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06 agosto 2010
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Una via a Protti : lettera in dissenso
riceviamo e pubblichiamo

Il 5 agosto 2010 sarà ricordato, nella storia della nostra città, come un giorno triste del quale provare profonda vergogna. La Giunta comunale di Cremona ha ufficializzato la dedica di una via cittadina ad Aldo Protti. Hanno vinto l'ipocrisia, la superficialità e la falsità. E' una pagina nera che, senza alcun pudore, prende a schiaffi la memoria di coloro che sono Caduti per la libertà di tutti. Purtroppo, a supporto di tale ingiusta decisione da anni perseguita dalla destra cremonese, c'é l'assenso anche di due consiglieri comunali del PD sui quali, per limitarsi a darne una valutazione benevola, si può dire che sono caduti in un clamoroso tranello, mossi da superficialità e da inesperienza. E che comunque, in questa scelta, non rappresentano affatto la storia, la tradizione, le radici di questo grande partito.

Il cremonese Aldo Protti, famosissimo baritono riconosciuto sul piano internazionale, aveva già avuto, dalla propria città, un meritato ed adeguato riconoscimento: una targa ricordo esposta al Teatro Ponchielli. Fu una decisione giusta e condivisa, assunta a suo tempo da un'Amministrazione comunale governata dalle forze del centrosinistra. La dedica di una via - pur ipocritamente nascosta dietro la celebrazione dell'artista - mira a cancellare le gravissime responsabilità del giovane cittadino Aldo Protti, fascista fanatico, sergente inquadrato nella Compagnia Ordine Pubblico della GNR, incontestabilmente presente - dal luglio 1944 all'aprile 1945 - per 10 lunghi e tragici mesi in val di Susa, come attivo partecipante ad una quarantina di rastrellamenti in Valle alla caccia di partigiani con l'evidente incarico, ordinato direttamente da Farinacci, di lavare l'onta della presenza, tra le fila della resistenza piemontese, di oltre 130 partigiani cremonesi.

In un momento della storia patria nel quale l'immagine prevale sulla sostanza e nel quale l'ipocrisia prevale sulla sincerità, i sepolcri imbiancati hanno di nuovo segnato un punto a proprio favore. Strumentalizzando ipocritamente la fama dell'artista lirico puntano sottobanco a cancellare le gravissime responsabilità che pesano in particolare sul fascismo cremonese, sui suoi squadristi e su Roberto Farinacci in prima persona. L'Italia e Cremona hanno invece bisogno di riscoprire le proprie radici, la propria storia. Di conoscerle e di rispettarle. L'ignominia ricadrà su coloro che hanno assunto questa inaccettabile decisione. Ancora una volta piangiamo i giovani cremonesi combattenti in Val di Susa Deo Tonani, Pucci Rapuzzi, Barbarossa Novasconi, Leo Panni, Nando Righetti, Franco Scala, Gianpaolo Conca, Sauro Faleschini, Edoardo Boccalini, Alfredo Zaniboni, Aldo Codazzi, Tuffo Bozzetti e Balota Parizzi che caddero per la conquista della pace e della democrazia. Martiri che dettero la vita anche per la libertà di tutti, anche di coloro che ebbero la ventura - per scelta consapevole, per caso o per necessità - di combattere armi in pugno a sostegno della tirannide nazifascista.

Ancora una volta ricordiamo che quei giovani cremonesi sono Caduti sotto i colpi di rastrellatori nazisti e fascisti, molti dei quali cremonesi anch'essi, appositamente spediti in Valle di Susa dal ras di quella che lui stesso amava definire come la "fascistissima Cremona" e - con le lacrime agli occhi ed il cuore gonfio di tristezza - chiediamo loro perdono per ciò che, oggi, alcuni concittadini hanno avuto il "coraggio" di fare, 65 anni dopo. I cremonesi che - passando per la storica via Lungastretta, d'ora in avanti leggeranno la targa che ricorda Aldo Protti - dedichino un pensiero reverente a chi seppe morire per la libertà e si vergognino degli amministratori pubblici che oggi hanno deciso - con esecrabile ipocrisia - di assumersi questa grave ed inescusabile responsabilità.

Enrico "Kiro" Fogliazza
Presidente provinciale ANPI Cremona
già Commissario politico
della 17^ Brigata Garibaldi operante in Val Susa

L'Osservatorio - che rispetta la memoria di tanti giovani impegnatisi in Piemonte nella resistenza in modo genuino (e talora uccisi in modo atroce dai nazifascisti, come Ferruccio Nazionale ad Ivrea) - non entra nella specifica vicenda ne' sulle polemiche pro o contro o peggio revisioniste sul fenomeno in generale, limitandosi a dare ospitalita' a questa lettera in dissenso che ci sembra esprimere, con il rispetto per l'artista, il timore per l'aspetto simbolico dell'intitolazione.

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