Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
13 febbraio 2010
tutti gli speciali

RAI : fra tagli , contraddizioni e servizio pubblico
riceviamo e pubblichiamo

L'Osservatorio non pubblica mai lettere di rivendicazione sindacale, ma quella che segue ci pare importante in quanto non si limita ad un appello ad evitare tagli alle strutture locali, ma fa emergere considerazioni e contraddizioni ben piu' profonde, proprio nel momento in cui a livello nazionale, con l'approssimarsi del momento elettorale, la commissione bicamerale di vigilanza ha approvato a maggioranza il Regolamento sulle elezioni regionali che pone limitazioni alle trasmissioni di approfondimento della TV di Stato, in evidente favore della concorrenza, di certo non imparziale dal punto di vista politico.

Ancora una volta, la Rai dimostra di essere una figlia ingenerosa di questa città che tanto le ha dato. Il DG ci racconta che, se non si corre ai ripari, entro tre anni il deficit supererà il capitale versato e, come prevedono le norme amministrative, dovrà portare i libri contabili in tribunale, con le conseguenze del caso. Inutile chiedersi a chi farebbe piacere una situazione del genere: concorrenza, P2, Governo, opposizione, evasori del canone……….

Ma quale sarebbe la soluzione migliore per sanare il debito? Recuperare le professionalità interne, limitare le consulenze, evitare sprechi, investire nelle nuove tecnologie, orientare il prodotto non sul modello “commerciale” ma su un contratto di servizio più orientato al servizio pubblico (cultura, informazione, territorio)? No! La prima idea è quella di tagliare tutto quello che non rientra nella sfera di influenza del “core romano”, oltre ad una mirabolante proposta di megacentro di produzione a Rho per l’ Expo’ 2015, magari intitolato ad Alberto da Giussano. Ci sembra perlomeno azzardato che la stessa dirigenza profetizzi il disastro economico entro breve e contemporaneamente valuti la possibilità di spendere e spandere in progetti degni di Dubay City. Forse il trucco sta nel fatto che il fallimento è previsto nel 2012 mentre l’expò è un impegno del 2015 (forse il Dott. Masi spera nella profezia Maya?)

Tornando alle soluzioni “risparmiose” proposte, notiamo che queste riguardano tutte le periferie dell’ impero ed in particolare Torino. E così si affida al solito consulente (si parla di un cache di più di 100.000 euro) uno studio rapido sulla possibilità, in totale controtendenza industriale, di esternalizzare settori non core-business come ICT, Amministrazione e Finanza, Abbonamenti, forse il Centro Ricerche (tanto mica siamo un settore ad alta tecnologia!!!), che impegnano il 90% del personale di Via Cernaia e c.so Giambone. Si pensa di tagliare le produzioni che riguardano il target dell’infanzia ed educazione le quali, guarda caso, insistono per la maggior parte sul CPTV di Torino e che sono tra le poche che non compriamo da Endemol e C. Non parliamo della radio ridotta al lumicino, e delle continue voci riguardanti l’orchestra (fondazioni con banche), ma forse la musica colta non fa parte del “core” aziendale Fanno sicuramente parte del “core” di viale Mazzini i 36 vicedirettori ed i 14 direttori, nominati negli ultimi 4 mesi, raro esempio di politica del risparmio.

Altrettanto fanno parte delle politiche di economia i modesti incentivi dati ai dirigenti per andarsene, soprattutto a coloro che in questi anni ci hanno amministrato e diretto portando il transatlantico RAI in acque così turbolente: la stampa parla di liquidazione milionarie, mica male per una società che prevede un deficit di 700 milioni nel 2012. Considerando che nella sentenza della cassazione sulla nota vicenda della nomina del dr. Meocci e relativa sanzione, si considera espressamente la RAI come ente pubblico, sottoposto alla verifica della Corte dei conti, e che anche una “maldestra” iniziativa come quella non si possa ascrivere ad una non meglio identificata parte privatistica del bilancio, ma sia da considerare a tutti gli effetti un danno all’ Erario, con quello che ne consegue in fatto di responsabilità degli amministratori, forse, anche in solido.

Alla luce della situazione risulta incomprensibile, viste anche le difficoltà tecniche della attuale copertura del digitale terrestre, la rottura del contratto con Sky, che portava 70 milioni di introiti all’anno più un 10% di diritti pubblicitari corrispondente allo stipendio per un anno di 2500 tempi determinati comprese tasse e contributi. Ma ancora, se un buon padre di famiglia rinuncia alle vacanze in periodi bui, anche noi tutti dobbiamo impegnarci a liberarci del superfluo, dopo il CCL che ha visto una posizione molto responsabile delle OO.SS, perché non incominciamo a rinunciare a tutte quelle cose che appaiono “superflue”, anziché ai rami d’azienda e alle produzioni? A chi serve un Panasonic 100 pollici in entrata a viale Mazzini? E i sei 50 pollici nel bar di Saxa Rubra? E quanto vale e costa il circolo aziendale sportivo di Tor di Quinto? Sono evidenti esempi paradossali, piccoli ma significativi, ma indicano che sicuramente una strada diversa per fare economia esisterebbe, potremmo praticarla, basterebbe controllare bene le spese a bilancio e scoprire dove sono i “buchi” neri, lo sappiamo perché il bilancio a Torino lo facciamo da anni, non vorremmo che si considerasse una colpa.

Punti importante per il rilancio, secondo noi, sono l’innovazione tecnologica ed il potenziamento del servizio pubblico. E’ evidente che solo rispondendo adeguatamente, non solo alle domande di mercato, ma alla necessità strutturale di un sistema di nuovi media che sia garantito a tutti al di fuori dei servizi a pagamento, si può raggiungere l’obbiettivo del sistema radiotelevisivo pubblico. Perché in ultima analisi la RAI è una sorta di bene “demaniale” ed è alimentato in gran parte da quei soci che sono gli abbonati. Far ricadere questo onere all’interno del calderone delle imposte, oltre al danno come posti di lavoro, romperebbe il legame diretto con il nostro vero editore di riferimento, facendo diventare la sopravvivenza del servizio pubblico una “elemosina” data dal governo, con tutte le considerazioni del caso.

Per garantire il livello minimo di accesso ai nuovi media, non solo come diritto di tutti, ma anche per contrastare il “digital divide” soprattutto delle persone anziane, per fornire supporto mediatico alla pubblica amministrazione, per fare questo c’è bisogno di governo della innovazione tecnologica, integrazione con ICT e adeguamento della filiera produttiva in digitale. Esattamente il contrario di quello che fa RAI a Torino: pensa di ridurre ancora la competenza del Centro Ricerche che da tempo implementa tecnologie interattive sulla piattoforma digitale, cura l’integrazione con servizi e territorio, per quanto poi riguarda ICT, da sempre, cerca di giustificare la cessione di ramo d’azienda, non riconoscendo le specificità uniche dei nostri archivi, forse ben ispirata dal modello strategico Agile-Eutelia, infine , ma non meno importante, mantiene in uno stato di degrado tecnologico e strutturale il CPTV TO che ben potrebbe collegare l’esperienza tra ricerca, informatica avanzate e nuovi modelli produttivi.

E’ evidente che, ammesso che la situazione sia così incerta, la “cura” che si prospetta non tende a migliorare lo stato di salute, e non solo degli insediamenti piemontesi. Come lavoratori di Torino, con le proprie OO.SS. siamo disponibili ad impegnarci su un piano industriale serio, condiviso e soprattutto che non sia scritto con il solo scopo di far fare la bella figura di “risparmiatore” a questo o a quel DG. Siamo convinti che la RAI, con la sua responsabilità nel servizio pubblico, meriti delle strategie diverse, che non mortifichino nessuna periferia, ovviamente nemmeno quella di Torino. Siamo convinti che un futuro diverso per la TV di Stato sia possibile, anche e non solo con una TV delle Regioni. Chiediamo pertanto l’impegno dei politici ed amministratori piemontesi perché questa realtà importante dal punto di vista industriale, non solo televisivo e determinante dal punto di vista amministrativo, sia difesa come merita.

Chiediamo anche alla dirigenza RAI, non solo torinese, un gesto di orgoglio che porti a riprendere in mano il timone della attività “ordinarie” e non, dimostrando che spesso i “guru” che arrivano dall’ esterno non sono così utili. Anzi, alle volte possono rivelarsi addirittura dannosi. Siamo dei “travet” troppo abituati a lamentarci e ad agire poco, ma questa volta la sensazione è che la preoccupazione è giustificata. Non chiediamo elemosine, solo quello che ci spetta come leali e qualificati lavoratori. Siamo sempre stati disposti al sacrificio più o meno giustificato (i numeri lo dimostrano) ma se, metaforicamente parlando, dovremo lasciare i nostri posti di lavoro sul campo….non saremo gli unici.

I cani di paglia accettano silenziosamente il proprio destino senza lamentarsi mai. A volte però i cani di paglia prendono fuoco – Lao Tse

RSU RAI Cernaia-Giambone

per approfondire...

La vignetta di Bandanax

Dossier informazione

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale