 |
TSO
: un posto al sole ed uno nell'al di la'
riceviamo
e pubblichiamo
L’ennesima
puntata di Un posto al sole su Rai 3 , venerdì 26 febbraio
2010, si è chiusa con un’ attrice, che interpreta una malata,
fatta credere tale dall’ex marito amante. Giace su un letto
di un ospedale psichiatrico: vicino a lei 2 sanitari, donna
e uomo, che hanno somministrato l’ennesima iniezione sedativa.
Lei, la malata, non ha alcun “arto” legato. La voce sfuma,
TSO, in Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Dalla
finzione alla realtà, è già qualcosa che lo si nomini e come
lo si ottiene, questo Trattamento…Allora si deve dedurre che
è una pratica diffusa? E i “sanitari” non quelli che si usano
per le evacuazioni…tornano al loro posto, a Trattare gli esseri
umani. In una puntata precedente, 4 agosto 2009, Francesco
Mastrogiovanni era morto, durante un trattamento: legati tutti
gli “arti”, per 80 ore.
“Il
Riesame annulla la sospensione dei 14 sanitari, ma il reparto
era “inidoneo all’assistenza di esseri umani”. Così l’articolo
del Giornale del Cilento, che copio tale e quale alla fine,
non prima di una canzone poesia, datata 1976, la morte della
mosca di Claudio Lolli. Segnalata da un’amica recente, Maria
Emanuela Massari, che ha scritto proprio ieri quasi un vorrei
farti vedere la mia vita e resa, cronaca vera. Abbiamo la
fantasia di scriverla la realtà. Scusate se quindi il “pezzo”
diventa lungo, sono solo canzonette e piatti sporchi.La telecamera
ha registrato tutto: alla prossima puntata.
Doriana
Goracci
“Oggi è morta una mosca dopo avere volato tanti anni da
sola bassa bassa su un prato. Un prato non è mai abbastanza
grande perché una mosca ci si perda, ritrova sempre il suo
cespuglio, il suo dolce odore di merda. Le mosche procurano
noia se volano a schiera unita; da sole non danno fastidio:
si schiacciano dentro due dita.Oggi è morta una mosca digrignando
gli ultimi denti, subendosi l’ultima beffa, la morte appartiene
ai potenti. Oggi è morta una mosca oh, mio dio che sfacelo!
ronzare noiosamente tanto lontano dal cielo. Oggi è morta
una mosca, crack! l’ultimo colpo di ali. Fortuna che noi siamo
uomini, fortuna che siamo immortali. Oggi è morta una mosca,
muriamola nel suo alveare insieme a tutte le altre onoriamola
con un piccolo altare…Almeno però non si perda il senso degli
ultimi stenti, alle mosche rimane la merda, il cielo appartiene
ai potenti. Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza,
uno lo accarezzò, uno lo abbracciò, uno se lo baciò, uno lo
consolò, uno lo tranquillizzò, uno lo rallegrò, uno molto
lo amò, col mignolino ch’era il più piccino la notte passò”.
Claudio Lolli E. F.
27 febbraio 2010 18:03 La sezione del Riesame del Tribunale
di Salerno ha accolto il ricorso dei 14 sanitari del reparto
di Psichiatria dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania,
riguardante l’ordinanza di interdizione dalla professione
sanitaria emanata lo scorso 18 gennaio da Nicola Marrone,
il gip di Vallo della Lucania. In tal modo i medici e gli
infermieri – indagati per la vicenda della morte di Francesco
Mastrogiovanni, il maestro elementare deceduto lo scorso 4
agosto per un edema polmonare, dopo essere stato legato per
giorni interi, mani e piedi, ad un letto del reparto – saranno
reintegrati alla professione. La decisione del Riesame, giunta
dopo che i giudici si erano riservati cinque cinque giorni
per effettuare le opportune valutazioni, è incentrata fondamentalmente
sulla constatazione secondo la quale non è stato possibile
accertare un effettivo “pericolo di recidivanza”, anche perchè
il gip “si riferisce a precedenti illegittime contenzioni
per nulla dedotte dal PM e neppure versate agli atti della
procedura come sintomatiche di reità”.
I giudici scrivono che “non vi sono elementi (inferibili ad
esempio da precedenti penali indicativi di responsabilià professionale
in casi analoghi) dai quali ricavare che costoro, inseriti
in qualunque altro contesto lavorativo meglio organizzato
e funzionale, possano porre in essere nuove condotte sussumibili
nei reati contestati e in assenza di tali elementi non può
sostenersi detto pericolo”. Secondo quanto appreso fino ad
ora dal giornaledelcilento.it, per quanto riguarda la posizione
di Michele Di Genio, il primario del reparto, la non necessità
della misura cautelare sarebbe legata pure al mancato riconoscimento,
dal Riesame, della presenza di gravi indizi di colpevolezza.
Ma i giudici del Riesame, al di là della decisione sulle esigenze
cautelari, forniscono un’ ulteriore conferma sulle “condotte”
dei sanitari- indagati per reati gravissimi quali sequestro
di persona e falso, oltre che per le responsabilità dovute
al legame tra i loro comportamenti e la morte di Francesco
Mastrogiovanni – e sulla gravità di ciò che è accaduto in
quel reparto dal 31 luglio al 4 agosto, il periodo di ricovero
del 58enne maestro di Castelnuovo Cilento.
Il Riesame scrive con chiarezza che la contenzione “in violazione
di ogni protocollo è stata condotta senza soluzione di continuità
dal 31 luglio alle ore 14 e 30 fino alla morte del Mastrogiovanni,
quindi ben oltre le 12 ore o le 18 ore”. Poi, facendo riferimento
al video acquisito dagli inquirenti, che racconta tutto il
periodo del ricovero, esplicita: “il contenuto del filmato
evidenzia un’agitazione che appare più collegata al prolungarsi
della contenzione che alla patologia. [...] le informazioni
ricavabili da tale prova documentale sono già sufficienti
a ritenere la insussistenza dello stato di necessità (della
contenzione, ndr). Tuttavia ulteriori e fondamentali elementi
si ricavano proprio dalla lettura del diario clinico che alle
ore 13 e 15 del 31 luglio già attesta lo stato di tranquillità
del paziente.” Pure i giudici di Salerno, come il gip, affermano
che la contenzione è stata praticata senza che fosse necessaria,
senza che fosse annotata in cartella clinica, in spregio delle
normative a riguardo. E ciò è accaduto pure per un altro paziente
ricoverato nel reparto, G. M., costretto ad una contenzione
“indebitamente applicata” e “ingiustificamente protratta ben
oltre il limite delle 12 ore”.
“L’ordine di contenere il Mastrogiovanni e il M. era illegittimo”
si legge. Ciò accadeva anche “per far fronte alle evidenti
carenze strutturali e organizzative del reparto di psichiatria
dell’ospedale di Vallo della Lucania, del tutto inidoneo,
come si evince dalle foto e dal filmato, a svolgere qualunque
funzione di accoglienza ed assistenza agli esseri umani”.
I giudici si esprimono in maniera chiara anche sull’eventuale
rapporto causale tra la prolungata contenzione illegittima
e il sopraggiungere dell’edema polmonare e dunque della morte:
“E’ questo unico punto che, al più, dovrà approfondirsi, in
sede dibattimentale, ma si ritiene già sussistente la prova
del nesso di causalità tra lunga contenzione e morte, sia
alla luce delle conclusioni del consulente del PM che di quello
delle difese”.
Secondo i giudici, che fanno riferimento alle regole deontologiche,
i sanitari avrebbero dovuto almeno, ogni tanto, “garantire
il sollievo ai pazienti mediante lo slegamento”, per “la ricostituzione
del paziente, la cura degli arti”. E dovevano assicurare “una
presenza costante al fianco del malato onde impedire la concretizzazione
di qualsivoglia rischio. [...] Gli intervalli, il conseguente
mutamento di posizione del paziente, il ristoro avrebbe impedito,
senza dubbio alcuno, alla contenzione di divenire antecedente
causale dell’edema polmonare o lo avrebbe posposto nel tempo
o comunque ne avrebbe garantito una minore potenzialità lesiva”.
Perciò, il collegio giudicante osserva che attraverso controlli
idonei e un’assistenza normale si sarebbe evitato che “del
decesso del Mastrogiovanni il personale paramedico e medico
si accorgesse solo alle 7 e mezzo del mattino, quando dal
filmato appare la morte di costui, avvenuta addirittura alle
1.35 della notte”. E si precisa inoltre che “l’edema polmonare
non comporta un exitus (decesso, ndr) immediato e quindi una
volta riconosciutone l’insorgenza[...], ben potevano essere
predisposte manovre rianimatorie in grado di salvare la vita
al paziente”.
Nel reparto di psichiatria del “san Luca” , secondo i magistrati,
si è verificata “una progressiva scadenza della qualità del
servizio sanitario offerto, con inaccettabile compressione
di ogni diritto del malato, già costretto al ricovero in una
struttura a fatica qualificabile come ospedale e poi ancora
posto in un regime di ricovero ripugnante per qualunque essere
umano”. Il Riesame ricorda inoltre, a tutti, che: “come è
stato sostenuto da medici e giuristi, il diritto alla libertà
del proprio corpo è senza alcun dubbio il più elementare dei
diritti di libertà solennemente garantiti dalla Costituzione
Italiana che, come noto, sancisce l’inviolabilità della libertà
personale”.
Dossier
diritti
|
|