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Evelyn
: una storia vera... purtroppo
riceviamo
e pubblichiamo
Evelyn
Moreiro, 19enne di origini sudamericane, venne trovata morta
la mattina del 27 novembre 2009, in una casa di accoglienza:
si era impiccata nella stanza di un convitto di suore a Viterbo,
dove aveva ricevuto ospitalità per la notte in seguito ad
una lite con i genitori. ” Il caso inizialmente era stato
archiviato come ‘suicidio’ scaturito dalla fine di una storia
d’amore con un coetaneo”. Ma una penna non c’è e una sciarpa
è strappata e “tre mesi dopo la morte della ragazza, il 27
febbraio, qualcuno ha lasciato un Cd nella cassetta della
posta della famiglia Moreiro, contenente le pagine scannerizzate
del diario di Evelyn“.
La
trasmissione della Rai Chi l’ha visto, aveva seguito la storia:
“Potrebbe essere stata uccisa Evelyn Moreiro, la diciannovenne
d’origine sudamericana trovata impiccata nel novembre 2009
in una stanza della casa di accoglienza di Viterbo in cui
si era rifugiata dopo una lite con i genitori. La Procura
di Viterbo ha disposto la riesumazione del cadavere: il pm
Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta aperta dopo un
esposto dei genitori, ha raccolto alcuni indizi che hanno
fatto insorgere il sospetto che la giovane non si sia suicidata,
ma che potrebbe stata uccisa. L’impiccagione, quindi, sarebbe
solo una messinscena architettata dal suo assassino per sviare
le indagini.
In
queste ore, nell’obitorio di Montefiascone, è in corso l’autopsia.
Il medico legale dovrà accertare se la ragazza al momento
della morte fosse incinta e se il decesso possa essere attribuito
a cause diverse dall’impiccagione. Sulla morte della ragazza
è in corso un’altra inchiesta per violenza sessuale presso
la procura del tribunale dei minori di Roma a carico di un
giovane di Rignano Flaminio (Roma), paese in cui Evelyn viveva
con la famiglia prima di trasferirsi nel Viterbese. Alcuni
mesi dopo la morte, infatti, un suo amico recapitò in forma
anonima ai genitori, residenti a Montefiascone, le copie di
alcune pagine del diario sulle quali la ragazza raccontava
di essere stata stuprata due volte dal giovane ora indagato.”
Perchè
tiro fuori questa storia, chissa come simile a tante altre?
Perchè ne avevo scritto, quando non si sapeva e si sapeva
un ‘ altra storia dai Media, nel viterbese,come quella di
Montalto: Questa di Marinella è una storia vera. Inutile riportarvi
stralci, mi prendo tutto lo spazio, come allora. Spazio risibile,
stando a quello che rimane, nei Fatti, nel web e nella stampa.Ma
io sono una che continua a tifare per Tamata, l’osare…E ringrazio
chi ha il coraggio di far emergere la Verità.
Come
disse Fabrizio De Andrè per La Canzone di Marinella: “ non
è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una
favola d’amore. È tutto il contrario… E non potendo fare niente
per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte.
“
Doriana
Goracci
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“Finora nessuno aveva mai messo in dubbio la tesi del suicidio.
Per gli inquirenti Evelyn si era impiccata nella stanza della
struttura di accoglienza dove le suore l’avevano ospitata
per una notte. Ma i nuovi indizi raccolti dal pm Massimiliano
Siddi avrebbero aperto la strada a una nuova ipotesi: quella
dell’omicidio.Sarebbe stato, in particolare, il biglietto
lasciato da Evelyn poco prima di morire a suscitare le perplessità
degli inquirenti. Ad oggi, infatti, non risulterebbe ancora
chiaro come la ragazza abbia potuto scrivere quelle poche
righe. Da quanto si apprende, Evelyn non aveva con sé una
penna, né ce n’era una nella stanza in cui alloggiava. Il
dubbio è che sia stato qualcun altro a lasciare quel messaggio,
spacciandosi per Evelyn. Uccidendo la ragazza e inscenando
un suicidio, al solo scopo di depistare le indagini.
L’altro
segnale scoperto dagli inquirenti sarebbe una sciarpa di Evelyn,
trovata strappata. Come a suggerire una colluttazione con
qualcuno che, dopo aver vinto la sua resistenza, potrebbe
averla assassinata. Interrogativi che troveranno risposta
soltanto quando sarà pronto l’esito dell’autopsia eseguita
ieri pomeriggio sul corpo della ragazza. Un corpo che non
trova pace, fatto riesumare dalla magistratura per condurre
tutti gli accertamenti irripetibili necessari. Il medico legale
dovrà verificare che le cause del decesso di Evelyn siano
imputabili all’impiccagione. Oltre ad accertare se la ragazza,
al momento della morte, fosse incinta.” Una ragazza di 19
anni, residente a Montefiascone, in provincia di Viterbo,
è stata trovata impiccata…
QUESTA
DI MARINELLA E’ UNA STORIA VERA di Doriana Goracci 02/12/2009
13:07
Domenica 29 novembre non c’ è stato nessun benvenuto a Montalto
di Castro, tantomeno alcun segno che il “dialogo tra cittadini
e istituzioni è una delle più alte espressioni di democrazia,
fondamento della società e forma di collaborazione necessaria
per la crescita civile e sociale“. E’ sceso il silenzio sulle
donne, quelle minori, quelle che non rilasciano dichiarazioni
alle conferenze stampa, quelle che non sono invitate, quelle
che non sono nessuno ma sono sempre da una parte, quelle che
non sono complici e non pregano, senza alcuna protezione e
benedizione qualificante e di ristoro. Alcune di loro erano
il giorno prima alla Manifestazione Nazionale contro la violenza
sulle donne, altre ci sono venute apposta a Montalto, da varie
parti d’ Italia, dalla Sicilia e dall’ Emilia, dalla Lombardia
e dal Veneto, non da Roma e non da Viterbo. Si sono contate,
erano 33, come gli anni di Cristo, o lo scioglilingua sui
33 trentini che trotterellando andarono a Trento…
Non
le ha “capeggiate” alcuna di loro ma l’ Associazione Erinna,
unico centro antiviolenza di Viterbo e provincia, si è fatta
carico di certe incombenze, come annunciare l’ insolito struscio
prima di pranzo. In una dichiarazione resa il 20 ottobre al
quotidiano online Unonotizie dissero:”Non siamo forcaiole
per cultura, anche di fronte a crimini odiosi, crimini che
sentiamo sulla nostra pelle. Ammesso che ciò che apprendiamo
dai giornali sia vero e fedele e rispetto a ciò che leggiamo,
vorremmo dire due o tre cose sulla questione di Montalto di
Castro…vorremmo sapere ancora se il comune di Montalto ha
poi pagato gli avvocati dei ragazzi stupratori, o se si è
ravveduto.. se non lo ha fatto è un segnale terribile, come
lo è la reazione della maggior parte della cittadinanza di
Montalto, che non sappiamo quale esito avrà sulla “messa in
prova” di condotta dei ragazzi visto l’esempio che giunge
loro dagli adulti e dagli adulti nelle istituzioni… w
l’Italia, l’Italia tutta intera.”
Il sabato precedente, quello della manifestazione a Roma,
si era avuta notizia dall’Ansa che “Una ragazza di 19 anni,
residente a Montefiascone, in provincia di Viterbo, è stata
trovata impiccata nella camera di un convento di suore a Viterbo,
dove era stata ospitata dopo essere fuggita da casa. Il corpo,
appeso ad una sciarpa legata ai tubi delle condutture dell’acqua,
è stato trovato da una suora che era andata a chiamarla. La
giovane non avrebbe lasciato alcuno scritto per spiegare le
ragioni del suicidio. L’altro ieri, la diciannovenne aveva
chiesto aiuto ad un parroco del quartiere Cappucci di Viterbo,
al quale aveva spiegato di sentirsi frustrata e insoddisfatta
della sua esistenza e di essere fuggita da casa. Il sacerdote,
dopo aver parlato a lungo con lei, l’ha accompagnata nel vicino
convento di suore per farle passare la notte. La ragazza questa
mattina si è alzata, si è lavata ed è scesa in refettorio
dove ha fatto colazione con le suore, poi è tornata in camera.
Poco dopo è arrivato il sacerdote,con il quale aveva un appuntamento,
una suora è quindi salita in camera per chiamarla e l’ha trovata
impiccata. La giovane si era lasciata da poco tempo con il
fidanzato ma gli investigatori escludono con certezza che
la rottura della relazione possa essere all’origine del suicidio.
Inoltre, secondo quanto si è appreso, la giovane, a parte
alcune incomprensioni tipiche dell’età, aveva un rapporto
normale con i genitori, il padre italo argentino e la madre
di Montefiascone.”
Altri
giornali locali on line avevano scritto nel merito Si sentiva
stanca e delusa dalla vita oppure 19enne si impicca in una
casa di accoglienza ma anche un altro giornale locale, teneva
a precisare: “La 19enne non aveva problemi a scuola. Non si
drogava, né aveva mai manifestato segni di malessere o di
depressione”. Lo stesso che oggi ci informa:“Verranno celebrate,
lunedì 30, le esequie della ragazza di 19 anni che si è impiccata
venerdì nella casa di accoglienza in località Cappuccini.
I funerali si terranno nella Basilica del Corpus Domini, nel
primo pomeriggio, alle 15?. Domenica a Montalto , non una
donna o un uomo “locali” hanno ritenuto farsi complici di
queste donne, e manifestare solidarietà: le persiane erano
tutte chiuse, la luce compostamente dietro le imposte come
le persone, tantomeno “navigava” alcuna presenza istituzionale,amministrativa,
associativa, civile.
In
un clima di surreale silenzio, spezzato solo da alcune donne,le
stesse hanno scritto al ritorno di quel Siamo tutte con Marinella
: “Con tanti cartelli di denuncia, striscioni e slogans abbiamo
attraversato le strade di un paese quasi deserto, in cui palpabile
era l’avversione per questa manifestazione.“Per ogni donna
stuprata e offesa siamo tutte parte lesa”, “siamo tutte con
Marinella”, “sono bravi ragazzi e di famiglia buona, chi stupra
le donne non si perdona” “guai a chi ci tocca, ci difenderemo
con la lotta”.Questi ed altri slogans scanditi ripetutamente
da tutte, la lettura di una lettera in solidarietà a Marinella,
hanno costretto gli abitanti del paese a guardare da dietro
le finestre e se da un lato qualcuno ha lanciato degli insulti,
dall’altro alcune donne hanno applaudito.Giunte davanti al
Comune, disposte in cerchio con tutti gli striscioni e i pannelli,
abbiamo chiesto a gran voce le dimissioni del sindaco ed è
stata letta una lettera di protesta e denuncia all’A.N.C.I.
“Provenienti
da varie città d’Italia abbiamo denunciato con forza l’humus
maschilista e reazionario di colpevolizzazione nei confronti
delle donne che subiscono violenza, la legittimazione istituzionale
dello stupro che arriva a sottrarre soldi pubblici per difendere
gli stupratori, come è accaduto nella vicenda di Marinella,
una giovane donna violentata 2 anni fa in quel luogo, da un
branco di ragazzi minorenni, l’uso “privato” delle istituzioni
e dei ruoli istituzionali a difesa della propria “famiglia”
e dei suoi rampolli – il sindaco del paese, Carai, zio di
uno degli stupratori, mise a disposizione dei “bravi ragazzi”
40.000 euro per la loro difesa col risultato vergognoso che
il giudice decise, nonostante l’ammissione delle violenze,
di sospendere il processo e affidare i violentatori ai servizi
sociali e l’alimentarsi di un clima di ostilità da parte del
paese nei confronti della ragazza violentata e di sostegno
agli stupratori”.
Tentando
di guadare le agenzie di stampa del 29 novembre , mi imbatto
in una dettagliata argomentazione sul silenzio scelto a proposito
del suicidio ” blindato” tra le mura di una casa di accoglienza
religiosa, dove la fine di una vita è avvenuta inspiegabilmente:
“A seguito di numerose segnalazioni di sdegno di nostri affezionati
lettori circa le notizie di suicidi di minori e non che leggono
su testate giornalistiche locali e altri quotidiani on line,
viene spontaneo domandarsi se nella divulgazione di notizie
tragiche e scabrose come queste non si vada alla ricerca di
un recondito compiacimento di essere “il primo ad aver dato
la notizia”, senza pensare che altri possono tralasciare di
trattare massivamente tali argomenti. .. Il giornalista è
tenuto a non “enfatizzare quei particolari di cronaca che
possono provocare effetti di suggestione o emulazione”, come
precisa il “vademecum” del 1995 integrativo della Carta di
Treviso (forse mai sentita nominare)…
Oggi
sembra che la notizia di un suicidio stia sempre più diventando
un fatto commerciale, per aumentare vendite o visite, e questo
ci fa pensare di trovarci davvero al capolinea del buon senso…
Dietro i prodotti vari dei media c’è una figura: il giornalista.
Non uno che vende frutta o chiodi (non ce ne vogliano i commercianti)
ma informazioni e pensieri. E molti colleghi in virtù di questo
spesso pensano di poter fare a meno di una responsabilità
morale ed etica. Non spetterebbe a noi ricordarlo ma lo facciamo
volentieri, la legge sulla stampa (nello spirito del comma
VI dell’articolo 21 e dell’articolo 2 della Costituzione)
pone un limite preciso all’esercizio del diritto di cronaca.
L’articolo 15 punisce con la pena della reclusione da tre
mesi a tre anni la pubblicazione di “stampati i quali descrivano
o illustrino, con particolari impressionanti o raccapriccianti,
avvenimenti realmente verificatisi o anche soltanto immaginari
in modo da turbare il comune sentimento della morale o l’ordine
familiare o da poter provocare il diffondersi di suicidi o
delitti”… “Voi vi buttate sul disastro umano col gusto della
lacrima in primo piano!” Gaber aveva proprio ragione…
In riferimento all’ultimo fatto di cronaca, che conoscevamo
e ieri non abbiamo dato perché impegnati a fornire ai nostri
lettori informazioni su altri episodi, corredati da immagini
appropriate, la ragazzina poco più che maggiorenne suicidatasi
nella casa di accoglienza di un istituto monastico di via
IV Novembre a Viterbo ha lasciato una lettera di scuse ai
parenti per il gesto. La Squadra Mobile della Questura comunque
sta indagando sul caso per scoprire se dietro l’insano gesto
possano esserci particolari motivazioni. Evitiamo di raccontarvi
come la ragazzina, minuta e magrolina, abbia messo in atto
il suicidio. Re.On.”
Concludo questo lungo articolo, e vogliate scusarmi, con certe
riflessioni di un anonimo autore su Indymedia il 3 luglio
dal titolo Chi non si oppone muore!: “A perdere la speranza
sono anche coloro che in Italia ci sono sempre stati; voglio
riportare, senza beneficio del dubbio perchè sono notizie
tratte da testate giornalistiche, alcune vicende che dall’inizio
di quest’anno riguardano il suicidio o il tentato di donne,
uomini e adolescenti, e ai quali si dà poca eco con la giustificazione
dello “spirito di emulazione”, ma che rispecchiano la solitudine,
la disperazione e l’impotenza in cui ci si sente costretti
a vivere”. Faceva seguito un lungo elenco e dei commenti,
tra cui un episodio avvenuto a Capranica, il paese dove risiedo,
il 22 giugno 2009: ” una donna aveva tentato il suicidio sdraiandosi
sui binari, perchè le era morto il cane”. In questo mondo
piccolo e antico,con i suoi suicidi e omicidi di stato,minori
e minoritari, oggi annoto che “c’è stata una piccola rivolta
nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Bari.
Un gruppetto di 15 immigrati ha appiccato il fuoco alle suppellettili
di un modulo della struttura rendendo necessario l’intervento
di polizia e vigili del fuoco. Ancora ignoti per il momento
i motivi della protesta”.
Ignoti rimarranno i motivi dei suicidi, e di uno stupro tra
i tanti, messo in atto da minorenni, coetanei di Marinella.
E il silenzio, complice, sussurra verità inenarrabili ma alle
volte grida alle donne con voce di donne e uomini, la colpa
di essere tali. Noi non siamo complici con queste Macerie,
con nessun stupro e nessun processo mediatico.Dal 1979 Le
porte sono aperte ma il virus della violenza non è mutato:lo
sfidiamo con la denuncia, emulando l’amore per la vita e la
libertà. Contateci. Doriana Goracci
“…Non
si sa se accoglieranno la proposta,
ma per questa notte
gli strumenti suoneranno, suoneranno…
suoneranno”.
Santino Spinelli
 
Dossier
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