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Ultima
lettera di Paolo Borsellino
riceviamo
e pubblichiamo
Angela
Parrinello ci segnala l'ultima lettera di Paolo Borsellino,
scritta il giorno in cui fu ucciso, la mattina di 18 anni
fa. Ne pubblichiamo uno stralcio significativo:
"Gentilissima" professoressa,
uso le virgolette perché le ha usate Lei nello scrivermi,
(...)
Oggi non è per certo il giorno più adatto per risponderLe
perché frattanto la mia città si è di nuovo barbaramente insanguinata
ed io non ho più tempo da dedicare neanche ai miei figli,
che vedo raramente poiché dormono quando esco da casa ed al
mio rientro, quasi sempre in ore notturne, li trovo nuovamente
addormentati. Ma è la prima domenica, dopo almeno tre mesi,
che mi sono imposto di non lavorare e non ho difficoltà a
rispondere, però in modo telegrafico, alle sue domande.
1)
Sono diventato giudice perché nutrivo grandissima passione
per il diritto civile ed entrai in magistratura con l'idea
di diventare un civilista, dedito alle ricerche giuridiche
e sollevato dalla necessità di inseguire i compensi dei clienti.
La magistratura mi appariva la carriera per me più percorribile
per dare sfogo al mio desiderio di ricerca giuridica non appagabile
con la carriera universitaria per la quale occorrevano tempo
e santi in paradiso. Fui fortunato e divenni magistrato nove
mesi dopo la laurea (1964) e fino al 1980 mi occupai soprattutto
di cause civili, cui dedicavo il meglio di me stesso.
E' vero che nel 1975, per rientrare a Palermo, ove ha sempre
vissuto la mia famiglia, ero approdato all'Ufficio Istruzione
Processi Penali, ma ottenni l'applicazione, anche se saltuaria,
ad una sezione civile e continuai a dedicarmi soprattutto
alle problematiche dei diritti reali, delle (...) legali,
delle divisioni ereditarie ecc.
Il 4 maggio 1980 uccisero il Capitano Emanuele Basile ed il
Cons. Chinnici volle che mi occupassi io dell'istruzione del
relativo procedimento. Nel mio stesso ufficio frattanto era
approdato, provenendo anche egli dal Civile, il mio amico
d'infanzia Giovanni Falcone e sin da allora capii che il mio
lavoro doveva essere un altro. Avevo scelto di rimanere in
Sicilia ed a questa scelta dovevo dare un senso. I nostri
problemi erano quelli dei quali avevo preso ad occuparmi quasi
casualmente, ma, se amavo questa terra, di essi dovevo esclusivamente
occuparmi.
Non
ho più lasciato questo lavoro e da quel giorno mi occupo pressoché
esclusivamente di criminalità mafiosa. E sono ottimista poiché
vedo che verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi
una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza
che io mantenni sino ai quarant'anni. Quando questi giovani
saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e
la mia generazione ne abbiamo avuta.
2) La Dia è un organismo investigativo formato da elementi
dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia di
Finanza, e la sua istituzione si propone di realizzare il
coordinamento fra queste tre strutture investigative che,
fino ad ora, con lodevoli ma scarse eccezioni, hanno agito
senza assicurare un reciproco scambio di informazioni ed una
auspicabile razionale divisione dei compiti loro istituzionalmente
affidati in modo promiscuo e non coordinato. La Dna è una
nuova struttura giudiziaria che tende ad assicurare soprattutto
una circolazione delle informazioni fra i vari organi del
Pubblico Ministero distribuiti tra le... circoscrizioni territoriali.
Sino ad ora questi organi hanno agito in assoluta indipendenza
ed autonomia l'uno dall'altro (indipendenza e autonomia che
rimangono nonostante la nuova figura del Superprocuratore)
ma anche in condizioni di piena separazione, ignorando nella
maggior parte dei casi il lavoro e le risultanze investigative
e processuali degli altri organi, anche confinanti, e senza
che vi fosse una struttura sovrapposta delegata ad assicurare
il necessario coordinamento e ad intervenire tempestivamente
con propri mezzi e proprio personale giudiziario nel caso
in cui se ne ravvisi la necessità.
3) La mafia (Cosa Nostra) è una organizzazione criminale,
unitaria e verticisticamente strutturata, che si contraddistingue
da ogni altra per la sua caratteristica di "territorialità".
Essa è suddivisa in "famiglie", collegate tra loro per la
comune dipendenza da una direzione comune (Cupola), che tendono
ad esercitare sul territorio la stessa sovranità che su esso
esercita, deve esercitare, legittimamente, lo Stato. Ciò comporta
che Cosa Nostra tende ad appropriarsi delle ricchezze che
si producono o affluiscono sul territorio principalmente con
l'imposizione di tangenti (paragonabili alle esazioni fiscali
dello Stato) e con l'accaparramento degli appalti pubblici,
fornendo al contempo una serie di servizi apparenti rassembrabili
a quelli di giustizia, ordine pubblico, lavoro ecc., che dovrebbero
essere forniti esclusivamente dallo Stato.
E'
naturalmente una fornitura apparente perché a somma algebrica
zero, nel senso che ogni esigenza di giustizia è soddisfatta
dalla mafia mediante una corrispondente ingiustizia. Nel senso
che la tutela dalle altre forme di criminalità (storicamente
soprattutto dal terrorismo) è fornita attraverso l'imposizione
di altra e più grave forma di criminalità. Nel senso che il
lavoro è assicurato ad alcuni (pochi) togliendolo ad altri
(molti). La produzione ed il commercio della droga, che pur
hanno fornito Cosa Nostra dei mezzi economici prima indispensabili,
sono accidenti di questo sistema criminale e non necessari
alla sua perpetuazione.
Il
conflitto inevitabile con lo Stato con cui Cosa Nostra è in
sostanziale concorrenza (hanno lo stesso territorio e si attribuiscono
le stesse funzioni) è risolto condizionando lo Stato dall'interno,
cioè con le infiltrazioni negli organi pubblici che tendono
a condizionare la volontà di questi perché venga indirizzata
verso il soddisfacimento degli interessi mafiosi e non di
quelli di tutta la comunità sociale.
Alle altre organizzazioni criminali di tipo mafioso (camorra,
'ndrangheta, Sacra Corona Unita ecc.) difetta la caratteristica
della unitarietà ed esclusività.
Sono organizzazioni criminali che agiscono con le stesse caratteristiche
di sopraffazione e violenza di Cosa Nostra, ma non ne hanno
l'organizzazione verticistica ed unitaria. Usufruiscono inoltre
in forma minore del "consenso" di cui Cosa Nostra si avvale
per accreditarsi come istituzione alternativa allo Stato,
che tuttavia con gli organi di questo tende a confondersi.
Paolo
Borsellino, 19 luglio 1992
 
Dossier
mafia e antimafia
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