti e Balota Parizzi che caddero per la
conquista della pace e della democrazia. Martiri che dettero
la vita anche per la libertà di tutti, anche di coloro che
ebbero la ventura - per scelta consapevole, per caso o per
necessità - di combattere armi in pugno a sostegno della tirannide
nazifascista.
Ancora
una volta ricordiamo che quei giovani cremonesi sono Caduti
sotto i colpi di rastrellatori nazisti e fascisti, molti dei
quali cremonesi anch'essi, appositamente spediti in Valle
di Susa dal ras di quella che lui stesso amava definire come
la "fascistissima Cremona" e - con le lacrime agli occhi ed
il cuore gonfio di tristezza - chiediamo loro perdono per
ciò che, oggi, alcuni concittadini hanno avuto il "coraggio"
di fare, 65 anni dopo. I cremonesi che - passando per la storica
via Lungastretta, d'ora in avanti leggeranno la targa che
ricorda Aldo Protti - dedichino un pensiero reverente a chi
seppe morire per la libertà e si vergognino degli amministratori
pubblici che oggi hanno deciso - con esecrabile ipocrisia
- di assumersi questa grave ed inescusabile responsabilità.
Enrico "Kiro" Fogliazza
Presidente provinciale ANPI Cremona
già Commissario politico
della 17^ Brigata Garibaldi operante in Val Susa
L'Osservatorio - che rispetta la memoria di tanti giovani
impegnatisi in Piemonte nella resistenza in modo genuino (e
talora uccisi in modo atroce dai nazifascisti, come Ferruccio
Nazionale ad Ivrea) - non entra nella specifica vicenda ne'
sulle polemiche pro o contro o peggio revisioniste sul fenomeno
in generale, limitandosi a dare ospitalita' a questa lettera
in dissenso che ci sembra esprimere, con il rispetto per l'artista,
il timore per l'aspetto simbolico dell'intitolazione.
 
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